I SEGRETI DEL BENESSERE
L'unico alimento di cui non possiamo assolutamente fare a meno: l'acqua
Senza acqua le cellule del nostro corpo muoiono. La rubrica del dottor Fulvio Fiorini, primario di Nefrologia e Dialisi dell’Ulss 5 Polesana, specializzato in Scienza dell’alimentazione
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ROVIGO - Da che cosa è costituito almeno il 60% del peso corporeo dell’uomo? Qual è quell’alimento in mancanza del quale l’organismo muore in circa 3-4 giorni? Questo alimento assolutamente indispensabile per la vita è l’acqua.
La carenza di acqua o la volontà di non bere crea progressivamente un’impossibilità per l’organismo umano di svolgere tutte le sue normali attività metaboliche: queste si svolgono infatti sempre in ambiente idrico. Tutte le cellule corporee (tranne quelle adipose) sono infatti composte da una percentuale maggiore del 60% di acqua e la carenza di quest’ultima determina la disidratazione delle cellule che “raggrinziscono” fino a morire: quando ci esponiamo ad esempio per molto tempo alla luce diretta del sole, lo strato cellulare esterno della pelle si disidrata e muore, si secca e il risultato estetico è quello che “ci spelliamo”.
Se la quantità normale di sangue di un individuo adulto sano è di circa 5 litri, se si manifesta una sua riduzione progressiva al di sotto dei 3,5 litri si assiste alla progressiva perdita di coscienza e alla morte. Ciò si verifica fondamentalmente perché le cellule del cervello si disidratano e muoiono con drammatiche conseguenze sul cervello e sull’individuo coinvolto. Il primo segnale della disidratazione è la sete, con secchezza della bocca: se non si beve si possono manifestare minore reattività, aumento della frequenza cardiaca e del respiro, confusione mentale, capogiri a causa della riduzione della pressione arteriosa. Dell'acqua quindi non si può fare a meno, pena progressivi gravi effetti sulla vita cellulare e quindi dell’individuo. In altri termini se non c’è acqua non c’è vita ed è per questo motivo che si ricerca la presenza di acqua nell’universo: infatti la sua presenza può fare presupporre la presenza di vita.
Sul pianeta terra non tutte le regioni sono ricche d’acqua: secondo quanto diramato dall’Onu a causa della mancanza di acqua potabile, ma anche di adeguati servizi igienico sanitari, muoiono circa otto milioni di persone all’anno, di cui oltre un milione di bambini.
La quota di acqua presente nell’organismo umano sano varia inoltre con l’età: infatti è di circa il 70% nel bimbo in quanto l’ossificazione non è completa, scende al 60% nel maschio adulto e al 50-55% nella femmina adulta (che presenta naturalmente una maggiore quota di grasso rispetto all’uomo), mentre nell’anziano scende al 50% raggiungendo anche valori del 40% nei pazienti centenari. E’ chiaro che la sete regola la nostra introduzione d’acqua e quindi l’idratazione del nostro organismo: se però ci si abitua a bere poco, la sensazione di sete diverrà meno evidente e quindi si sarà più esposti alla disidratazione. La riduzione del senso di sete si manifesta normalmente nell’anziano che quindi più facilmente potrà disidratarsi ed essendo l’anziano un organismo “fragile” potrà facilmente manifestare sintomi ed avere conseguenze fisiche (si pensi ad esempio alle frequenti cadute cui gli anziani sono soggetti).
Risulta perciò importante per la vita un’idonea assunzione giornaliera di acqua: la quota giornaliera raccomandata è di circa 2-2,5 litri, quota che varia ovviamente in rapporto alle condizioni fisiche del paziente, alla sua attività fisica, alla temperatura ambientale e corporea, alle condizioni patologiche associate. Infatti le normali perdite idriche corporee si manifestano con le urine, la pelle (d’estate si suda, ma anche d’inverno si perde almeno ½ litro di acqua con la cute, quota che aumenta in caso di attività fisica), con la respirazione (anche qui la quota normale è di circa ½ litro al giorno con un aumento in caso attività fisica ed incremento della temperatura ambientale), le feci.
Le condizioni patologiche che richiedono un’aumentata introduzione di acqua sono la disidratazione, la calcolosi, le ustioni soprattutto se estese, i traumi, mentre richiedono un monitoraggio dell’introduzione dei liquidi le insufficienze gravi epatica e renale, lo scompenso cardiaco, etc.
Il messaggio finale di questo primo racconto sull’acqua è quindi la necessità di assumere giornalmente una idonea quantità di acqua che deve essere di almeno 2-2,5 litri al giorno.
