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CITTADELLA DELLA GIUSTIZIA

Nuovo tribunale: una scelta politica secondo gli ingegneri, una sfida da vincere per gli architetti

Due diverse relazioni tecniche mettono uno dietro all’altro i problemi di entrambi i siti, ma secondo gli architetti l’opportunità sarebbe gli spazi dell’ex questura. “La morte della professione”, “giustizia sequestrata” secondo Guido Pietropoli

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ROVIGO – Il sindaco di Rovigo Edoardo Gaffeo si rivolge all’ordine provinciale degli architetti e a quello degli ingegneri di Rovigo per una opinione, ovvero un parere tecnico sulla localizzazione del futuro tribunale di Rovigo o cittadella della giustizia qualora tutte le funzioni non venissero svolte sotto un unico tetto.

L’approccio del presidente degli ingegneri Paolo Gasparetto nel formulare la risposta al delicato quesito parte dal presupposto che una risposta non si può dare con certezza, vista la lacuna delle informazioni e vista l’assenza del dettaglio delle richieste da parte del committente, ovvero il Ministero di Grazia e Giustizia.
Ciononostante, si evidenziano i pro e contro di entrambe le soluzioni proposte, vicolo Donatoni all’ex caserma Gattinara e la ex sede della Banca d’Italia più gli spazi del palazzo della Provincia di Rovigo. Una costruzione ex novo in vicolo Donatoni per gli ingegneri porrebbe una serie di problematiche di natura diversa, nulla di insormontabile in fase di studio preliminare, ma dall’esito non scontato in materia di risposte avendo a che fare con un volume importante da inserire in uno spazio particolarmente angusto. “Gli investimenti non sono da intendersi unicamente di natura finanziaria: nel piatto della bilancia andrebbero posti gli investimenti (o i costi?) in termini di consumo del tessuto urbanistico strettamente connesso alla futura allocazione, di recupero edilizio dei “vuoti” prossimi al nuovo insediamento e funzionali all’indotto, rimodulazione dei vettori di traffico in funzione dell’incremento dei flussi, rivisitazione degli accessi “slow motion” in connessione con i percorsi esistenti e futuri, aggiornamento del piano di protezione civile cittadino.  Questi alcuni degli aspetti più immediati che vanno confrontati con le varie attuali pianificazioni di settore e che, necessariamente, devono tener conto degli scenari di sviluppo futuri della nostra città” comunicano gli ingegneri.

Si chiede una risposta che avrebbe natura prettamente politica, non una avvalorata da motivazioni tecniche preliminari forti, secondo gli ingegneri, che restituiscono così la palla al sindaco Gaffeo dopo aver prospettato la serie di problematiche a loro avviso collegate alla realizzazione del nuovo tribunale nell’una o nell’altra sede. La lista dei contro per la soluzione ex Banca d’Italia, benché anch’essa non banale, sembra comunque, secondo l’analisi degli ingegneri, una montagna più facile da scalare.

Diversa la risposta degli architetti che vedrebbero la scelta di vicolo Donatoni una sfida assolutamente da accettare perché potrebbe portare, “in tempi magari più lunghi rispetto ad altre soluzioni ma comunque ragionevoli, architettura di qualità al centro di Rovigo”.

“Per questo proponiamo che la nuova cittadella della Giustizia trovi collocazione nell’area dell’ex questura di vicolo Donatoni, attraverso lo strumento dell’accordo di programma tra amministrazioni pubbliche, avente come elemento centrale e fondante un “concorso di progettazione architettonica”.
I limiti urbanistici, i vincoli, gli aspetti di accesso e mobilità e tutti gli altri aspetti tecnici che investono l’area dell’ex questura, come evidenziati nel dibattito in corso, possono essere superati o risolti sia con i nuovi strumenti normativi sia con la cura e la competenza di un team di progettazione multidisciplinare integrata. In questo contesto la figura dell’Architetto, per formazione, cultura e attitudine può dare il meglio di sé, trasformando i limiti in opportunità e stimoli progettuali” scrive nella risposta al sindaco il presidente dell'ordine degli architetti Tonino Portesan.

Il Le Corbusier Superman di Guido Pietropoli

Assolutamente tranchant la posizione dell’architetto Guido Pietropoli che, della risposta degli architetti, commenta: “dopo una pagina e mezza di questioni di metodo - la conservazione del patrimonio urbano costituisce una componente strategica delle politiche territoriali sostenibili... e ancora con il tema fondamentale dei concorsi di progettazione atti a risolvere attraverso la “qualità architettonica” i difficili nodi urbani -  fanno seguito dieci righe (quelle sopra riportate, ndr) che suonano come una campana a morto per la nostra importante professione”.

A un tema irrisolvibile si oppone un’entità “bella di fama e di sventura” qual’è l’Architetto - commenta Pietropoli - che sarà certamente in grado di dipingere di rosa le montagne olezzanti di un sito nato sbagliato e destinato improvvidamente a un’istituzione pubblica che vivrà incistata e non visibile nel tessuto storico della città.
Tutto ciò obbligherà l’amministrazione a sovvertire i suoi piani di pedonalizzazione del centro storico a causa dei cellulari - quelli dei detenuti e delle forze di polizia - che si avvicenderanno strombazzando a fianco del Duomo, dovrà concedere deroghe di volumetrie che avrebbe negato alla peggiore speculazione edilizia, e - non ultimo - dovrà abdicare alle legittime aspettative di arricchire il suo tessuto con un complesso edilizio rappresentativo delle istituzioni dell’uomo.
L’Italia dei miracoli ricercherà attraverso un concorso di progettazione il novello Le Corbusier/ Superman in grado di mostrare la luce in fondo al tunnel, purtroppo a fondo cieco.
Un risultato è comunque garantito in ragione dell’inaccessibilità del sito e della sua dedicazione al coraggioso Samuele Donatoni - conclude Pietropoli - il nuovo Tribunale di Rovigo sarà universalmente noto come l’edificio di una Giustizia sequestrata”.

 
Articolo di Martedì 20 Aprile 2021

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