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SCUOLE PARITARIE

Laura Cestari: una mozione per impegnare la Regione a "battere cassa" a Roma al Governo

La Regione del Veneto già sostiene le scuole dell’infanzia non statali, riconoscendone la funzione sociale sul territorio, ma il Governo non sta facendo altrettanto come previsto dagli accordi Stato-Regione

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VENEZIA - Comincia a raccogliere sottoscrizioni da parte dei colleghi consiglieri regionali del Veneto la mozione a firma della polesana Laura Cestari che si interessa della richiesta di aiuti, al Governo, per le scuole private del Veneto, parificate alle pubbliche. La mozione verrà inserita nell'ordine del giorno di uno dei prossimi consigli regionali e riguarda anche le strutture dedicate ai più piccoli, come i nidi e le materne, servizi a cui i Comuni non riescono a far fronte integralmente.

Subito un sostegno economico alle famiglie che decidono di iscrivere i propri figli alle scuole paritarie, il Governo stanzi almeno i fondi che spettano al Veneto”. Così la consigliera regionale Laura Cestari del gruppo Lega commenta la mozione che ha depositato in Consiglio regionale con l’obiettivo di “aiutare concretamente i genitori nella libera scelta di una scuola non pubblica”.

“L’emergenza sanitaria da Covid-19 ha evidenziato le disparità del sostegno economico tra scuole statali e paritarie no profit – spiega la consigliera – anche se entrambe fanno parte dell’unico Sistema nazionale d’istruzione previsto dalla Legge 62/2000 “Norme per la parità scolastica e disposizioni sul diritto allo studio e all'istruzione”. Ad esempio nell’ingiustizia delle rette da versare, seppur ridotte, anche se l’attività didattica era sospesa, e questo per paura di una possibile chiusura di nidi e materne per mancanza di soldi”. “Se a causa della carenza di fondi nidi e scuole materne paritarie dovessero chiudere – aggiunge la consigliera - un bambino su tre rimarrebbe a casa, in quanto la rete dei servizi statali è ampiamente sottodimensionata o addirittura assente in molte aree geografiche del Veneto”. “Partendo dal presupposto che la nostra Costituzione italiana tutela la famiglia e la libera istruzione – ricorda la consigliera - in particolare, l’articolo n.33 stabilisce che: «L'arte e la scienza sono libere e libero ne è l'insegnamento. La Repubblica detta le norme generali sull'istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi.». Specificando, al quarto comma che: «La legge, nel fissare i diritti e gli obblighi delle scuole non statali che chiedono la parità, deve assicurare ad esse piena libertà e ai loro alunni un trattamento scolastico equipollente a quello degli alunni di scuole statali».

La Regione del Veneto - prosegue Cestari - già sostiene le scuole dell’infanzia non statali, riconoscendone la funzione sociale sul territorio con l’erogazione di contributi destinati alla conservazione e alla manutenzione ordinaria di edifici, attrezzature e impianti, l’acquisto di materiale didattico e d’uso. Inoltre, promuove e sostiene i servizi rivolti alla prima infanzia, così da assicurare alla famiglia un sostegno adeguato e consentire alla donna un più agevole accesso al mondo del lavoro, anche con il riconoscimento di contributi per la gestione di servizi rivolti alla fascia d’età 0-3 anni. “In questo contesto - prosegue la consigliera - la Giunta Regionale ha destinato, quest’anno, risorse pari a 32 milioni di euro da assegnare alle scuole dell’infanzia non statali e ai servizi per la prima infanzia riconosciuti dalla Regione del Veneto per l’anno 2021. Tra gli obiettivi, anche combattere il crollo delle nascite e sostenere i servizi per la prima infanzia a fronte dell’emergenza epidemiologica”. Il Veneto infatti, si legge nella mozione, è “l’unica regione in Italia dove 4 bambini su 10 in età 0-6 anni frequentano un nido o una materna paritaria, di cui 793 nidi e 1.109 scuole materne, frequentati da oltre 100 mila bambini (76 mila nelle scuole d’infanzia e 24 mila nei nidi)”. “Siamo l’unica regione a finanziare con risorse proprie – aggiunge la consigliera - le spese di gestione di queste scuole, con più del doppio di quanto paghi lo Stato. Infatti, l’intesa Stato-Regioni impegna proprio le Regioni a un cofinanziamento pari ad almeno il 30% delle risorse assicurate dallo Stato, mentre in Veneto il rapporto è invertito: la Regione si fa carico del 60% del contributo pubblico a nidi e materne, mentre la quota del Fondo nazionale per il sistema integrato sta al 40%”. “La scelta di sostenere il sistema delle paritarie per l’infanzia – conclude la consigliera - è particolarmente impegnativa per il bilancio regionale, ma va confermata per il valore sociale delle nostre scuole e del servizio indispensabile che rendono ai bambini, ai genitori e alle comunità territoriali di cui sono espressione”. “Stabilito dunque che la Regione del Veneto fa la sua parte, e anche di più – aggiunge Cestari – ora tocca al Govero. E non chiediamo nulla di più di quanto era stato stabilito e già dovremmo aver ricevuto”.

La mozione impegna la giunta regionale a farsi promotrice presso il Governo della tutela delle famiglie e delle giovani coppie che faticano economicamente nella crescita dei propri figli “sostenendo non solo le scuole pubbliche, ma anche quelle paritarie, stanziando quanto meno i fondi che spettano al Veneto in copertura a quanto previsto dell’intesa Stato-Regioni, coinvolgendo la Conferenza Stato Regioni, i Parlamentari del nostro Veneto e il Governo stesso”.
Articolo di Mercoledì 28 Aprile 2021

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