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GREEN ECONOMY

Forza Italia apre all'agrovoltaico, ma con le dovute attenzioni

La posizione di Enrico Bonafè, responsabile del dipartimento provinciale di Rovigo per Ambiente e Territorio del partito di Silvio Berlusconi

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ROVIGO - A favore dell'agrovoltaico, oltre al Governo che ha incluso la misura all'interno del PNRR per contrastare l'inquinamento prodotto dall'agricoltura (LEGGI ARTICOLO), responsabile del 10% dei gas serra immessi in atmosfera, fissando anche il limite minimo da raggiungere, ovvero 4.000 MW, si sono dichiarati i gruppi ambientalisti di Europa Verde (LEGGI ARTICOLO), Legambiente, che ha accusato apertamente Coldiretti di distribuire Fake News (LEGGI ARTICOLO), ed ora, arriva il NI di Forza Italia che riconosce, giustamente, come "Se l’innovazione tecnologica e gli studi ci confermano che l’agrovoltaico è possibile senza conseguenze per le coltivazioni, allora dobbiamo fare uno sforzo culturale" per bocca di Enrico Bonafè, responsabile provinciale per ambiente e territorio di Forza Italia. "Se invece queste conferme non dovessero arrivare, non possiamo svenderci perché poi gli interessi li faccia qualche grossa compagnia, magari straniera, a discapito del nostro territorio" afferma il dirigente azzurro riferendosi al tema della produzione di energia elettrica a zero emissioni da pannelli fotovoltaici installati in campagna, sopra le colture agricole.

"L’Italia e il Veneto stanno dimostrando di credere molto sul fotovoltaico (LEGGI ARTICOLO). Secondo il “Rapporto statistico solare fotovoltaico” redatto dal GSE, a fine 2019 gli impianti totali nazionali erano oltre 880mila. Di questi, il 14,1% in Veneto, rendendo la nostra regione la seconda in Italia, dopo la Lombardia. E il Polesine?

In provincia di Rovigo solo lo 0,5% del totale: una percentuale superata di poco da Belluno e in linea con le provincie del sud. Un dato povero che nasce di sicuro da un problema culturale, considerato che i polesani hanno la possibilità di installare impianti fotovoltaici sostanzialmente alle stesse condizioni vigenti nel resto d’Italia. O comunque non sono penalizzati rispetto ad altri. Dunque l’opportunità dell’agrovoltaico per il nostro territorio si prefigurerebbe interessante. Eppure è bene considerare tutti gli aspetti di questa iniziativa al fine di fugare ogni perplessità ed evitare di trovarci infestati da strutture che poco o niente potrebbero dare alla collettività, quando addirittura non tolgono: come per esempio gli spazi destinati all’agricoltura.

A questo proposito sarebbe utile capire se e quanto davvero un impianto agrovoltaico permetta la coltivazione sul terreno nel quale è installato. C’è da considerare infatti l'incremento di temperatura che gli stessi pannelli causano al di sotto di essi, o la stessa riduzione di spazio utile che ne deriva. E capire quindi innanzitutto se davvero è possibile la coltivazione e poi di quali piante.

Sostenere che gli agricoltori dovrebbero coltivare la terra e non pensare ad occuparla solo per ottenere facili entrate, non è totalmente corretto, poiché riduttivo, oltre che lesivo della libera attività imprenditoriale. È vero che si potrebbe pensare a realizzare i parchi fotovoltaici per esempio in ex aree industriali dismesse o comunque su superfici non agricole. Ma è altrettanto vero che, per esempio, in una provincia come la nostra, se escludiamo le aree agricole non rimane molto altro spazio".
Articolo di Venerdì 21 Maggio 2021

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