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GREEN ECONOMY

I falsi miti sull’agrovoltaico usati per spaventare l’opinione pubblica

Intervita a Giovanni Cis, progettista di impianti da rinnovabili dal 2010 e precursore dell'agrovoltaico in Italia, per cercare di fare chiarezza sul tema del fotovoltaico in campagna integrato alla produzione agricola

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ROVIGO – Si è cominciato con la presunta perdita di proprietà della campagna, per far trasalire gli agricoltori, si è arrivati alla definizione di scempio ambientale irreversibile per interessare un pubblico più ampio, facile da colpire a suon di slogan populistici, si è affermato che sia tutta una operazione speculativa per godere degli incentivi sul fotovoltaico a terra, si considera l’installazione del pannello un banale consumo di suolo, quasi fosse necessaria una colata di cemento, tanto che è stata presentata una proposta di Legge regionale al riguardo, si preannunciano scenari di cambiamenti del microclima agricolo, sulla biodiversità animale e delle colture. Questi gli spettri che vengono esibiti dai detrattori del fotovoltaico in campagna, che si definisco pro energia pulita, ma altrove, ovvero “non a casa mia”.

* Il fotovoltaico a terra ruba tutta la campagna veneta *
Per fare un po’ di chiarezza siamo partiti dai dati esibiti, quelli forniti da Coldiretti durante la “guerra Santa” contro il fotovoltaico a terra su terreno agricolo. Secondo l’associazione della pala la regione Veneto vedrebbe già 671 ettari occupati rispetto agli oltre 1 milione disponibili secondo l'ultimo censimento agricolo (1.068.098 ha).
Utilizzando quindi dati forniti da Coldiretti la campagna “sacrificata” in Regione Veneto alla produzione di energia pulita con impianti fotovoltaici a terra è dello 0,06%.

Per capire se il numero sia alto o basso basta raffrontarlo allo studio di Enea che vedrebbe una corretta occupazione di terreno agricolo con impianti agrovoltaici fino all'1% del territorio nazionale per poter produrre tutta l'energia elettrica necessaria per le utenze domestiche italiane da fotovoltaico ed anche più. La stima è valida per 60 milioni di utenze, sufficienti a tutte le famiglie italiane più le realtà non industriali medio piccole, quindi uffici, negozi etc con l’1% occupato. L’obiettivo 2030 per il Ministero della Transizione ecologica è di arrivare almeno ad uno 0,4-0,5%, Coldiretti Veneto permettendo.

Un altro esempio può essere quello dei vicini agricoltori dell'Emilia-Romagna la cui Regione consente già una occupazione fino al 10% e del terreno agricolo per impianti agrovoltaici, su un’area consentita maggiore rispetto alle aree agropolitane e periurbane individuate dal vigente Ptrc della Regione Veneto di luglio 2020. Sono così diversi da noi veneti gli agricoltori emiliani? La loro Coldiretti dormiva?


* Il fotovoltaico a terra in campagna viene fatto per questioni speculative, perché è incentivato ed i terreni agricoli “costano poco” *
È bene ricordare che il fotovoltaico a terra e l'agrovoltaico non è incentivato in area agricola, lo prevede la legge 27 del 2012, mentre è incentivato il fotovoltaico sui tetti, sulle aree industriali, perché è più difficile da realizzare in quanto sono impianti più piccoli, più costosi e più difficili da mettere a rete, da cui l’incentivo pubblico.
Non solo la legge del 2012, ma anche il decreto incentivi del 4 luglio 2019 ribadisce per le FER ovvero fonti di energia rinnovabile il No categorico ad incentivi sul terreno agricolo.

* L’agrovoltaico è tutta una bufala, un pretesto per dire che agricoltura e produzione di energia elettrica possono coesistere, ma non è vero *
Abbiamo intervistato l'ingegnere Giovanni Cis impegnato dal 2010 su progetti di produzione di energia elettrica da rinnovabili ed efficientamento energetico. Giovanni Cis ha progettato oltre 20 impianti di dimensioni superiore ai 20 MW con il fotovoltaico a terra e dal 2018 si è dedicato all'agrovoltaico presentando in regione Puglia il primo impianto.
Solo in Puglia si producono quasi 10 GW da fonti rinnovabili ed il progetto di Cis di agrovoltaico tra gli ulivi è in fase di autorizzazione dalla Regione in virtù del rilancio della filiera olivicola pugliese sterminata dalla infestazione da xylella.


