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POLESINE

Un’opera ingegneristica straordinaria per l’epoca

Al Museo Grandi Fiumi è stato presentato il progetto “Frattesina – prima Europa” e la pubblicazione del n. LVI - 2020 di “Padusa” del Centro Polesano di Studi Storici Archeologici ed Etnografici di Rovigo

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ROVIGO - Il Cpssae - Centro Polesano di Studi Storici Archeologici ed Etnografici di Rovigo, il Comune di Rovigo – Museo dei Grandi Fiumi, la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le provincie di Verona, Rovigo e Vicenza, con la partecipazione di Fondazione Cariparo, hanno presentato venerdì 14 maggio 2021, presso il Museo dei Grandi Fiumi di Rovigo, due iniziative dedicate all’importante sito protostorico polesano di Frattesina di Fratta Polesine, i cui materiali costituiscono parte - tra le più qualificanti - delle collezioni ospitate nel Museo rodigino.

Si tratta di un nuovo progetto di ricerca sull’abitato di Frattesina e dell’ultimo numero della rivista Padusa (n. LVI, 2020), interamente dedicato al sito protostorico polesano.

Venerdì mattina c'è stata un'anteprima per la stampa e nel pomeriggio l'evento in diretta streaming.

“Museo è anche ricerca scientifica e valorizzazione del patrimonio archeologico presente nel museo o comunque presente nel territorio – ha detto l'assessore alla Cultura Roberto Tovo -. L'evento di oggi è la testimonianza che anche queste attività sono evidenti e i cui risultati sono messi anche a disposizione del pubblico”.

Giuseppe Toffoli vice presidente della Fondazione Cariparo, ha sottolineato la valenza di iniziative come questa volta a valorizzare i beni culturali in un progetto comune e condiviso.

Il Soprintendente Vincenzo Tinè ha espresso soddisfazione per il ritorno delle attività culturali in presenza, una ripartenza della cultura, ed ha sottolineato l'importanza di continuare a mantenere l'attenzione su Frattesina.

E' poi intervenuto con un messaggio video il Professor Andrea Cardarelli di Sapienza Università di Roma, i dettagli sono stati invece illustrati dal  presidente Cpssae Paolo Bellintani;

Il progetto di ricerca archeologica “Frattesina – prima Europa”,  prende avvio dai sorprendenti risultati delle ultime campagne di indagini eseguite tra il 2013 e il 2017 dal Cpssae e altri professionisti, sotto la direzione della professoressa Anna Maria Bietti Sestieri (Università di Lecce) e del dottor Paolo Bellintani (Ufficio beni archeologici di Trento - Cpssae  di Rovigo) incaricati dall’allora Soprintendente per l’Archeologia del Veneto, dott. Vincenzo Tiné, e grazie al contributo finanziario della Fondazione Cariparo.

L’abitato protostorico (e le sue necropoli) (ca 1200-900 a.C.), scoperto nel 1967 dai soci del Cpssae, era ben noto come centro di produzione e scambi di livello internazionale grazie a numerose pubblicazioni scientifiche e alle esposizioni dei Musei dei Grandi Fiumi di Rovigo e Archeologico Nazionale di Fratta Polesine.  Le ultime indagini hanno invece iniziato a svelarne un tratto ancora poco conosciuto, ossia la singolare struttura “urbanistica”, vista grazie alla teleosservazione e poi con nuove ricerche al suolo.

Dal 2019 la collaborazione dell’Università “Sapienza” di Roma ha permesso di mettere in campo anche altre metodologie, in particolare strumenti di prospezione geofisica (magnetometro fluxgate) i cui rilievi, interpolati con i dati della teleosservazione e dei carotaggi eseguiti negli anni precedenti, stanno facendo emergere un’immagine inaspettata del sito protovillanoviano, completamente diversa da quella dei più antichi siti terramaricoli padani dell’età del Bronzo (ca 1650-1150 a.C.) e che richiama invece gli sviluppi proto-urbani degli insediamenti Veneti degli inizi dell’età del Ferro (950-700.a.C.). In sintesi, si tratta di un abitato che si estendeva per circa un chilometro in senso W-E, a ridosso di un antico corso del Po oggi estinto (Po di Adria). Al suo interno è stata rilevata una rete di canali (o fossati) che lo suddividevano in isolati, entro i quali erano disposte con una certa regolarità le abitazioni e le botteghe artigianali.

