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Storia di Ebrei condannati per interessi economici e per la ragion di Stato

Andrea Molesini ha affascinato il folto pubblico in Abbazia della Vangadizza a Badia Polesine (Rovigo) coinvolgendolo nelle trame del suo sesto recentissimo romanzo: “Il rogo della Repubblica”

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BADIA POLESINE (Rovigo) – Venerdì 24 settembre in Abbazia della Vangadizza, il Gruppo di lettura "Un libro per amico" ha ospitato Andrea Molesini, un signore della scrittura che ha affascinato il folto pubblico coinvolgendolo nelle trame del suo sesto recentissimo romanzo: Il rogo della Repubblica. L’incontro con l’autore è stato organizzato nell’ambito degli appuntamenti per la quinta edizione della maratona di lettura promossa dalla Regione Veneto col patrocinio del Ministero dell’Istruzione, che quest’anno aveva per filo conduttore il tema dell’acqua. Sono stati coinvolti la biblioteca Bronziero, il gruppo di lettura “Un libro per amico”, la Casa del sorriso, la scuola paritaria Paola di Rosa, l’istituto superiore Primo Levi e gli amici dello spritz la cui iniziativa “Anche nel prosecco c’è acqua” è stata segnalata sul tg3 Veneto. A moderare la serata c’era Mirka Tolini, mentre a Franca Rigobello è spettato l’impegno della lettura di alcuni brani del libro.

Nell’occasione Molesini, vincitore di un Campiello e testimonial della kermesse “Il Veneto legge”, ha portato alla luce alcuni elementi poco conosciuti della storia di Venezia, facendolo dal punto di vista privilegiato dello studioso che vive nella città lagunare, arricchendo però la serata con aneddoti curiosi e molto divertenti. L’ha fatto con semplicità, fuori dalle dinamiche dei talk show, spiegando anche alcuni “trucchi” del mestiere utilizzati per raccontare, attraverso la realtà parallela del romanzo storico, vicende rintracciabili nelle cronache odierne. Molto applaudita, infatti, la punzecchiatura sul confronto culturale fra gli attuali politici e gli ambasciatori di Venezia che “…conoscevano almeno quattro lingue”.    

Il romanzo è ispirato da un fatto reale di antisemitismo non infrequente (LEGGI ARTICOLO su “Una storia di calunnia del sangue”),

sullo sfondo di contrapposti interessi economici fra Banchi dei pegni  e Monti di pietà, con un inusuale epilogo drammatico.

Correva l'anno 1480 quando la Repubblica di Venezia processava e condannava a morte tre cittadini di fede ebraica a Portobuffolè, identificati come gli artefici del rapimento di un bambino cristiano per compiere un sacrificio rituale di sangue durante il periodo pasquale. Il graffiante percorso narrativo dipinge in un mix storico-immaginifico (soprattutto in Boris da Candia ) una bolla sociale periferica consumata fra cattiveria, ipocrisia e viltà, in cui l’uomo di fa lupo dell’uomo per un favore politico, una convenienza economica o per cieca sottomissione e dove gli innocenti, allora come ora, sono vittime dell'eterna lotta tra interessi religiosi ed economici da tutelare.

Nel buio narrato d’intrighi, dai palazzi ai bassifondi, ai bordelli, alle carceri, attraverso le stanze delle torture codificate e le esecuzioni pubbliche, lo strazio dei perdenti soggiace all'esultanza dei vincitori. Il rogo della Repubblica insomma affronta il tema dell’ostilità nei confronti dei diversi, in cui si evince che se il potere non è mai giusto perché fa prevalere la ragion di stato sulla verità ma, si capisce anche che la giustizia non può trionfare senza un effettivo potere.

È un bel romanzo conferma le qualità dell’autore, scritto con cura e meritevole di essere letto.

Il commento finale di Mirka Tolini non lascia spazio a dubbi, quando dice: “Si è trattato di una serata ben riuscita, Molesini si è confermato un grande affabulatore in grado di catturare l’attenzione dei presenti che hanno seguito in religioso silenzio l’Autore, interrotto di quando in quando da fragorosi e convinti applausi”.

Ugo Mariano Brasioli

Articolo di Domenica 26 Settembre 2021

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