Abbiamo chiesto a Giovanni Cis quali siano le Best Practices nella progettazione di un impianto agrovoltaico
Preferisco pensare alla Bat ovvero Best available technology, ovvero la migliore tecnologia disponibile al momento della progettazione. Un ottimo impianto fotovoltaico oggi dovrebbe rispettare i seguenti punti:
- Essere progettato come agrovoltaico per consentire la coltivazione sotto i pannelli e tra i filari dei pannelli
- Avere un'altezza variabile minima di 80 - 120 cm per la coltivazione sotto il pannello e 170 - 180 cm sull'asse di rotazione del pannello fotovoltaico
- Per consentire una libera lavorazione del terreno ogni singolo filare di pannelli dovrebbe essere controllato in maniera indipendente dagli altri, in termini di sollevamento manuale dei pannelli, per massimizzare lo spazio di lavorazione necessario al macchinario agricolo, in funzione delle esigenze dell’agricoltore
- Lo spazio tra un filare di pannelli e l'altro dovrebbe dipendere dalla grandezza dei pannelli stessi in quanto un buon impianto agrovoltaico dovrebbe, nella sua massima apertura, ovvero con il sole allo zenit, occupare meno del 50% del suolo disponibile. Prima e dopo il mezzogiorno, i pannelli occuperanno minore estensione, in pianta, e produrranno ombre mobili su tutta la campagna

* L’agrovoltaico trasforma la campagna, che non è più come prima *
Un aspetto che preoccupa l'installazione di pannelli fotovoltaici in campagna riguarda l'impermeabilizzazione del suolo soprattutto per quanto riguarda le fondazioni dei filari che sostengono i pannelli.
Per i nuovi impianti - afferma Giovanni Cis - è una sciocchezza in quanto non esiste un cordolo di fondazione da cui emergono i pali, ma gli stessi sono strutture in acciaio vibroinfisse nel terreno alla stregua dei pali di supporto per i filari delle viti. La macchina per installazione dei pali è la stessa di quella usata in viticoltura”.
La Bat per l’agrovoltaico di qualità prevede anche un inseguitore solare che sposta il pannello in maniera continua, generando quindi una ombreggiatura sempre in movimento. Non ci sono fili elettrici a terra, nessuna interferenza elettromagnetica.

Cis si sofferma quindi sui “miti” da pannello, primo tra tutti il cambio del microclima in campagna con l’aumento di temperature e ventosità.
Ne ho sentite tante, compresa la demonizzazione del pannello fotovoltaico quale modificatore del clima o microclima agricolo.
I fatti sono i seguenti: anche se l'aria sotto il pannello fosse più calda per via della produzione di energia elettrica sovrastante, non vi è alcuna evidenza che lo diventi il terreno sottostante che invece è più fresco in quanto non irraggiato direttamente dal sole.
La cosa è resa ancor più vera dal fatto che all'ombra dei pannelli il consumo di acqua è inferiore (fino al 300%) quindi l'agrovoltaico contribuisce consistentemente al minor spreco della risorsa idrica.
Proprio sotto i pannelli c'è il sistema di irrigazione a dispersione per tutta la campagna.

Per quanto riguarda invece la biodiversità e le speci di varietà agricole coltivabili si dicono sempre delle mezze verità, o meglio bugie, dipende dai punti di vista.
Ricordo che per meno della metà dell'estensione della campagna si avrà la presenza di un impianto fotovoltaico sovrastante, ma nell'interfilare si potrà coltivare praticamente quello che si vuole, ovvero per più del 50% se l'impianto è progettato secondo le indicazioni della Bat.
Le aree poi, soggette ad ombra mobile, potranno essere coltivate con varietà che prima non si sarebbero potute coltivare, ovvero tutte quelle specie che non producono sotto irraggiamento diretto.
La biodiversità – conclude Giovanni Cis - con l'agrovoltaico è sempre garantita, e sempre superiore rispetto ad una qualsiasi monocultura sulla medesima campagna”.
 
Articolo di Martedì 1 Giugno 2021

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