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CITTADELLA DELLA GIUSTIZIA

Vincenzo Cappellini: "Basterebbe volerlo davvero, ed il tribunale potrebbe ampliarsi sull'ex carcere di via Verdi"

Secondo l'avvocato rodigino Rovigo sarebbe la città più “maltrattata”, “malconsiderata” e tutt’ora “malridotta” del Nord Italia. Un trattamento da cittadini di serie B cominciato con l'alluvione del '51

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ROVIGO - Il tribunale di Rovigo deve restare dove è oggi, in Via Verdi, secondo l'avvocato rodigino Vincenzo Cappellini che afferma: "Essendo necessario ampliarlo, può ben essere allargato nelle attigue vecchie carceri dismesse le quali offrono spazio sufficiente per tutti gli occorrenti uffici giudiziari ed anche per un parcheggio destinato sia ai magistrati che per i funzionari nonché avvocati e frequentatori del palazzo".

"Questo inderogabile ed irrinunciabile indirizzo, desiderato da molti degli abitanti rodigini e polesani deve superare tutte le inaccettabili difficoltà che si sono frapposte in questi ultimi mesi, quali l’assurda realizzazione di un carcere minorile da trasferirsi da Treviso a Rovigo, con i progetti accessori di completamento per lavori ideati, non certo in loco,  e fors’anche già appaltati, nonché tutte le altre complicazioni create dal Ministero di Roma o dalla Regione Veneto, per quanto di loro competenza.

Rovigo credo sia la città più “maltrattata”, “malconsiderata” e tutt’ora “malridotta” del Nord Italia.
Dopo la grande alluvione del novembre 1951, quando tutte le acque piovane, del Piemonte, Lombardia ed Emilia, si sono disordinatamente riversate sul Polesine, la stessa Provincia e conseguentemente la città capoluogo di Rovigo non sono più state quelle di prima. Basti considerare che gli abitanti complessivi sono passati dai 350.000 nel 1951, a meno dei 250.000 attuali. Non solo, ma i Polesani “alluvionati”, che per sopravvivere si sono spostati, ad esempio, nelle risaie del novarese, vercellese ed in Lombardia, si sono visti trattare come essere inferiori e direi quasi considerati con iniquo disprezzo. Circostanza questa assolutamente inaccettabile ed, anzi, deprecabile".

"Con quanto sta oggi accadendo per il rinnovo del Tribunale sembra che tale inammissibile tendenza di considerare i cittadini di Rovigo quali italiani di serie B, se non meno, venga pedissequamente seguita dai nostri burocrati, tanto regionali che nazionali. Questo però non deve continuare perché ora i rodigini sono più che determinati a dire basta" afferma Cappellini.
"Il capoluogo della Provincia non deve essere messo in ulteriore difficoltà e conseguente danno da tecnici, di certo bravissime persone, ma “estranei” alla mentalità della città stessa in quanto provenienti da diverse realtà urbane - afferma Cappellini - Il Tribunale di Rovigo, mi ripeto, deve rimanere dov’è ancora oggi, in via Verdi ed ampliato nei fabbricati attigui. E’ il minimo che le “superiori” autorità amministrative-politiche possono ed, anzi, debbono ora fare per la nostra Città.

Siamo in tempo anche perché non si è ancora posto mano ai “mattoni” e chi è del ramo sa bene cosa intendo dire. Io stesso queste cose le ho imparate facendo per otto lunghi anni il primo Presidente di fatto del Cen.Ser. S.p.A.. Tutto quello di progettuale cartaceo già fatto, appalti compresi, può essere rivisto, rimediato e recuperato. Basta volerlo. Ed i cittadini di Rovigo devono pretendere fermamente che questo avvenga anche facendo la voce grossa.

Occorrendo, alcuni di noi residenti interessati pure alla “res publica” e magari anche avvocati, saremmo poi, rispettosamente, disponibili a fianco degli amministratori politici a collaborare per portare avanti questo indispensabile intervento urbano della nostra Rovigo. Basta parlarne da persone responsabili e con la necessaria urgenza".

 
Articolo di Lunedì 24 Maggio 2021

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