STAMPA ROVIGO
L'origine della stampa in Polesine. Un racconto iniziato durante la Serenissima
Franco Rizzi racconta quelli che sono stati gli albori della stampa nella provincia di Rovigo e quanto sia stato comunque difficile espanderla nel territorio
0Succede a:



Parecchi stampatori furono costretti ad emigrare o a chiudere la tipografia. Abbandonata la capitale dogado, molti si sparsero nell'entroterra venero: da Bergamo a Udine, da Belluno a Padova. Uno di questi artigiani lagunari scelse Rovigo come sua nuova residenza: Daniele Bissuccio, cui nel secolo scorso gli fu dedicata una via. Le sue prime edizioni recano la data del 1624, le prime rodigine in assoluto e nel Polesine della Dominante, fra Badia e Adria, compreso fra Adige e Canalbianco; quello pontificio della Transpadana Ferrarese, tra Canalbianco e Po, da Melara ad Ariano dipendeva dagli stampatori di Ferrara ovviamente
Il primo libro edito fu il Commentario sulle leggi venete di Girolamo Bonifacio. Nel frontespizio in bianco e nero le note tipografiche, in posizione centrale lo stemma dello stampatore: un albero frondoso con un serpente attorcigliato sino alle foglie, sullo sfondo un paesaggio agreste con montagne. Lo stemma aziendale è inserito in una cornice ovale con fregio sormontato da due putti alati.
A destra e a sinistra del logo di Daniele Bissuccio la nota manoscritta Baldasar Bonifacio; in antiporta un altro appunto amanuense, Munus auctoris, beneficentissimi et honorificanrtissimi patri mei. Sul retro del frontespizio ancora un appunto ci informa che detta edizione fu ristampata a Venezia nel 1844, indi la dedica all'Eccellentissimo Senato
veneto.
La prima lettera maiuscola del proemio è ornata, alquanto minuto il corsivo. Il testo vero e proprio occupa solo i 3/4 del foglio in senso orizzontale, un classico esempio di edizione marginosa. La composizione tipografica era così strutturata onde lasciare spazio alle note, non disposte a pié di pagina ma a destra di chi leggeva. Il testo è in carattere tondo, le note in corsivo minuto, stampa nitida e regolare per tutte le 251 pagine, veramente una bella edizione.
Il prototipografo rodigino deve essere morto ai primi del 1631, molto probabilmente a causa della peste manzoniana. Più precisamente il nome di Daniele Bissuccio compare in un atto notarile del 24 giugno 1630.
Il decesso deve collocarsi probabilmente tra la fine di quell'anno e i primi mesi del 1631, pur se non sono stati trovati documenti legali in merito, tipo testamento. Invece dalla tipografia Bissuccio nel 1631 escono le prime edizioni con la sottoscrizione Appresso Giacinto e Marin Bissuccio, i due figli, come dimostrano numerosi rogiti notarili, saranno gli stampatori ufficiali sulle rive dell'Adigetto sino a dopo il 1680.
Importante porre nella giusta luce il primo settennato della stampa rodigina: libri che, per veste tipografica e contenuto, niente hanno da invidiare alla produzione editoriale nell'intero dogado. Accanto ad opuscoli encomiastici tipici dell'epoca ed a produzioni liturgiche come la committenza imponeva, troviamo vere e proprie opere letterarie in italiano e in latino: buona carta, legature di pregevole fattura, stampa perfetta, contenuti di vaglia.
Nelle edizioni di Daniele Bissuccio riscontriamo la perizia dello stampatore nato e cresciuto a Venezia, la capitale del libro e la sua officina grafica doveva appartenere alla corporazione delle Arti di Commercio e d'industria
Articolo di Domenica 12 Settembre 2021
Crea un profilo personale e accedi a una serie di servizi esclusivi su RovigoOggi.it



