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RIFORMA DELLA GIUSTIZIA

La Lega comincia a raccogliere le firme per i referendum sulla Giustizia

Valentina Noce, avvocato di Rovigo, nominata responsabile provinciale per i 6 questiti presentati dal partito di Matteo Salvini. Si potrà firmare ai gazebo, ma anche nei Comuni del Polesine a partire dal 2 luglio

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ROVIGO - Non ha avuto dubbi Guglielmo Ferrarese, commissario provinciale di Rovigo del partito di Matteo Salvin, nell'affidare a Valentina Noce, avvocato e consigliere comunale in città, il dipartimento giustizia della Lega, impegnato nella riforma della giustizia in Italia, nominandola referente provinciale per Rovigo.
Noce entra quindi nella squadra Giustizia guidata a livello regionale dal deputato Roberto Turri con il coordinatore regionale Alberto Stefani, ricevuti dal segretario federale Matteo Salvini presentatore dei referendum assieme ai Radicali.

"Questo è un referendum per una riforma vera, profonda e giusta della Giustizia attesa da decenni - afferma il commissario provinciale Ferrarese - basta correnti politiche nel Csm, si avranno processi più veloci, verrà introdotta la responsabilità civile di chi sbaglia, otterremo più tutele per i nostri sindaci. Il Parlamento andrà avanti nel processo delle riforme, gli italiani lo potranno accompagnare, firmando dal 2 luglio, anche a Rovigo, la richiesta di referendum".

"Finalmente ci siamo, un momento che aspettavamo da un trentennio - commenta Valentina Noce che ringrazia per la fiducia il segretario federale Matteo Salvini, il nazionale Stefani ed il provinciale Guglielmo Ferrarese - Per la separazione delle carriere anche un padre costituente come Piero Calamandrei la auspicava così come il compianto giudice Giovanni Falcone. La giustizia deve essere riformata. All'inizio della carriera bisogna scegliere se essere un magistrato requirente (Pubblico ministero) o un giudice e bisogna mantenere per tutta la vita professionale quella funzione per garantire a tutti un giudice terzo e super partes. Ritengo necessaria inoltre una riforma del Csm per fermare lo strapotere delle correnti all'interno della magistratura che hanno influenzato attraverso indagini giudiziarie la vita politica del Paese negli ultimi decenni".


Il Partito Radicale e la Lega hanno infatti depositato in Corte di Cassazione sei quesiti referendari che riguardano il settore della giustizia ed hanno annunciato la volontà di raccogliere le firme entro fine agosto (oltre 160.000 la quota assegnata al Veneto). Una riforma strutturale della giustizia non è più derogabile essendo uno degli impegni che l’Italia si è presa con l’Unione Europea per ottenere i circa 200 miliardi di euro di finanziamenti del Recovery Fund.

I quesiti depositati da Lega e Radicali sono sei.

Il primo quesito riguarda la riforma del Csm ed il requisito della raccolta firme per il magistrato che intende candidarsi al Consiglio superiore della magistratura. Il referendum chiede l’abrogazione della raccolta per evitare che la candidatura venga appoggiata da una corrente interna e per consentire a chiunque di candidarsi senza scendere a patti con il "correntismo".

Il secondo riguarda la responsabilità civile dei magistrati. Oggi la legge prevede che un cittadino danneggiato da una sentenza possa rivalersi solo contro lo stato, ma non possa chiamare in causa direttamente il magistrato che ha cagionato il danno.

Il terzo quesito interviene sulla valutazione dell’operato dei magistrati attraverso commissioni che possono essere composte anche da membri non togati, gli avvocati per esempio, ma con diritto di voto.

Il quarto referendum interviene sulla separazione delle carriere. Della questione si è occupata anche la commissione ministeriale di esperti nominata dalla ministra della Giustizia Marta Cartabia che ha proposto di limitare a due e non più a quattro le volte in cui si può realizzare il passaggio dalla funzione di pubblico ministero alla funzione di giudice, o viceversa. Il quesito del referendum è più restrittivo e prevede di separare nettamente le funzioni di pubblico ministero e giudice, senza più la possibilità di passare dall’una all’altra.

Il quinto quesito riguarda la limitazione agli abusi della custodia cautelare, cioè la custodia preventiva a cui un imputato può essere oggi sottoposto prima della sentenza, nei casi in cui c’è il pericolo di fuga, di inquinamento delle prove o di compimento di nuovi e gravi reati. Il quesito referendario limita il carcere preventivo solo ed esclusivamente alla terza ipotesi di pericolo, e cioè ai soli reati gravi.

L'ultimo referendum chiede di abolire la legge Severino nella parte in cui prevede la sanzione accessoria dell’incandidabilità e del divieto di ricoprire cariche elettive e di governo dopo una condanna definitiva. Questo significa maggiore tutela per tutti i sindaci e gli amministratori locali.

Il contenuto dei referendum è stato criticato con forza dal presidente dell’Associazione nazionale magistrati (Anm) Giuseppe Santalucia che ha etichettato l'iniziativa come "una scelta non condivisibile".
Articolo di Martedì 29 Giugno 2021

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