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POLESINE

Le nutrie stanno devastando gli argini e i terreni agricoli polesani

La testimonianza dell’azienda agricola La Campagnola di Ceregnano: “Ogni due anni dobbiamo spendere fino a 8mila euro per sistemare gli argini”. Cia Rovigo: “Subito una soluzione”

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CEREGNANO (Rovigo) - “Ogni due anni siamo tenuti ad investire fino ad 8mila euro per ripristinare le arginature dei fossati, la cui manutenzione sarebbe in realtà a cura delle autorità consortili, danneggiate dalle nutrie”. La segnalazione è dell’azienda agricola La Campagnola di Ceregnano, i cui terreni sono vocati alla coltura dei cereali. “Questi animali bucano gli argini per farsi le loro tane – spiega l’impresa – Il rischio concreto è che, a lungo andare, qui frani tutto. Si pone dunque un problema di assetto idrogeologico”. Oltre, naturalmente, ai danneggiamenti che questi animali provocano alle colture, negli appezzamenti agricoli. “Non siamo nelle condizioni di lavorare in completa sicurezza – aggiunge – Gli enti competenti sono chiamati a trovare una soluzione a tale criticità, prima che sia troppo tardi. Ad esempio, procedendo con un programma generale di sterilizzazione e di contenimento insieme”. “Già la situazione è oggettivamente difficile a motivo del covid; se poi dobbiamo inserire a bilancio ulteriori uscite per risezionare i fossi, la questione è destinata a diventare addirittura drammatica, da ogni punto di vista”.

Sono 220mila le nutrie presenti attualmente in Polesine, per un totale di circa mezzo milione di euro di danni all’anno. “Numeri impressionanti – spiega il direttore di Cia Rovigo, Paolo Franceschetti – che danno la cifra dell’annosa criticità cui le Istituzioni devono dare una risposta concreta”. Il punto dal quale occorre partire per impostare qualsiasi tipo di azione è il “Piano di gestione nazionale della nutria”, predisposto dal Ministero dell’Ambiente e dall’Ispra. Nel documento sono sintetizzati i metodi di intervento finalizzati al contenimento delle nutrie. Fra questi, la cattura in vivo tramite gabbie o trappole è il più indicato: risponde ai requisiti di buona selettività, efficacia e ridotto disturbo. Tuttavia, le gabbie, una volta attivate, devono essere controllate da parte degli addetti autorizzati una volta al giorno nei mesi autunnali e invernali, due volte al dì in quelli più caldi. Vi è anche la possibilità dell’abbattimento diretto con arma da fuoco, sempre da parte di selecontrollori titolati. “Parallelamente agli interventi di eradicazione – prosegue Franceschetti – vanno avviati sistemi di rapida allerta nel caso di nuove colonizzazioni”. “Le nutrie si muovono in maniera subdola. Solitamente costruiscono delle tane vicino alle arginature, le quali, inevitabilmente, cedono in caso di transito dei trattori e dei mezzi agricoli in generale. Alla perdita dei raccolti si aggiunge, dunque, un pericolo per l’agricoltore stesso e per l’intero equilibrio idrogeologico”. Peraltro, hanno un potenziale riproduttivo molto elevato: la femmina può venire fecondata durante tutto l’anno e perfino poche ore dopo il parto. I piccoli partoriti sono, in genere, 5 o 6. “Non possiamo più attendere – conclude – ne va della sopravvivenza del settore nell’area del Polesine”.

Articolo di Venerdì 30 Aprile 2021

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