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SANITA’

Tiziana e Sara le prime infermiere di famiglia sul territorio

Cambia il concetto di assistenza sanitaria, in provincia di Rovigo le prime due infermiere di Comunità, sono operative da subito a Loreo e Castelmassa. Avranno il compito di seguire i pazienti a domicilio. Una bella novità che guarda al futuro

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Paola Casson
Letizia Tosini
Franco Vitale
Paola Cassone Cristiano Pelati
Luigi Petrella
Tiziana e Sara
Patrizia Simionato e Luca Prando
Denis Piombo
Patrizia Simionato e Denis Piombo

ROVIGO - Un progetto che la Regione Veneto, con una delibera, aveva già lanciato un anno fa, il Governo lo ha fatto proprio recentemente, e non c’è giornata migliore per presentarlo. Tiziana Sabrina Faccio, infermiera di Comunità che vive a Badia Polesine sarà operativa a Castelmassa, e Sara Barella che vive ad Adria, opererà nella Comunità di Loreo. Le due infermiere emozionate e felici si sono presentate e partiranno già da oggi 12 maggio con la presa in carico delle due comunità alle quali sono state affidate. Sono le nuove infermiere di famiglia.

Si parla spesso di medicina di territorio, ma Sara e Tiziana faranno molto di più. Saranno un punto di riferimento importante per le famiglie e i pazienti disabili, e con gravi patologie. Ne seguiranno il percorso terapeutico, proseguiranno la via tracciata dai medici, assicurandosi che i pazienti non abbiano bisogno di cure ospedaliere.

Sono già 15 gli infermieri formati per questo innovativo percorso professionale, a Verona è nato anche un corso universitario in tal senso. L’Azienda Ulss 5 Polesana ha ritenuto utile avviare per tempo un percorso di reclutamento e formazione per 15 infermieri, interessati a svolgere questo nuovo ruolo all’interno delle cure primarie.

Alla celebrazione per la prima festa dell’infermiere, e la presentazione della nuova figura professionale dell’infermiere di famiglia sono intervenuti: Patrizia Simionato direttore generale Ulss 5, Denis Piombo, presidente ordine degli infermieri di Rovigo, Luca Prando, presidente conferenza dei sindaci Ulss 5, Franco Vitale, sindaco Rosolina, Cristiano Pelati, dirigente Professioni Sanitarie Ulss 5, Paola Casson, direttore servizi sociali Ulss 5, Luigi Petrella sindaco di Castelmassa e Letizia Tosini assessore ai Servizi Sociale del comune di Loreo.

L’emergenza Covid-19, come ha sottolineato il dg dell’Ulss 5 Polesana, ha fatto emergere aspetti che si davano per scontati, ma che in piena pandemia hanno assunto un rilevanza assoluta. Il ruolo dell’infermiere nei reparti Covid, oltre a quello professionale, è stato, ed è, prevalentemente umano. Diventano l’unico contatto con i pazienti, come fossero un parente stretto, e le lettere ricevute in questi mesi alla redazione di RovigoOggi.it testimoniano la grande umanità degli operatori sanitari, costretti a fare i salti mortali.

“Il Covid ci ha insegnato, anche in questo caso, che l’infermiere ha dato dimostrazione di adattarsi alle esigenze e di cambiare i percorsi in una situazione straordinaria inventandosi dei modelli. Un valore aggiunto per l’Azienda - ha sottolineato il dg Patrizia Simionato - sembrava quasi impossibile cambiare i modelli organizzativi in passato, ci si è dovuti adeguare ad una modalità operativa diversa ed ho trovato in Polesine tanta disponibiità”.

Eroi silenziosi, prima con le mascherine, poi con le tute e le visiere protettive, gli infermieri hanno combattuto in prima linea contro il Covid-19, e la Giornata Mondiale dell’Infermiere non è sufficiente per ripagare il prezzo pagato, anche con la vita.

“Come professione - ha spiegato Denis Piombo, presidente Ordine degli infermieri di Rovigo - è nel nostro Dna adattarsi all’emergenza. Complimenti all’azienda per la gestione della campagna vaccinale e un ringraziamento a tutti gli infermieri, il nostro Ordine conta oltre 2000 iscritti. Ricordo con tristezza i primi momenti dello scorso anno, ho avuto la fortuna di non lavorare in un reparto Covid, ma ho vissuto la malattia attraverso i miei familiari. Prossimità, proattività, ed entità sono le parole chiave del congresso nazionale dell’Opi che si sta svolgendo a Firenze. Gli infermieri non vogliono che il cittadino sia costretto a raggiungere un ospedale per ricevere delle cure”. 1300 gli infermieri in Ulss 5 Polesana, sono la metà dei dipendenti, oltre ad un valore aggiunto sono un punto di riferimento costante anche per i medici.

“L’infermiere di famiglia - ha spiegato Paola Casson, direttore servizi sociali Ulss 5 - è il professionista che aiuta gli individui ad adattarsi alla malattia e alla disabilità cronica, e trascorre parte del suo tempo a  fianco  della persona assistita e della sua famiglia, nella loro casa, conoscendone il contesto anche relazionale della comunità di inserimento.  Egli opera in uno specifico territorio, in collaborazione con i medici di famiglia e con altri professionisti sanitari.

Tra le varie attività, effettua quelle di consulenza e di educazione sanitaria e terapeutica con adozione di interventi di counselling, di supporto motivazionale e di rinforzo al paziente e alla famiglia, allo scopo di sviluppare abilità di autocura e di fiducia nella gestione della malattia, provvedendo al monitoraggio dell'aderenza terapeutica ed alla segnalazione di anomalie al medico di famiglia”.

Paola Casson ha iniziato proprio nel ramo infermieristico la sua carriera, quindi conosce bene le problematiche da affrontare.

In Polesine la popolazione di età superiore ai 65 anni rappresenta circa il 26% del totale, inevitabilmente molti necessitano di cure “La vera innovazione è la capacità di guardare attraverso punti di vista diversi i bisogni dei nostri cittadini”, ha sottolineato il dg Patrizia Simionato.

Entusiasti gli amministratori locali di Castelmassa “Ottima iniziativa - ha sottolineato il sindaco Petrella - perché i medici di base non hanno il tempo di seguire tutte le persone, le aspettative sono molto alte. Una figura che mancava”. Ancor di più Letizia Tosini, assessore ai Servizi Sociale del comune di Loreo, ed infermiere per 34 anni: “Quando sono stata contatta ci ho creduto da subito, l’infermiere di famiglia serve, i pazienti spesso vengono mandati a casa e non hanno nessuno che controlla seguono le terapie”.

“L’infermiere di famiglia rappresenta una linea di sviluppo. Non siamo più una categoria - ha spiegato Cristiano Pelati, dirigente Professioni Sanitarie Ulss 5 - ma un sistema che lavora per i cittadini. L’infermiere può rappresentare il catalizzatore della presa in carico. Il futuro è il lavoro in un team multidisciplinare, è questa la grande sfida degli infermieri”. Per Pelati è giunto anche il tempo dei saluti, lascerà l’Ulss 5 Polesana per un nuovo incarico.

 

 

 

 

Articolo di Mercoledì 12 Maggio 2021

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