Da qui però molte domande: questi canali erano collegati al “Po di Adria”? Si tratterebbe, in tal caso, di un’opera ingegneristica straordinaria per l’epoca. E dov’era il porto fluviale di Frattesina, da cui dovevano arrivare le materie prime e partire i preziosi monili realizzati in bronzo, ambra, vetro e avorio? Com’erano organizzate le botteghe artigianali che proprio a Frattesina, per la prima volta, assunsero un ruolo centrale nell’economia di un villaggio (o sarebbe meglio dire una “proto-città”?) attorno all’anno 1000 a.C.?

Con queste domande nel “taccuino degli appunti” opereranno, sotto la direzione della Soprintendenza di Verona, i ricercatori dell’Università “Sapienza” di Roma e del CPSSAE di Rovigo, coadiuvati da molte altre collaborazioni, in particolare quelle delle Università di Gent (B), di Ferrara e di Padova.

Il n. LVI – 2020 della rivista Padusa è interamente dedicato agli Atti del Convegno internazionale Frattesina cinquant'anni dopo. Il Delta del Po tra Europa e Mediterraneo nei secoli attorno al 1000 a.C (Museo dei Grandi Fiumi di Rovigo – 13-15 aprile 2018) di cui costituisce il I tomo (il II è in fase di redazione per il numero successivo della rivista).

Della pubblicazione ne hanno discusso tre studiosi: il professor Alessandro Guidi, docente di Archeologia preistorica e protostorica presso l’Università di Roma Tre; il professor Maurizio Harari, docente di Etruscologia e antichità italiche presso Università di Pavia e il professor Umberto Tecchiati, docente di Preistoria presso l’Università di Milano - La Statale.

I lavori presentati in questa sede sottolineano soprattutto l’aspetto “internazionale” di Frattesina sia sotto il profilo della complessa rete di relazioni di scambio di materie prime e prodotti (in particolare bronzo, ambra, vetro, avorio e uovo di struzzo) di dimensioni continentali, sia per l’interesse che tale scoperta suscitò fin dagli anni ’70 del secolo scorso nella comunità scientifica europea: il convegno del 2018 ha infatti ospitato studiosi provenienti non solo dall’Italia, ma anche da Francia, Austria, Germania, Danimarca, Polonia e Regno Unito.

Al convegno si è parlato anche di una più recente (2007) ma non meno sorprendente scoperta: quella del sito di lavorazione dell’ambra baltica di Campestrin di Grignano Polesine, in comune di Rovigo. Campestrin è la “pistola fumante” nell’ambito del dibattito sulla “via adriatica” dell’ambra, un articolato sistema di scambi che collegava l’Europa del nord al Mediterraneo orientale. Le principali ricerche su questo sito sono condotte dall’allora Soprintendenza Archeologia del Veneto (2008-2011, dott. Luciano Salzani) successivamente riprese dal Cpssae e dall’Università di Ferrara (prof.ssa Ursula Thun Hohenstein).

In una prospettiva storica europea, Frattesina e Campestrin rappresentano un interessante “laboratorio” di nuove esperienze, fatte di continuità e discontinuità, resilienze e sperimentazioni, in una fase critica del Mondo antico, una sorta di “Medioevo” o Dark Age, dove il crollo di antichi imperi vicino-orientali (Egitto, Hittiti) permise lo sviluppo di nuove compagini sociali che daranno avvio alle città-stato fenice, greche ed etrusche. Si tratta, in altri termini, di una delle radici più profonde, ma ancora vive, dell’Europa dei nostri giorni.

In questa cornice storica, i siti protostorici medio-polesani rappresentano anche la più antica testimonianza del ruolo strategico dell’Alto Adriatico: baricentro dei traffici tra il Levante mediterraneo e l’Europa transalpina. Se è vero che Venezia costruirà le sue fortune anche grazie a questa particolare collocazione geografica, allora …

il Polesine e il Delta del Po sono “la prima Venezia”.

Articolo di Venerdì 14 Maggio 2021

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