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CRISI DI MAGGIORANZA ROVIGO

Le dimissioni di Gaffeo: drammatizzazione per alcuni, conseguenza di un tradimento per altri

Il rischio che il comune capoluogo rimanga senza guida politica è, nuovamente, concreto. Dopo le recenti amministrazioni comunali terminate anzitempo di Bruno Piva e Massimo Bergamin, anche quella del sindaco Edoardo Gaffeo potrebbe fare la stessa fine

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ROVIGO - La crisi di maggioranza del sindaco Edoardo Gaffeo è tutta a firma Partito democratico visto che 6 consiglieri hanno votato, due volte, insieme alla minoranza unita. La prima volta (13 a 17) per la prosecuzione di un consiglio comunale martoriato dai problemi di connessione dei consiglieri impossibilitati a partecipare alla seduta in streaming, tanto che alcuni si sono fisicamente portati nella notte a Palazzo Nodari, la seconda volta per votare la mozione (14 a 17) presentata dalla civica del sindaco che aveva raccolto 13 sottoscrizioni in maggioranza a cui si è aggiunto il voto del primo cittadino.

I commenti, a caldo, dei "lealisti" al primo cittadino puntano tutti il dito contro il gruppo della presidente del consiglio Nadia Romeo e del capogruppo Chendi.

"Qualcuno ha 500 tessere e la maggioranza relativa all'interno del Partito Democratico e ritiene che la sua volontà, neppure concordata all'interno del partito, debba prevalere sul valore dei voti di migliaia e migliaia di cittadini che hanno scelto Edoardo Gaffeo come loro sindaco. All'interno del Pd si grida allo scandalo per quei 6 voti di consiglieri che hanno votato contro la mozione di maggioranza che dapprima era sostenuta anche da Giorgia Businaro, che in qualità di allora capogruppo Pd ha contribuito a reddarre, l'ha modificata e condivisa, ma poi si è defilata, e ieri sera al consiglio comunale ha votato contro il suo sindaco e la sua maggioranza insieme a Nadia Romeo, Nello Chendi, Margherita Balzan, Caterina Nale, Micaela Raise".

La mozione, che avrebbe voluto affermare la volontà di non stravolgere le normative urbanistiche del centro storico per accogliere il nuovo tribunale, qualora si fosse scelto di collocarlo in sede unica all'ex questura (eventualità superata dai fatti, in quanto la mozione era stata scritta prima della comunicazione della relazione dei tecnici ministeriali) è stata battuta da 17 voti contrari e 14 favorevoli (LEGGI ARTICOLO), ma è stato lo strumento per dichiarare al sindaco che non ha più la maggioranza mettendolo in scacco.

"Il sindaco Edoardo Gaffeo ha sempre detto che non cede a ricatti. Ha firmato la lettera delle dimissioni, non l'ha ancora protocollata. Forse si sta concedendo qualche altra ora di ripensamento" sperano i più.

"Lo stillicidio di questi mesi ha portato a decisioni estreme (LEGGI ARTICOLO), il partito democratico che doveva mediare politicamente l'azione del sindaco Gaffeo, non solo non ha mediato, ma si è messo a fare il gioco della soppraffazione, senza condividere la decisione di passare all'opposizione di alcuni.
Questo desiderio di potere espresso da una parte del Pd che si è accordata con la minoranza per mettere in crisi l'amministrazione Gaffeo, a cui si è accodata anche la consigliera Giorgia Businaro, sembra non avere alcuna motivazione concreta, non c'è un argomento politico che divide, solo sete di potere".


Per il Partito democratico parla il capogruppo Nello Chendi che afferma: "La politica è Politica (con P maiuscola). Ci vuole coraggio, e sul tribunale si sarebbe dovuto presentare una mozione con una indicazione chiara sulla localizzazione della sede, senza puntare a far votare una mozione che dice dei No, ma affermando quanto è nascosto nella proposta, ovvero Sì alla Banca d'Italia e Sì all'ex questura come sede distaccata del palazzo esistente di via Verdi. Dire No alla modifica dello strumento urbanistico è a mio avviso sbagliato, è un modo per girare intorno al problema. Sono un uomo tranquillo, sereno, socievole e di parola, ma non potevo votare per solidarietà di maggioranza una mozione redatta in maniera approssimativa, superata dagli eventi, che non si è voluto ritirare per una riscrizione che avrebbe potuto trovare una condivisione più larga in aula.
Non è stato possibile emendare la mozione depositata, sarebbe stato necessario votarla all'unanimità del consiglio comunale, impossibile con la minoranza presente.
Se la mozione è sembrata un capriccio, come sottolineato dalla consigliera Silvia Menon, così le dimissioni sono una esagerata drammatizzazione.

Non è vero che il sindaco sarebbe andato al tavolo per il nuovo tribunale senza un mandato preciso del consiglio comunale (LEGGI ARTICOLO) perché ha tuttora in mano l'ordine del giorno votato all'unanimità di febbraio 2020 (quello che afferma la contrarietà al carcere minorile negli spazi dell'ex casa circondariale individuata come naturale ampliamento del palazzo di giustizia esistente) a cui non è mai arrivata una risposta formale, un diniego scritto, da parte degli uffici del Ministero che avrebbe consentito al consiglio la formulazione di una ipotesi subordinata al diniego, da presentare, magari, ad un nuovo governo di unità nazionale.
Avrebbe meglio fatto il sindaco a suggerire di ritirare la mozione visto che lui non l'aveva firmata e le critiche sorte in aula.

Spero che il momento di delusione passi e il sindaco Gaffeo ritiri le dimissioni. Auspico una verifica politica appena possibile per accertarsi della stima e del sostegno di cui gode all'interno del Pd" conclude fiducioso Chendi.
 
Articolo di Venerdì 30 Aprile 2021

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