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CONTROLLO PESCA

La Cgil si oppone a sistemi di controllo durante la pesca

Un sistema di controllo che adotterà l’uso di telecamere a bordo per effettuare controlli sugli obblighi di sbarco delle specie soggette a limiti di cattura; una situazione che non piace al settore (Rovigo)

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ROVIGO - La Flai Cgil di Rovigo è contraria al nuovo sistema di controlli imposto dal Parlamento europeo che modificherà le norme in vigore dal 2010 sulle attività di pesca.  

Un sistema di controllo che adotterà l’uso di telecamere a bordo per effettuare controlli sugli obblighi di sbarco delle specie soggette a limiti di cattura dovrebbe essere obbligatorio secondo una “percentuale minima” di navi lunghe almeno 12 metri che sono identificate come “a grave rischio di non conformità”.

L’attrezzatura di sorveglianza sarà imposta anche come sanzione di accompagnamento per tutte le navi che commettono due o più infrazioni gravi, mentre ai pescherecci che sono disposti ad adottare la Cctv su base volontaria dovrebbero essere offerti incentivi come l’assegnazione di quote aggiuntive o la rimozione dei punti di infrazione.

La Flai Cgil esprime tutta la sua contrarietà nei confronti dell’applicazione di un sistema di controllo che ritiene eccessivo e lesivo della privacy dei lavoratori, oltre che consistente in una potenziale fonte di distrazione, con pericolose ripercussioni sulla sicurezza dei lavoratori stessi.

Allo stesso modo, la richiesta di dotarsi delle attrezzature per il recupero degli attrezzi perduti durante l’attività di pesca, estesa ai pescherecci inferiori ai 12 m, costituisce un ulteriore aggravio in termini di sicurezza dei lavoratori su imbarcazioni dotate di spazi limitati a bordo.

Tale norma, applicata ai pescatori italiani, già costretti ad assistere ad evidenti disparità di regole a livello di bacino mediterraneo, assume i connotati di un’autentica, ingiustificata vessazione.

Pertanto la Flai Cgil chiede che l’Italia, in sede di Consiglio Europeo, si opponga con forza nei confronti dell’applicazione di misure che non contribuiscono in alcun modo alla salvaguardia delle risorse ittiche, alla quale i pescatori italiani sono molto più interessati di quanto non sia la Commissione, e che rischiano di contrapporsi a principi generali del nostro ordinamento relativamente alla tutela della privacy e della sicurezza sui luoghi di lavoro.

Se a tutto questo si sommano il raddoppio delle giornate di fermo tecnico dagli attuali 15 a 30 giorni per barche inferiori ai 24 metri, e da 20 a 40 giorni per imbarcazioni di lunghezza superiore, oltre ai 40 giorni di fermo pesca biologico, si comprende chiaramente come si voglia colpire un settore già in forte difficoltà a causa dell’allungarsi dell'emergenza sanitaria.

Senza dimenticare che agli armatori costretti a non uscire in mare, che comporterà inevitabilmente una diminuzione di fatturato, che scendendo sotto la soglia di sopravvivenza può indurre alla chiusura dell’impresa, si aggiungono i lavoratori dipendenti che conseguentemente non lavorando e senza una copertura salariale, diventeranno inevitabilmente lavoratori “poveri”.

Per questo motivo, sabato 10 aprile la FLAI assieme alle altre sigle sindacali erano a manifestare davanti alla Prefettura per la mancanza di un ammortizzatore sociale nel settore della pesca, cassa integrazione, un piccolo aiuto per tutti lavoratori della pesca, come succede in tutti gli altri settori industriali e dell’artigianato.
Articolo di Lunedì 19 Aprile 2021

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