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CITTADELLA DELLA GIUSTIZIA

Nuovo tribunale di Rovigo? "Una cantonata" per Maurizio Braiato

L'architetto rodigino commenta la decisione della commissione permanente che ha individuato l'area dell'ex questura di Rovigo sottolineando le diverse esigenze della città per quell'area in particolare

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ROVIGO – L’architetto rodigino commenta la scelta operata dalla commissione permanente per l’individuazione della nuova sede del palazzo di giustizia di Rovigo (LEGGI ARTICOLO) relativa all’uso dell’area demaniale della ex questura tra via Donatoni e via Sacro Cuore.

Sto guardando la foto del nuovo ingresso del futuro tribunale di Rovigo. Da via Sacro Cuore, dentro questo vialetto, ai lati due dignitosi complessi residenziali popolari. Sulle prime rido come un pazzo ma poi capisco che la cosa è tragica” esordisce il professionista Maurizio Braiato.
“Non ci si passa con 2 biciclette affiancate, un budello. Allora penso che questa cosa del nuovo sito, per intenderci attaccato all’ex liceo Celio, è una cantonata micidiale che hanno preso tutti. Il mainstream locale lo vuole lì, senza porsi tante domande. Intanto lo studio commissionato a questi ingegneri di Rovigo ha dimostrato almeno un fatto e cioè che cosa NON bisogna fare in quell’area. Una colata di cemento. Poi questa commissione permanente che ha deciso sui destini del palazzo di giustizia era composta da: il presidente del tribunale, il procuratore capo, il presidente dell’ordine degli avvocati, il direttore del demanio, e per il ministero della giustizia il direttore generale risorse materiali. Nessun architetto, urbanista, storico, cioè nessuno che ne capisca di tessuto urbano storico, di relazioni delle parti, di contesto, di connessioni, di accessibilità, di viabilità, di processi progettuali nelle città storiche”.
“Potrei andare avanti. Bizzarro no, e aggiungerei catastrofico – commenta Braiato - e nessuno tiene conto di questa realtà importante che è nata grazie allo sforzo dell’assessore Catozzo e cioè l’Urban digital center e la nuova sede di ingegneria idraulica, a dimostrazione che quest’area merita qualcos’altro. E questo altro va letto nel fatto che l’ex liceo Celio, sede dell’Urban center e anche luogo per una laurea magistrale, ha bisogno di una serie di spazi aperti attrezzati a servizio. Ha bisogno di un parco urbano, di un sistema di viabilità pedonale che si misuri e si interconnetta con i giardini delle torri e con l’ex caserma dei pompieri, di una serie di piccoli progetti di social housing per gli studenti universitari. Insomma, un piccolo campus universitario nel cuore della città. Ricordo che a poche centinaia di metri esiste la facoltà di Giurisprudenza a palazzo Angeli. Tutto si tiene assieme se ci pensate, dall’urban digital center, alle case sociali per studenti, ai percorsi di connessione fino ai giardini, alla facoltà di legge”.

“Sapete come finirà? - si chiede rassegnato Maurizio Braiato - Un gruppo anonimo di ingegneri romani, nominato dal Ministero costruirà un mostro architettonico come la nuova questura di viale Tre Martiri, e la città subirà un altro scempio. Ma ai cittadini poco importa. Al mainstream di commercianti e avvocati poco importa, ai partiti poco importa. I partiti, la destra si deve far perdonare un decennio di disastri, è meglio che si congeli e rifletta sui propri errori. La sinistra è una scatola vuota e si rifiuta di circondarsi di intellettuali e della competenza di noi professionisti. La parola partecipazione è talmente abusata e mai praticata da diventare ridicola. Infine il sindaco Edoardo Gaffeo ha, a mio avviso, una sua visione sullo sviluppo di una Rovigo al passo con la contemporaneità, ma deve aprirsi di più al contributo specifico di noi professionisti della cultura architettonica al di fuori delle logiche di appartenenza”.

 
Articolo di Martedì 18 Maggio 2021

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