Condividi la notizia

CORONAVIRUS

Andrea Crisanti sul green pass: “una decisione politica, una coercizione nascosta”

Secondo Andrea Crisanti, intervenuto a Stienta (Rovigo), il green pass è solo uno strumento per convincere le persone a vaccinarsi

0
Succede a:

STIENTA (Rovigo) - Nel giorno inaugurale del green pass il microbiologo Andrea Crisanti, ospite alla festa dell’Unità di Stienta, conferma la sua idea: "È una decisione politica, una coercizione nascosta, null’altro che uno strumento per convincere le persone a vaccinarsi, tutto qua".

Un intervento, come prevedibile, fuori dagli schemi e in parte controcorrente, quando il Virologo afferma che i pochi paesi al mondo sostanzialmente “covid free” non lo sono grazie ai vaccini ma “…solo grazie a sistemi di controllo e tracciamento efficienti”, come hanno fatto Singapore, l’Australia, la Corea del sud e la Nuova Zelanda, per non citare la Cina.

Superati i controlli all’accesso col green pass, con tanto di braccialetto identificativo al polso, ieri sera c’erano non meno di duecento persone alle Zampine di Stienta per ascoltare il famoso Virologo. Notato fra il pubblico attento anche il sindaco leghista Enrico Ferrarese, a dimostrazione che l’argomento è d’interesse generale.

Nell’incontro, moderato dalla pediatra Valeria Rossi, Crisanti ha risposto alle numerose domande del pubblico esponendo il suo pensiero sull’evolversi della pandemia, soprattutto alla luce della “variante delta” (o indiana). Il problema introdotto dalle varianti è il possibile affievolirsi dell’utilità delle terapie adottate, comprese quelle monoclonali che finiscono per non riconoscere più il coronavirus. “D’altra parte - sostiene il Virologo - la storia evolutiva dei virus è largamente imprevedibile e la pandemia potrebbe durare moltissimi anni oppure, se si sviluppasse una variante con un Rt (l’indice di contagio) elevatissimo ma con pochi sintomi, ci immunizzeremmo tutti e non avremmo più problemi, però adesso qualsiasi previsione è impossibile”.

Ancora oggi non esiste una terapia virale, ma le conoscenze sviluppate nel sequenziamento della biologia molecolare per curare l’HIV e l’epatite C, fanno ben sperare per il prossimo futuro.

Nel frattempo, c’è un solo modo per bloccare le varianti, sostiene il Professore: “Diminuire in qualsiasi modo la trasmissione virale ma, se in questo la strategia vaccinale svolge un ruolo importante, i vaccini da soli non risolvono il problema”. Per diminuire l’indice di trasmissibilità del virus bisogna limitare i contagi e la vaccinazione andrebbe accompagnata da un tracciamento serio (perciò non all’italiana) ricorrendo, alla presenza di cluster in una data zona e periodo, a mini lockdown.

Un esempio significativo è quello inglese dove, dopo un duro e prolungato lockdown, è stato riaperto tutto però accompagnando la riapertura con un milione e duecentomila tamponi al giorno e, con un’App che fa geo localizzazione, si riesce a mettere in quarantena anche tre milioni e mezzo di persone in una settimana. “Li il sistema funziona e permette una socialità libera senza green pass, ma con un livello centralizzato d’intervento che nulla ha a che vedere con quello italiano, dove venti nani (alias Governatori regionali) fanno ciascuno quello che gli pare”. Il Professore che pur riconosce alla sanità regionale il merito d’intercettare i bisogni delle comunità, è però convinto che occorra un ripensamento del sistema, per salvaguardare le priorità nazionali.

Sollecitato dalla moderatrice sul tema della vaccinazione dei ragazzi fra 12 e 18 anni, il Professore ha risposto di ritenere che il vaccino sia sicuro e non dia alcun effetto collaterale importante, ma anche che “…in quella fascia d’età, tranne i soggetti fragili, non ci si ammala e che, con la vaccinazione, ci guadagna solamente la comunità”.

A specifica domanda sulle possibili conseguenze del Covid sulla salute di chi è stato contagiato, il Virologo ha risposto che si sa ancora poco e che non è possibile trarre conclusioni; l’unica certezza è che l’obesità, il diabete e le patologie polmonari pregresse aggravano il decorso della malattia.

Infine sull’obbligo vaccinale, Andrea Crisanti è parso prudente, affermando che: “…sarei favorevole solo di fronte ad una prospettiva reale di soluzione pandemica e in determinate situazioni di fragilità ma non generalizzerei il concetto, perché susciterebbe tutta una serie di ostilità etiche e pregiudiziali”.

Ugo Mariano Brasioli

Articolo di Sabato 7 Agosto 2021

Condividi ora la notizia con i tuoi amici

Oggi in Cronaca

La tua opinione conta!

Contribuisci alle discussioni quotidiane con gli altri utenti di RovigoOggi.it