Condividi la notizia

WWW.DIRITTOETUTELAFOIS.COM

Il reddito di libertà: misura concreta per combattere la violenza, anche economica

Fino a 400 euro mensili per 12 mesi. Istituita una misura di supporto economico per sostenere tutte le donne vittime di violenza, da sole o con figli, seguite da centri antiviolenza riconosciuti dalle regioni e dai servizi sociali

0
Succede a:
Care lettrici e cari lettori,
questa settimana voglio parlare con voi di un’importante novità che prende il nome di reddito di libertà ed è finalizzato a dare aiuto economico ed una seconda possibilità a tutte le donne vittime di violenza.

Il 20 luglio 2021 è stato infatti pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il Dpcm 17 dicembre 2020 che istituisce il reddito di libertà per le donne vittime di violenza, una misura di supporto economico volta a sostenere tutte le donne vittime di violenza, da sole o con figli, seguite da centri antiviolenza riconosciuti dalle regioni e dai servizi sociali.
Il contributo, che può arrivare fino a 400 euro mensili per un massimo di 12 mensilità, sarà erogato solo previa presentazione di apposita istanza da parte delle donne vittime di violenza che siano o siano state seguite da un centro antiviolenza.

La domanda andrà proposta compilando il modulo che verrà predisposto a tal fine dall’Inps, allegando:
  • Dichiarazione firmata dal rappresentante legale del Centro Antiviolenza in cui si attesta che la donna ha intrapreso un percorso di emancipazione ed autonomia;
  • Dichiarazione del servizio sociale professionale competente – quello del comune di residenza o del nuovo domicilio - che attesta l’effettivo stato di bisogno in cui la donna versa a seguito della particolare situazione vissuta.
La finalità preminente del contributo è di sostenere le vittime nelle spese quotidiane fondamentali quali l’acquisto di testi scolastici, la spesa alimentare e l’abbigliamento affinché le vittime e i loro figli siano coadiuvati, seppur marginalmente, nel viaggio verso la riconquista della propria vita e della propria libertà.

Secondo i calcoli Istat (LEGGI) le chiamate al 1522 – il numero anti violenza e stalking - nel 2020 sono aumentate del 71.7% rispetto al 2019, mentre nei primi tre mesi del 2021 sono state circa il 38.8% in più di quelle registrate nello stesso periodo dell’anno precedente.
Numeri in aumento, dietro cui si cela l’ombra non solo del maltrattamento ma anche della disoccupazione.
Troppo spesso, infatti, le vittime di violenza, dopo essere state condotte in luoghi protetti e sicuri vengono per così dire, lasciate a loro stesse, con la conseguenza che la donna si sente impotente e spaesata, di fatto impossibilitata a riappropriarsi della propria vita o anche solo a reperire un lavoro.

L’introduzione del cosiddetto reddito di libertà è un segno davvero molto importante non solo nella lotta alla violenza fisica e psicologica quotidianamente perpetrata nei confronti di migliaia di donne, ma anche nella lotta alla violenza economica, per tale intendendosi, secondo la definizione che ne viene fornita all’art. 3 della Convenzione di Istanbul, ogni atto di controllo e monitoraggio del comportamento di una donna in termini di uso e distribuzione del denaro, che si manifesta nella costante minaccia di negare risorse economiche, ovvero attraverso un’esposizione debitoria, o ancora impedendo alla vittima di avere un lavoro e un’entrata finanziaria personale e di utilizzare le proprie risorse secondo la sua volontà.

Pensiamo ad un marito che impone alla moglie di occuparsi esclusivamente della casa e dei figli impedendole di trovare un’occupazione, ma pensiamo anche all’uomo che gestisce monopolisticamente il patrimonio familiare o che pretende che la compagna consegni nelle sue mani ogni guadagno.
Ma non solo.

La violenza economica si insidia anche in tutti i casi in cui la donna semplicemente non ha idea di quale sia la reale situazione patrimoniale della famiglia, non conosce le entrate e le uscite, non sa a quanto ammonti il conto corrente familiare.
Si stima che in Italia su 100 donne che si rivolgono ad un centro antiviolenza, circa 34 siano vittime anche di violenza economica ma si teme che i numeri siano di gran lunga maggiori.
Il problema è che trattandosi di condotte non estrinsecantesi in veri e propri atteggiamenti violenti, molte donne faticano a riconoscere la privazione economica – in tutte le sue forme – come un sopruso, percependola piuttosto come un retaggio culturale talmente radicato da essere considerato assolutamente normale, quasi naturale.

COSA NE PENSO IO?
La violenza economica è figlia di secoli di patriarcato e del generalizzato sentimento di inferiorità delle donne che per troppo tempo ha schiavizzato le capacità e l’intelligenza femminile: mostri che con l’andare del tempo hanno “abituato” le donne ad essere messe da parte ed escluse dai cosiddetti “affari da uomini” come ad esempio è ancora largamente considerata la gestione delle finanze familiari.
Questo rende di fatto invisibile agli occhi della vittima la subdola violenza cui quotidianamente la stessa viene esposta.

Credo che l’introduzione del reddito di libertà, non sia una soluzione ma solo un primo piccolo passo, comunque importante, per tutte quelle donne che, chiuse in strutture protette o in una relazione asfittica, pensano che non riusciranno più a rivedere la luce.
Uno strumento che deve essere supportato dall’attività dei centri antiviolenza e della società, che devono adoperarsi proattivamente per non far mai dimenticare alle vittime che la vita sta dando loro una seconda opportunità anche attraverso detta modalità.
Ritengo che si debba fare molto di più per queste donne e per i loro figli.

Se avete delle domande o volete propormi un argomento di cui parlare potete farlo scrivendomi all’indirizzo e-mail dirittoetutela3.0@gmail.com o compilando il form che trovate sul sito www.dirittoetutelafois.com.
Avvocato Fulvia Fois
Articolo di Domenica 1 Agosto 2021

Condividi ora la notizia con i tuoi amici

Oggi in Rubriche

La tua opinione conta!

Contribuisci alle discussioni quotidiane con gli altri utenti di RovigoOggi.it