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ARTE VILLANOVA MARCHESANA

Conclusa l'opera di Deltarte a Villanova Marchesana

L'opera di Simone Carraro è stata conclusa lo scorso sabato 7 agosto, mettendo in luce la qualità dell'artista e la simbologia dell'opera ritratta (Rovigo)

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VILLANOVA MARCHESANA (Rovigo) - L’ultimo Caronte è dedicato a un territorio pieno di storie, tradizioni, leggende e personaggi. L'opera è stata realizzata a Villanova Marchesana e terminata lo scorso sabato 7 agosto grazie ad un lavoro certosino e meticoloso dell'artista Simone Carraro.

Dalla strada provinciale di Villanova Marchesana fa capolino una nuova opera d’arte urbana: è “l’ultimo Caronte" l’omaggio dell’artista Simone Carraro in arte Banco Ittico a tutti i traghettatori del Grande Fiume Po, realizzata in questi giorni per il festival DeltArte 2021.

L’opera è stata fortemente voluta dal suo mecenate, Sauro Passarella, noto docente in pensione, che ha prestato insegnamento per 40 anni all’Istituto alberghiero Cipriani di Adria.
Oltre ad essere stato un illustre professore del territorio, Sauro Passarella è anche un grande conoscitore del Polesine. Questo amore per le proprie origini gli è stato sicuramente trasmesso dal padre che era uno di quei famosi traghettatori del fiume Po.

Il suo traghetto faceva la spola tutti i giorni, dall’alba al tramonto, tra due province di due regioni, Rovigo e Ferrara. Quante storie ha visto e sentito il suo traghetto e quanti personaggi, alcuni davvero singolari.

Tanti sono gli aneddoti che Sauro ha raccontato a Simone in questi quattro giorni di realizzazione del dipinto.

Ad unirli, un anno fa, è stato il festival DeltArte, complice la sempre entusiasta curatrice Melania Ruggini e l’azienda agricola La Galassa, dove il giovane artista aveva realizzato il suo murale; da allora l’amicizia tra i due è cresciuta e ha portato a questo progetto.

La lettura del dipinto parte dalla sommità, dove si trova la parte  cartografica con il corso del Grande Fiume in Polesine, le comunità più significative come Canalnovo, Villanova Marchesana, Papozze, Berra, Ariano Ferrarese. L’occhio procede dall’alto verso il basso, dove si trova il racconto vero e proprio.

Il dipinto parla di tradizione e di memoria storica collettiva: da una parte una popolana vestita come un tempo, con la capigliatura stretta in un fazzoletto nero, una spilla da balia che trattiene un pesante scialle, un grembiule che copre un’ampia gonna a quadri di lana grezza, sta aspettando il traghetto per rincasare e portare la cena alla propria famiglia, di ritorno dal lavoro nei campi.

Oggi la cesta è carica di prelibatezze, si vede che ha fatto affari in paese. Qualcuno le ha regalato dei salami.

Banco Ittico si concentra sui dettagli della quotidianità per esaltare le piccole prelibatezze di una volta, i prodotti della campagna polesana: l’aglio, il salame, il radicchio, l’anatra, le zucche.

Vicino a lei attende il traghetto anche la famosa cavalla del paese, un po’ indispettita per l’arrivo delle zanzare. Si chiamava Derna e ed era molto conosciuta perché il suo proprietario era “el Mannarina”, falegname e noto produttore di grappe locali, che ogni tanto perdeva la bussola, accecato dai fumi dell’alcol. Per fortuna ci pensava lei, Derna, a riportalo a casa. In questo piccolo mondo antico gli animali erano altrettanto importanti degli uomini.

Eccolo arrivare il traghettatore, con il suo immancabile fiasco di vino, il retino e qualche pesce appena preso. Tra poco, finalmente, si potrà riposare anche lui, dopo una giornata indaffarata, dove tuttavia il tempo  trascorre ancora lento e nulla fa presagire i ritmi frenetici della futura globalizzazione.

Da notare lo stile di Banco Ittico: inconfondibile, particolareggiato e dal sapore antico.

Come in un quadro fiammingo del Quattrocento o in un’opera medievale, ogni elemento assume la propria importanza e gli oggetti inanimati prendono vita; le nature morte sono altrettanto importanti dei personaggi principali e ci raccontano un mondo semplice e purtroppo scomparso.

Di quel mondo il festival DeltArte sta raccontando le storie e le peculiarità, per tramandarlo ai ragazzi ma anche a chi l’ha conosciuto e non lo vuole dimenticare.
 
Articolo di Lunedì 9 Agosto 2021

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