FOTOVOLTAICO
Pd Adria: "Nonostante la petizione contro il fotovoltaico, la Regione sembra non essere intenzionata a cambiare rotta"
Gessica Ferrari, esponente del partito di centrosinistra di Adria (Rovigo) commenta le ultime prese di posizione riguardante il fotovoltaico a Loreo, specificando che la situazione è sempre la medesima
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"La petizione degli agricoltori ha avuto origine in modo spontaneo da un coraggioso gruppo di donne riunite nel comitato "Mamme zero consumo suolo", a cui molto velocemente hanno aderito imprenditrici del mondo agricolo ma soprattutto madri con lo scopo di preservare il territorio e tramandarlo integro alle future generazioni".
"L'iniziativa è stata sostenuta fortemente dal Partito Democratico a cui hanno fatto eco anche altri schieramenti politici. Soltanto poche settimane fa l'assessore regionale Cristiano Corazzari e la consigliera Laura Cestari aggiungevano anche le loro firme alla petizione di Coldiretti, significativo gesto che si sperava potesse rappresentare un'inversione di tendenza".
"Purtroppo non solo ad oggi il PDL 41 ancora giace nei cassetti della Regione, ma nuovi progetti di impianti fotovoltaici sul nostro territorio continuano a moltiplicarsi. Dopo il Comune di Loreo anche Porto Viro entra nel mirino dei luoghi privilegiati per "coltivare" specchi. Sono infatti stati individuati altri 11 ettari di terreno, attualmente coltivati a cereali, che qualora il progetto decollasse andrebbero a sommarsi ai 230 mila ettari di suolo agricolo che il Veneto ha perso per "seminare" pannelli".
"Carlo Salvan, presidente di Coldiretti Rovigo, da tempo si batte per sostenere la posizione degli agricoltori "No al consumo di suolo fertile a favore del fotovoltaico a terra!". "La produzione di energia da fonti rinnovabili può privilegiare tetti, aree che non possono essere destinate alla coltivazione, siti industriali dismessi e tutti conosciamo bene come tali luoghi non manchino nella nostra provincia sempre più spopolata e deindustrializzata".
"Senza una legge regionale il nostro Delta è continuamente minacciato dall'avanzata dei nuovi "conquistatori dell'energia verde" con conseguenze devastanti sulla flora e fauna locali, una grave incongruenza che ciò avvenga all'interno del Parco del Delta del Po o nelle sue prossimità, sempre più somigliante ad un parco energetico. Prima la centrale di Polesine Camerini ora i pannelli, il prezzo dell'energia "made in Polesine" da sempre lo paga l'ambiente e soprattutto i suoi abitanti".
Concludendo: "Mentre regioni come le Marche e la Toscana conquistano il titolo di regioni "più green" d'Italia per l'investimento a favore di uno sviluppo rurale sostenibile, il Veneto corre il rischio di primeggiare per la sua distesa di "specchi per le allodole", che ci restituiscono l'immagine riflessa di una regione che ha confuso il significato di sviluppo economico ecocompatibile per incrementare il benessere e la qualità della vita della sua comunità con quello di mera rendita finanziaria a beneficio di pochi investitori spesso con le sedi legali all'estero".
Articolo di Domenica 4 Luglio 2021
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