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FIUME PO

357 milioni di euro per la rinaturalizzazione del Po

I lavori interesseranno 32.431 ettari fluviali lombardo-veneto-piemontesi. Per  il Polesine riguarda l'asta da Melara a Papozze (Rovigo)

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CASTELNOVO BARIANO (Rovigo) - Finalmente Wwf e i cavatori di Confindustria insieme in questi giorni hanno redatto il programma della Rinaturalizzazione del Po, 357 milioni di euro inserito nel Pnrr o Piano nazionale di ripresa e resilienza, ciò insieme all'Aipo, l'Agenzia interregionale del più importante fiume italiano.

Il Wwf otterrà il ripristino del Po “com'era dov'era”, eliminando in parte i lavori pubblici che nel tempo ne hanno violentato il corso, mentre i cavatori parteciperanno agli appalti di ripristino.

I lavori interesseranno 32.431 ettari fluviali lombardo-veneto-piemontesi. Per  il Polesine l'asta da Melara a Papozze.  Ben 37 le aree di intervento, tra cui 2 Mab Unesco, in più 7 nel Delta. Entro la fine del 2022 dovrebbero essere pronti i progetti esecutivi. Trattasi del più grande intervento sul Po, i soldi arriveranno del Recovery fund.

In particolare saranno ripristinati i rami secchi secondari o mezzani per una spesa di 185 milioni tanto che il ritorno dell'acqua ridarà vita alle zone umide in golena aperta. Tutto questo sarà consentito dall'abbassamento dei cosiddetti "pennelli", i piccoli argini necessari a incanalare la corrente pro navigazione, purtroppo veri e propri tappi dei rami laterali; qui si spenderanno 78 milioni.

Il riassetto delle "lanche", espansioni del fiume dove l'acqua ristagna, costerà 19 milioni,  16 andranno ai rimboschimenti tramite la sostituzione delle piante alloctone con quelle autoctone.

Sul piano dei benefici ambientali, l'aspetto che interessa più il Pnrr, il programma prevede un grosso contributo in u'area padana fra le più inquinate in Europa. Se solo considerami i 337 ettari di cui sopra, saranno eliminate annualmente 135 mila tonnellate di anidride carbonica. Zone umide ricreate:  sui 1559 ettari verranno assorbiti 496.518 kg. di azoto. Erosione del suolo: il terreno agricolo subisce un'asportazione annua di 24 tonnellate per ettaro, una superficie boscata solo 4. In sintesi: su 337 ettari di  bosco ricreato il terreno trattenuto dagli albero assomma a 4883 m3.

Il progetto resta aperto a nuovo finanziamenti nel tempo. Si dovrà asportare da parte dei cavatori con i lavori il materiale litoide pregiato, le sabbie fluviali impiegate in edilizia, così le argille depositate nelle golene. Queste nei decenni hanno alzato il livello golenale, limitando assai la capacità di contenimento delle piene; l'argilla è la materia prima per l'industria dei laterizi. Si pensa che si possa vendere da un minimo del 10% ad un massimo del 40% di detto materiale da asporto con un ricavato da 5,1 a 30,8 di milioni di euro da reinvestire nel Po.

 

 

 

Articolo di Lunedì 17 Maggio 2021

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