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GREEN ECONOMY

I costi di un eventuale No all'agrovoltaico di Boara Polesine

La somma dei benefici all'ambiente, alla produzione agricola, ai bisogni della cittadinanza delle frazioni coinvolte dal progetto ed i vantaggi in materia di energia pulita ed emissioni in atmosfera relativi al progetto da 50 Mw alle porte di Rovigo

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ROVIGO - L'offerta di una strada che risolverebbe il problema cronico di viabilità per i mezzi pesanti diretti alla Friel delle frazioni di Mardimago, Sarzano, Boara, Ca' Bianca non sembra essere stata sufficientemente presa in considerazione, così Agrovoltaica, l'azienda proponente il progetto agrovoltaico di Boara Polesine lo ribadisce scrivendolo nero su bianco nel proprio sito internet.

"Siamo disponibili su richiesta della pubblica amministrazione Comunale di condividere l’utilizzo della viabilità interna al progetto agrovoltaico con strutture produttive limitrofe in particolare con la Friel che in questo caso potrebbe integrare la viabilità relegandola a sud con la tangenziale sgravando il centro di Boara e di Mardimago da mezzi agricoli ed autoarticolati".

Dalla proposta progettuale del tracciato della strada che risolverebbe il passaggio dei mezzi pesanti (linea rossa) si capisce (linea blu) come la localizzazione dell'impianto dipenda dalla presenza di una rete idonea a ricevere la produzione elettrica senza dover fare alcun nuovo traliccio che deturpi la campagna, ma usando la rete esistente grazie ad una "messa a terra" dell'esistente.

In rosso il tracciato della nuova strada per i mezzi pesanti diretti alla Friel
In rosso il tracciato della nuova strada per i mezzi pesanti diretti alla Friel

Oltre alla strada per i mezzi pesanti diretti alla Friel, che eviterebbero quindi di attraversare Boara, Sarzano, Mardimago e Ca' Bianca, come accade oggigiorno, un percorso di circa 1700 metri, in una scheda sintetica di 12 punti il riassunto ed i benefici diretti all'ambiente del progetto agrovoltaico di Boara Polesine (LEGGI ARTICOLO) che, preservando la vocazione agricola del terreno, lo rigenera dopo anni di coluta intensiva cerealicola, produce foraggio secondo protocolli Bio (in 3-5 anni), ma soprattutto energia pulita attraverso pannelli solari di nuova tecnologia ad inseguimento di sole, piuttosto che quelli fissi a terra di minore efficienza.

Primo punto le emissioni si mantengono a 0 per tutta la vita dell'impianto con un risparmio in atmosfera di 33.368 tonnellate di Co2 evitate per ogni anno di funzionamento, 1 milione di tonellate in 25-30 anni di vita utile dei pannelli.

Terzo punto, con la partenza del progetto agrovoltaico il Comune di Rovigo raggiungerebbe immediatamente il 100% dell'obiettivo Paesc piuttosto che l'attuale 29%. La qualifica consentirebbe al Comune un migliore punteggio nelle domande di bandi ponendolo davanti ad altri, meno virtuosi dal punto di vista ambientale.

L'ambiente infatti è il settore su cui Rovigo dovrà intervenire maggiormente in quanto il posizionamento in Italia è deludente: il quinto punto sottolinea come secondo la classifica di Legambiente a 104 posizioni Rovigo sia solo 76esima, mentre secondo quella de Il Sole 24 Ore, su 107 posizioni è al 79esimo posto.

La produzione green di energia elettrica si attesterebbe ad un minimo annuale di 80.000MWh, equivalente al consumo medio di 20.000 famiglie come evidenziato nei punti 6 e 7.

I punti 8 e 9 sono quelli di forza del progetto dal punto di vista delle preoccupazioni legate al mondo agricolo: mantenimento di proprietà del terreno all'agricoltore, ma soprattutto della garanzia del mantenimento dell'attività agricola del terreno previsto da contratto tra le parti. Proprio la garanzia della coltivazione e la consapevolezza del prodotto agricolo ha sollevato i dubbi di alcuni circa possibili "trattamenti di favore" di potenziali allevatori di bestiame in zona. Potenziali in quanto in possesso di autorizzazione regionale da anni, ma al momento non attivi nell'attività di allevamento. L'azienda Agrovoltaica si è quindi resa immediatamente disponibile a stilare un disciplinare per la vendita del foraggio ad aziende oltre una determinata distanza, in attesa di confronto con l'amministrazione comunale la proposta è di 10 km, come si legge dal sito internet aziendale.

Il decimo punto riguarda l'azzeramento della contaminazione da nitrati, fitofarmaci, correttori agricoli nelle acque di falda, tutti elementi vietati nei disciplinari di agricoltura biologica alla quale si convertirebbero gli ettari attualmente destinati all'agricoltura intensiva di mais e soia.

Si incrementerebbe quindi la biodiversità vegetale, dalle attuali 2-3 colture a 20, ma anche quella animale che troverebbe rifugio nella riserva agrovoltaica, pensata con reti alte almeno 30 cm da terra per consentire l'ingresso libero degli animali della campagna polesana che troverebbero riparo da vento, pioggia, sole, sotto i pannelli alti 1,70 metri da terra.

Il dodicesimo punto è legato alla produzione di miele visto che tutto il processo di impollinazione dei fiori di alcune delle 20 specie previste dalla relazione agronomica producono fiori: si stima da 25 a 75 kg ad ettaro.

"Una serie di precisazioni importanti - afferma Gianluca Miccoli, legale rappresentante della società Agrovoltaica - perchè da quando con molta trasparenza ci siamo presentati alla città di Rovigo ho letto tutto ed il contrario di tutto relativamente alla bontà del nostro progetto. Rimaniamo a disposizione di chiunque in maniera costruttiva voglia confrontarsi con noi, in quanto crediamo nel valore della nostra proposta e la riteniamo una opportunità per tutte le parti in causa, cittadinanza compresa".

 
Articolo di Lunedì 19 Aprile 2021

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