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GREEN ECONOMY

Obiettivo 2030 di produzione di energia pulita da agrovoltaico lontanissimo: solo lo 0,067% in Veneto e 0,13% in provincia di Rovigo

L'associazione Coldiretti continua a strillare contro le rinnovabili perchè Comuni, Provincia e Regione Veneto le danno ancora credito

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ROVIGO – Niente da fare, Coldiretti continua a fare orecchie da mercante e non si vuole arrendere alla necessità che almeno l’1% del territorio agricolo nazionale, oggi utilizzato per oltre il 72% per colture intensive per l'alimentazione animale, dovrà essere riconvertito a produzioni più rispettose dell’ambiente, garantendo la coltivazione del terreno, e con la contestuale produzione di energia elettrica da fotovoltaico a zero emissioni di C02.
Lo scrive nero su bianco anche il Governo nell'approvare il Pnrr dove l'agrovoltaico è la "cura" per il 20% delle emissioni di Co2 in atmosfera prodotte, proprio, dall'agricoltura (LEGGI ARTICOLO).

L’Enea, massima autorità di ricerca in Italia in materia di energia, ambiente e sviluppo sostenibile, considera il “minimo sindacale” per un avvio di transizione energetica, l'uso dell'1% del terreno agricolo ad agrovoltaico. Le Regioni si stanno adeguando, qualcuna con entusiasmo, come l’Emilia Romagna, dove il limite è 10 volte tanto, ovvero fino al 10% del terreno agricolo consentito per impianti agrovoltaici, alcune in ritardo come il Veneto (LEGGI ARTICOLO), dove la proposta di LR n.41 di Coldiretti di voler “castrare” il Ptrc approvato dalla Regione il 30 luglio 2020, che aveva già individuato le aree dove poter intervenire con impianti non a terra, ma sollevati dal suolo, deve superare una serie di osservazioni di legittimità e costituzionalità del provvedimento (LEGGI ARTICOLO).

Dopo aver perso il ricorso al Tar in cui Coldiretti chiedeva la sospensiva all’autorizzazione regionale per il progetto agrovoltaico di Loreo, quello del partecipato pic nic di Pasquetta di Coldiretti, mentre tutta l’Italia era in lockdown per il Coronavirus, l’associazione di via Alberto Mario a Rovigo continua a battere i pugni contro qualsiasi iniziativa "utile" per la produzione di impianti di medie dimensioni a Rovigo ed in provincia. Per essere utile alla collettività, quindi non utile per il singolo, un impianto non può essere troppo piccolo, soprattutto in considerazione del fatto che entro il 2030 il fabbisogno di energia elettrica da fotovoltaico dovrà essere di almeno, ulteriori, 48GW ovvero 1.000 impianti da 50 MW con target 64GW entro il 2030.

“Quello che avevamo previsto si sta realizzando - commenta il presidente di Coldiretti Carlo Salvan - un lento e diffuso assalto all’agricoltura, dove la provincia Rovigo è diventata quasi il caso più emblematico per via della grande disponibilità di terreno pianeggiante" riferendosi al fotovoltaico su terreno agricolo continuando a definirlo, anche se proposto come agrovoltaico, "caso emblematico di consumo del suolo e scempio paesaggistico”. Il fotovoltaico non consuma proprio nulla e non vi è alcuna sentenza in Italia che consideri un impianto fotovoltaico, soprattutto se agrovoltaico, responsabile di “consumo di suolo”, ma tant'è ...

“L’assedio che avevamo annunciato all’inizio di questa battaglia è sotto gli occhi di tutti – prosegue Salvan -, le norme che possano disciplinare il saccheggio di terreno fertile tardano ad arrivare e i progetti si moltiplicano negli uffici regionali” afferma Coldiretti richiamando la Regione Veneto all'estensione della Legge 41 così come formulata da Coldiretti, ed aggiunge: “Ci teniamo a sottolineare l’importanza del parere delle amministrazioni comunali, che seppure non vincolante, rientrano nella serie di valutazioni. Diventa fondamentale l’indirizzo dato dai Comuni in quanto il Comune è l’ente espressione del territorio locale e conoscitore delle esigenze di una comunità - conclude Salvan –. Rovigo è stato il primo comune a dare parere negativo a progetti come questo”.

Il "parere negativo non vincolante dei Comuni" diventa quindi per Coldiretti lo strumento necessario, viene definito infatti "fondamentale" per vincere la "battaglia", per servire su un piatto d'argento la possibilità alla Regione Veneto di bocciare i progetti sul nascere con la giustificazione "il territorio non lo vuole" scaricando quindi la responsabilità del diniego dell'autorizzazione dalla Regione, ente che dovrebbe valutare i progetti da un punto di vista tecnico e successivamente socio economico, alle singole amministrazioni comunali che rischiano, quindi, vista la fondamentalità del loro parere "non vincolante", di venir chiamate in giudizio dai proponenti dei progetti.

"L’auspicio è che la politica a tutti i livelli, velocemente, indichi come gestire la transizione ecologica, senza scambiare i progetti green per operazioni speculative che in realtà cancellano il paesaggio e ci tolgono una cosa preziosa come il suolo fertile” insiste Coldiretti impartendo il niet categorico all'agrovoltaico a Comuni, Provincia, Regione e Governo, unico per il momento a pensarla in maniera diametralmente opposta.

La verità è che il Veneto è in ritardo clamoroso rispetto all'1% minimo indicato da Enea, con una produzione di fotovoltaico su terreno agricolo pari allo 0,067%, la provincia di Rovigo è in grave ritardo con lo 0,13%, ma la cosa più allarmante è il credito che viene dato ai presunti allarmi, giudicati da Legambiente una accozzaglia di demagogia condita da fake news (LEGGI ARTICOLO), di Coldiretti che rimane immobile nella sua posizione conservativa, integralista, contraria all'ambiente ed allo sviluppo sostenibile di un territorio, soprattutto come il Polesine dove la ricaduta degli investimenti in campo, ma soprattutto l'aumento occupazionale del comparto, farebbe solo che bene per la provincia Cenerentola del Veneto.
Articolo di Martedì 14 Settembre 2021

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