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DIMISSIONI SINDACO DI ROVIGO

Leonardo Raito sulle dimissioni di Gaffeo: “La politica è una continua e logorante opera di mediazione”

"Se avesse chiesto un consiglio gli avrei detto che, da sindaco, non avrei mai rassegnato le dimissioni per un voto contrario a una mozione"

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ROVIGO – Leonardo Raito, sindaco di Polesella, fuoriuscito dal Partito democratico per abbracciare Italia Viva di Matteo Renzi, possibile candidato alla presidenza della Provincia di Rovigo qualora si interrompesse la presidenza di Ivan Dall’Ara a settembre di quest’anno, interviene, da collega sindaco, sulla vicenda della crisi del Comune di Rovigo, abbracciando buona parte delle argomentazioni espresse dal capogruppo Pd in conglio comunale Nello Chendi (LEGGI ARTICOLO), sulla non strategicità della mozione, sul fatto che posse essere ritirata e sul fatto che il voto sarebbe da annoverare alla dialettica politica interna piuttosto che ad una dichiarazione di sfiducia nell'operato del sindaco Gaffeo. La posizione del partito di Renzi sono invece state espresse dalla coordinatrice Arianna Corroppoli (LEGGI ARTICOLO) e fanno intendere che l'andare al voto di nuovo sarebbe una opportunità per Rovigo, e per loro, visto che non hanno partecipato alle ultime elezioni del 2019.

Comincio ormai a essere un “vecchio” dell’amministrazione locale – esordisce Raito - e ho avuto la fortuna di fare delle esperienze diverse, ma di conoscere da dentro meccanismi e logiche che portano a scelte che, ai più, possono sembrare inspiegabili. Non nascondo che provo dispiacere nel vedere una amministrazione in difficoltà. E ancora di più nel vedere quella del capoluogo, ormai da un decennio, in continue ondate di instabilità che rischiano di minare la credibilità e la fiducia dei cittadini nelle istituzioni. Tre sindaci che chiudono il proprio mandato anzitempo mi sembra davvero troppo, anche se la vicenda dell’amministrazione Gaffeo ha ancora margini per essere ricomposta”.

“Nella fattispecie, conosco Edoardo Gaffeo da molti anni e ho molta stima di lui. Posso capire la sofferenza di un sindaco nel rassegnare le dimissioni, un gesto personale – commenta il sindaco di Polesella - frutto di un percorso di meditazione e di valutazione delle condizioni. Potrebbero anche essere un segnale rivolto alla coalizione di maggioranza, nell’evitare conflittualità e nel fare più ricorso a sintesi e mediazioni. Dico anche che, se mi avesse chiesto un consiglio gli avrei detto che, da sindaco, non avrei mai rassegnato le dimissioni per un voto contrario a una mozione. Di certo, era un segnale, ma non aveva la valenza di una mozione di sfiducia o di un voto contrario a una delibera importante (tipo il bilancio, il piano urbanistico ecc.). Io avrei chiesto, da sindaco, una verifica di maggioranza, cercando di smussare gli spigoli e i problemi e di trovare delle soluzioni condivise”.

La politica, in fin dei conti, è anche una continua, e logorante, se vogliamo, opera di mediazione. Credo che anche sul tema toccato dalla mozione presentata dai civici che sostengono il sindaco, ci fosse il margine di mediazione. Forse, addirittura, vista la difficoltà, la mozione poteva essere ritirata, rivista, rivalutata e riportata in consiglio. Ma tant’è.

In questo quadro, ci sono due fattori, credo, che vadano considerati. Il primo è che oggi, con il sistema dell’elezione diretta, si crea un rapporto immediato tra i cittadini e il sindaco. La percezione del lavoro di Gaffeo, in questi primi due anni, anche difficili e contrassegnati dalla pandemia, mi pare sia stato sostanzialmente positivo. I rodigini hanno iniziato a vedere qualcosa: asfaltature, la rotatoria di Sarzano, la risoluzione del caso piscine. Iniziative meritorie e che parevano impiantare un certo attivismo in controtendenza rispetto alle difficoltà del recente passato. Ripartire da qui significa anche cercare una formula per proseguire un lavoro che potrà essere apprezzato dai rodigini.

Il secondo fattore, che credo vada comunque tenuto in debita considerazione, è il fatto che un sindaco di una città, per quanto possa essere espressione del civismo o della società civile, diventa, al momento dell’elezione, un politico. Politico nel senso che le scelte sue e della sua amministrazione hanno una diretta influenza politica, sull’organizzazione dei servizi pubblici essenziali, sulla gestione delle società partecipate, sui rapporti con le altre amministrazioni. Questo fattore diventa ancora più vero se consideriamo che, nella maggioranza che sostiene Edoardo come sindaco della città, la parte più consistente è rappresentata da consiglieri comunali del Partito Democratico, iscritti quindi a un partito che discute, si confronta e ha le sue idee. Pensare pertanto che una maggioranza politica possa appiattirsi sull’amministrazione, è difficile. Forse nemmeno corretto. Le proposte e le iniziative dei partiti di maggioranza vanno quindi considerate come stimolo o pungolo per fare bene o fare meglio”.

“Tenuto conto delle ragioni di tutti, quando succedono queste cose non serve andare per forza alla ricerca dei colpevoli – conclude Leonardo Raito - credo che un margine di manovra, se Edoardo vorrà, lo si potrà trovare. Ma dovrà essere un percorso fatto di chiarezza, partendo da un patto programmatico e di governo che porti a termine un mandato condito di tante aspettative. Non sarebbe la prima volta che uno scossone, anche duro, produce una ripartenza di un percorso più stabile e sereno. È un auspicio che spero possa tradursi in realtà”.

 
Articolo di Martedì 4 Maggio 2021

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