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TRANSIZIONE ENERGETICA

Non abbiamo più tempo, ma la Regione Veneto invece di spingere per le rinnovabili tira il freno a mano

Perché quella energetica è una emergenza: il nuovo libro di Nicola Armaroli, dirigente di ricerca al Consiglio Nazionale delle Ricerche

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ROVIGO - Il Pnrr lo mette al primo punto della transizione energetica per contrastare la CO2 prodotta dall'agricoltura (LEGGI ARTICOLO) in Emilia Romagna l'agrovoltaico può occupare fino al 10% del terreno agricolo nelle aree individuate dalla Regione, in Veneto invece la Coldiretti pretende una Legge che lo vieti, adducendo motivazioni definite dagli ambientalisti di Legambiente come "battaglie di retroguardia condite da strumentalizzazioni, demagia e fake news"  (LEGGI ARTICOLO) come per esempio quella del consumo di suolo agricolo.

 Per preservare la biosfera e la stessa continuazione della civiltà moderna, la transizione verso fonti di energia ecosostenibili è diventata ormai una necessità inderogabile: ogni secondo, nel mondo si bruciano 250 tonnellate di carbone, 180.000 litri di petrolio e 125.000 metri cubi di gas, immettendo – sempre ogni secondo – 1.100 tonnellate di CO2. Ogni anno preleviamo dalle viscere della Terra 10 miliardi di tonnellate di carbonio fossile (petrolio, carbone e gas) e li disperdiamo in atmosfera sotto forma di 34 miliardi di tonnellate di CO2. Il meccanismo non è più sostenibile: dal 1958 ad oggi su ogni metro quadrato del pianeta insistono 2 watt extra di energia termica prodotta dal cosiddetto riscaldamento globale generato dalla produzione di energia immettendo CO2 in atmosfera.

Delle alternative ai combustibili fossili esistono, ma tra le quattro carte che si possono giocare, quella del sole è la più importante sia in termini quantitativi che pratici. L'energia da fotovoltaico, che non emette alcuna CO2, per i prossimi 30 anni potrebbe salvare il pianeta in attesa della transizione verso le celle ad idrogeno, vediamo perchè.

Bruciando combustibili in maniera tradizionale otteniamo tanta energia e produciamo una sostanza innocua e addirittura commestibile per le piante, la CO2.

Purtroppo, non è un meccanismo perfetto: nella CO2 vi sono due doppi legami chimici carbonio-ossigeno che assorbono i raggi infrarossi riemessi dalla Terra come calore, che viene così intrappolato. Inoltre, le piante riescono a "mangiare" solo metà della CO2 di scarto; il resto si accumula inesorabilmente in atmosfera. In pratica, il nostro “rifiuto innocuo” intesse una sorta di coperta termica atmosferica e innesca un processo di riscaldamento globale artificiale: è l’effetto serra antropogenico, motore del cambiamento climatico.

Gli scienziati devono convincere l’opinione pubblica di una minaccia totalmente invisibile come un virus, e che agisce in modo persino più subdolo di un virus. La molecola di CO2 resta stabile per secoli nell’atmosfera, che invece si rimescola completamente in circa un anno.

Secondo il laboratorio della NOAA del governo degli Stati Uniti, che si trova a Mauna Loa, sulle Isole Hawaii non c'è più tempo da perdere. Le misure sono cominciate nel 1958 e, da allora, la concentrazione media annuale di CO2 in atmosfera è passata da 315 a 415 ppm: un aumento del 32%.

E' necessario abbandonare, il più in fretta possibile, i combustibili fossili. Si chiama transizione energetica verso le fonti rinnovabili. "Sarà un processo lungo, che ci chiede di mettere da parte idee consolidate, perché non possiamo progettare il nostro futuro energetico (e non solo quello) con le idee vecchie che ci troviamo scolpite in testa: ne servono di completamente nuove" afferma Nicola Armaroli nel suo nuovo libro "Emergenza energia. Non abbiamo più tempo" (Nicola Armaroli - Edizioni Dedalo 2021).

Le possibilità per la transizione energetica sono: la prima, di gran lunga più rilevante in termini quantitativi, è l’energia solare che può essere sfruttata, attraverso varie tecnologie, sia direttamente (ad esempio, pannelli solari termici e fotovoltaici) che indirettamente (impianti eolici, idroelettrici, a biomasse, correnti marine: è sempre il sole che in ultima analisi alimenta questi impianti). L’energia solare viene considerata “rinnovabile” in quanto il sole continuerà a illuminare la terra per centinaia di milioni di anni, un periodo sostanzialmente infinito.

La seconda è l’energia nucleare da fissione di elementi chimici pesanti (ad esempio, uranio, non rinnovabile) o da fusione di elementi leggeri (deuterio e trizio, largamente disponibili, anche se il trizio va “fabbricato”). La terza è l’energia geotermica, ovvero il calore ad alta temperatura imbrigliato nel sottosuolo terrestre che in alcune regioni limitate del pianeta (come l’Islanda o la Toscana) giunge in prossimità della superficie, oppure quello a bassa temperatura, disponibile ovunque. La quarta e ultima (anche in ordine di importanza) è l’energia di interazione gravitazionale (terra-luna e terra-sole) che in alcuni punti del pianeta, ad esempio nel nord della Francia, muove enormi masse di acqua (maree), che possono venire impiegate per produrre elettricità.

Il tempo è scaduto: prendiamone atto e mettiamoci a correre lungo la strada di una lunga e difficile transizione verso le fonti rinnovabili che non inquinano, come il fotovoltaico.
Articolo di Mercoledì 1 Settembre 2021

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