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Obbligo vaccinale per i sanitari: Dove sta la loro tutela?

L'avvocato del foro di Rovigo Fulvia Fois spiega come "la libertà di scelta soccombe di fronte al diritto alla salute altrui" nel caso dei professionisti sanitari no vax, sospesi dal servizio, ma...

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Care lettrici e cari lettori,
questa settimana voglio trattare con voi un tema spinoso e relativo al labile confine tra libertà di autodeterminazione e rispetto della libertà altrui.
Sto parlando dell’obbligo vaccinale per i professionisti sanitari, di quali siano i rischi ma anche gli strumenti di tutela per chi sceglie di non vaccinarsi.

Fino ad ora in Italia sono circa 728 i medici sospesi perché hanno rifiutato di vaccinarsi, senza considerare gli altri 208 che sono stati “riabilitati” dopo aver deciso di procedere alla vaccinazione.
Come ben sappiamo, il decreto-legge 1 aprile 2021, n. 44 ha introdotto l’obbligo vaccinale per tutti gli operatori sanitari, gli esercenti le professioni sanitarie e gli operatori di interesse sanitario che svolgono la loro attività nelle strutture sanitarie, sociosanitarie e socio-assistenziali, pubbliche e private, nelle farmacie, parafarmacie e negli studi professionali.

L’obbligo ha ben presto fatto indignare migliaia e migliaia di persone che inneggiando alla Carta Costituzionale hanno difeso e difendono tuttora la propria libertà di scelta, nonostante il Consiglio di Stato abbia sottolineato senza tanti giri di parole che in alcuni casi – come ad esempio quello di una pandemia globale - la libertà di scelta soccombe di fronte al diritto alla salute altrui.
In effetti, diverse sono le pronunce che depongono a favore di questa tesi.

Ad esempio, con tre ordinanze del 16 agosto u.s., il Tribunale di Roma ha respinto i ricorsi di tre sanitari che non volendo vaccinarsi per giustificati motivi di salute, e non potendo essere reimpiegati in altre mansioni nella struttura presso cui lavoravano, sono stati posti in aspettativa non retribuita per tre mesi.
Secondo i Giudici, infatti, per l’operatore sanitario la vaccinazione è non solo un obbligo “al fine di tutelare la salute pubblica”, ma anche un requisito essenziale per lo svolgimento di determinate attività, al fine di “mantenere adeguate condizioni di sicurezza nell’erogazione delle di cura e assistenza da parte dei suddetti soggetti”, ergo una misura per l’adempimento dell’obbligo di sicurezza sul luogo di lavoro ex art. 2087 Codice Civile che, se disattesa senza giustificato motivo, legittima l’allontanamento del dipendente dalla struttura senza retribuzione.

In questo senso, anche il T.A.R. di Trieste, con una recentissima pronuncia, ha evidenziato che la vaccinazione per i sanitari ha un’indubbia valenza pubblicistica, giacché garantisce la continuità delle prestazioni sanitarie e, di conseguenza, l'efficienza del Servizio sanitario nazionale, considerato che la vaccinazione del personale sanitario riduce notevolmente la possibilità che i soggetti maggiormente esposti al contagio contraggano la malattia in forma grave con inevitabile aumento dei ricoveri in terapia intensiva.

L’argomentazione, senz’altro logica e coscienziosa contrasta però inevitabilmente con l’opinione di chi ritiene che il mero scopo preventivo del vaccino – essendo pressoché impossibile, allo stato dei fatti, conoscere l’effettiva efficacia, nonché gli effetti a lungo termine dello stesso – non sia un motivo sufficiente a mettere in gioco la propria salute.
Alcuni proprio non ci stanno e sono ormai innumerevoli i ricorsi presentati da medici, infermieri e OSS davanti ai TAR di tutta Italia: in Friuli Venezia Giulia 200 medici hanno presentato ricorso e sono ora in attesa di conoscere il responso dei Giudici.
Oltre a ciò, si stima che circa l’80% dei medici e operatori sanitari non vaccinati – e magari già sospesi - come da obbligo contro il Coronavirus ancora lavora.

COSA NE PENSO IO?
È innegabile che gli operatori sanitari siano i soggetti maggiormente esposti al contagio da Covid-19 ma credo altresì che si debba sempre rammentare che si tratta di essere umani e in quanto tali devono poter essere liberi di scegliere se vaccinarsi o meno senza rischiare la sospensione dal lavoro.
Ad oggi, per essere franchi, non riesco a concordare con l’imposizione di un vaccino di cui non si conoscono gli effetti sulla persona né sull’immediato né sul futuro.
Neppure lo Stato Italiano ne è a conoscenza tant’è che pretende la sottoscrizione di una liberatoria. Se non ci fossero concreti rischi non ci sarebbe la necessità della liberatoria di massa.

Chi paga i danni di una vita rovinata?
Ciò a mio parere assume le sembianze di una vera e propria “roulette russa” in cui chi si sottopone al vaccino “obbligatorio” potenzialmente rischia un danno alla salute e alla propria vita senza poter godere di una copertura risarcitoria dello Stato.
Ritengo che chi è obbligato a vaccinarsi per il bene degli altri debba essere tutelato e pienamente risarcito in ipotesi di danni alla sua salute.

Servono maggiori informazioni scientifiche chiare e precise, senza le quali nessuno di noi può fare una scelta consapevole e responsabile.
Faccio poi molta fatica a comprendere il comportamento quasi “razzista” delle persone vaccinate (che dovrebbero sentirsi protette, altrimenti non avrebbero fatto il vaccino) nei confronti di chi non è vaccinato e questo mi sembra quasi un’incitazione implicita alla discriminazione. Credo sia ora di smetterla ritrovando quell’umanità che con il loockdown da Covid sembra essersi smarrita.

Ditemi cosa ne pensate Voi, potete suggerirmi argomenti e questioni affrontare scrivendomi all’indirizzo e-mail dirittoetutela3.0@gmail.com o compilando il form che trovate sul sito www.dirittoetutelafois.com o www.studiolegalefois.it.
 
Avv. Fulvia Fois
Articolo di Domenica 19 Settembre 2021

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