Quale acqua bere sarà discusso in una prossima puntata.
La carenza di acqua o la volontà di non bere crea progressivamente un’impossibilità per l’organismo umano di svolgere tutte le sue normali attività metaboliche: queste si svolgono infatti sempre in ambiente idrico. Tutte le cellule corporee (tranne quelle adipose) sono infatti composte da una percentuale maggiore del 60% di acqua e la carenza di quest’ultima determina la disidratazione delle cellule che “raggrinziscono” fino a morire: quando ci esponiamo ad esempio per molto tempo alla luce diretta del sole, lo strato cellulare esterno della pelle si disidrata e muore, si secca e il risultato estetico è quello che “ci spelliamo”.
Se la quantità normale di sangue di un individuo adulto sano è di circa 5 litri, se si manifesta una sua riduzione progressiva al di sotto dei 3,5 litri si assiste alla progressiva perdita di coscienza e alla morte. Ciò si verifica fondamentalmente perché le cellule del cervello si disidratano e muoiono con drammatiche conseguenze sul cervello e sull’individuo coinvolto. Il primo segnale della disidratazione è la sete, con secchezza della bocca: se non si beve si possono manifestare minore reattività, aumento della frequenza cardiaca e del respiro, confusione mentale, capogiri a causa della riduzione della pressione arteriosa. Dell'acqua quindi non si può fare a meno, pena progressivi gravi effetti sulla vita cellulare e quindi dell’individuo. In altri termini se non c’è acqua non c’è vita ed è per questo motivo che si ricerca la presenza di acqua nell’universo: infatti la sua presenza può fare presupporre la presenza di vita.
Sul pianeta terra non tutte le regioni sono ricche d’acqua: secondo quanto diramato dall’Onu a causa della mancanza di acqua potabile, ma anche di adeguati servizi igienico sanitari, muoiono circa otto milioni di persone all’anno, di cui oltre un milione di bambini.
La quota di acqua presente nell’organismo umano sano varia inoltre con l’età: infatti è di circa il 70% nel bimbo in quanto l’ossificazione non è completa, scende al 60% nel maschio adulto e al 50-55% nella femmina adulta (che presenta naturalmente una maggiore quota di grasso rispetto all’uomo), mentre nell’anziano scende al 50% raggiungendo anche valori del 40% nei pazienti centenari. E’ chiaro che la sete regola la nostra introduzione d’acqua e quindi l’idratazione del nostro organismo: se però ci si abitua a bere poco, la sensazione di sete diverrà meno evidente e quindi si sarà più esposti alla disidratazione. La riduzione del senso di sete si manifesta normalmente nell’anziano che quindi più facilmente potrà disidratarsi ed essendo l’anziano un organismo “fragile” potrà facilmente manifestare sintomi ed avere conseguenze fisiche (si pensi ad esempio alle frequenti cadute cui gli anziani sono soggetti).
Risulta perciò importante per la vita un’idonea assunzione giornaliera di acqua: la quota giornaliera raccomandata è di circa 2-2,5 litri, quota che varia ovviamente in rapporto alle condizioni fisiche del paziente, alla sua attività fisica, alla temperatura ambientale e corporea, alle condizioni patologiche associate. Infatti le normali perdite idriche corporee si manifestano con le urine, la pelle (d’estate si suda, ma anche d’inverno si perde almeno ½ litro di acqua con la cute, quota che aumenta in caso di attività fisica), con la respirazione (anche qui la quota normale è di circa ½ litro al giorno con un aumento in caso attività fisica ed incremento della temperatura ambientale), le feci.
Le condizioni patologiche che richiedono un’aumentata introduzione di acqua sono la disidratazione, la calcolosi, le ustioni soprattutto se estese, i traumi, mentre richiedono un monitoraggio dell’introduzione dei liquidi le insufficienze gravi epatica e renale, lo scompenso cardiaco, etc.
Il messaggio finale di questo primo racconto sull’acqua è quindi la necessità di assumere giornalmente una idonea quantità di acqua che deve essere di almeno 2-2,5 litri al giorno.
Quale acqua bere sarà discusso in una prossima puntata.
dott. Fulvio Fiorini
primario di Nefrologia e Dialisi dell’Ulss 5 Polesana
specializzato in Scienza dell’alimentazione
primario di Nefrologia e Dialisi dell’Ulss 5 Polesana
specializzato in Scienza dell’alimentazione
Articolo di Domenica 15 Agosto 2021
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