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GREEN ECONOMY

Agrovoltaico di Boara Polesine: dalla commissione l'invito a prendere tempo con la Regione

In terza commissione consiliare, urbanistica e ambiente, aperta ai proponenti del progetto da 70 milioni di euro alle porte di Rovigo, dalla giunta di Edoardo Gaffeo solo gli assessori Giuseppe Favaretto e Dina Merlo

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ROVIGO - Sbarca in Terza commissione consiliare il progetto della società Agrovoltaica, controllata da Egea (LEGGI ARTICOLO) che è intervenuta a palazzo Nodari con il suo presidente Marco Cerchio, insieme alla società rodigina Aiem che sarà la realizzatrice dell’impianto in qualità di Epc, Confindustria e la proprietà agricola del terreno che continuerà a produrre, in maniera biologica certificata.


L’incontro, promosso dal direttore territoriale di Rovigo di Confindustria Venezia - Rovigo Massimo Barbin, insieme ad Egea, è stato quello di sgomberare il campo rispetto alle notizie false che riguardano la materia del fotovoltaico sui terreni agricoli (LEGGI ARTICOLO) e per informare la commissione del preavviso di diniego ricevuto dal proponente da parte del comitato tecnico regionale della Commissione Via che cita espressamente il parere reso dall’amministrazione comunale di Rovigo attraverso la delibera di giunta comunale n.95 del 12 aprile 2021.

Il comitato tecnico regionale infatti, lo scorso 27 agosto, in riferimento alla seduta del 21 luglio 2021, ha motivato il proprio parere negativo, tra l’altro, citando espressamente, ed in più punti, il No ricevuto dal “territorio” facendo riferimento a Provincia e Comune di Rovigo.

La Provincia, visto che aprile ad oggi è “cambiato il mondo” in materia di rinnovabili, dall’adesione al Next Generation Eu da parte dell’Italia, alla promulgazione del Pnrr, all’approvazione del Pniec che sancisce la quantità minima di energia da fotovoltaico da produrre tassativamente entro il 2030 (LEGGI ARTICOLO), un obiettivo difficilmente raggiungibile se non si cambieranno le regole autorizzatorie, in parte già fatto dal Decreto semplificazioni,  ha modificato il parere reso alla Regione ed è diventato positivo a patto che… ovvero ponendo delle prescrizioni che sono in discussione con il proponente.

Il Comune di Rovigo, invece, no e, come ribadito più volte in Terza commissione dall’assessore Dina Merlo, sarebbe intenzionato a non fare nulla visto che “la decisione non spetta a noi, abbiamo dato solo un parere consultivo non vincolante” ha recitato l’assessore all’ambiente Merlo sul copione caro a Coldiretti, per nulla toccata dai benefici ambientali che un impianto del genere potrebbero portare all’economia, al lavoro, ai cittadini, all’amministrazione, ai residenti, ma soprattutto all’ambiente. Dire No all'impianto in questione equivale ad immettere in atmosfera 33.000 tonnellate annue di Co2 ovvero come rinunciare ai benefici dell'equivalente di 2.000 ettari di bosco piantumato a conifere, che compenserebbero l'inquinamento da Co2 del mancato impianto.

Barbin ha spiegato i motivi di natura tecnica che hanno portato la commissione regionale ad esprimersi annunciando che il progetto verrà bocciato. Il primo, più importante e significativo, è che il Pat del Comune di Rovigo non si è adeguato al Ptrc regionale. Non lo era al tempo del parere reso ad aprile, ma è inequivocabilmente inadempiente oggi, visto che il Comune di Rovigo aveva 12 mesi di tempo per adeguarsi, ma non l’ha fatto.

La questione è che per la Regione del Veneto l’area è definita come Agropolitana, per la giunta comunale invece, ad aprile scorso non lo era, ma se ad aprile 2021 questa poteva non essere falso, visto che l’Urbanistica a Rovigo è “in ritardo”, sostenere oggi che non lo sia è un “ragionevole dubbio che merita approfondimenti” ha evidenziato più volte Barbin suggerendo una attenta riflessione in merito.

“Uno dei due, il Comune o il proponente, ha sicuramente ragione - ha evidenziato il direttore di Confindustria - pende un ricorso al Tar contro il Comune di Rovigo, e non vorremmo che uno dei due ne pagasse le conseguenze” invitando alla cautela o almeno ad un approfondimento.

La seconda questione tecnica sollevata dalla commissione regionale è che l’area sia, per il Comune di Rovigo, una area ad alta produzione agricola. “Non lo deve dire il Comune - ha richiamato il direttore Barbin - ma lo decide Avepa, che ha utilizzato per il Ptrc lo stesso agronomo del 2009 che ha asseverato agli atti che NON è una area ad alta densità agricola”.

La terza questione è che che l’amministrazione comunale ha fornito un giudizio socio economico di natura politica. “A nostro avviso il giudizio non è motivato, non ci sono disagi, nessun aggravamento della situazione attuale, nemmeno dal punto di vista estetico o visivo, solo punti a favore” ha concluso Barbin lasciando spazio alla presentazione del progetto del valore di 70 milioni di euro in commissione consiliare effettuata dal proponente.

L’assessore ai lavori pubblici Giuseppe Favaretto ha ricordato come il voto di giunta comunale non sia stato un voto negativo per questioni tecniche, ma solo per questioni urbanistiche. Favaretto si è dichiarato d’accordo con le rinnovabili, ma “il motivo del parere negativo è di natura pregiudiziale per non compatibilità - ha affermato l’assessore - se da aprile ci sono stati sviluppi ed approfondimenti, è ragionevole la proposta di Barbin di prendere tempo. L’amministrazione dovrebbe prendere tempo visto che mercoledì è stato invitato il sindaco, o chi per lui, in commissione tecnica regionale”.

La proposta è stata quindi quella di chiedere di comunicare con la commissione regionale di dare tempo all’amministrazione rodigina per una eventuale chiarificazione di eventuali dubbi, ma l’assessore Dina Merlo ha ribadito, come sostiene Coldiretti nel proprio invito ai Comuni di dire No, per consentire alla Regione di bloccare i progetti (LEGGI ARTICOLO), che “il parere negativo del Comune è solo consultivo e di natura urbanistica e che la destinazione d’uso delle aree è in capo ai comuni” facendo intendere che per mercoledì il Comune non farà nulla.

Merlo, arroccata nella propria posizione, non ha voluto sentire ragioni nemmeno dalla lettura dei passaggi che citano il No del Comune di Rovigo nel preavviso di diniego regionale, anche il consigliere Mattia Milan capogruppo della Lista Menon, in un pacatissimo intervento di richiesta informazioni, per capire come e se il Comune possa dialogare con la commissione tecnica regionale ha affermato: “ho letto la delibera di giunta ed è chiaramente un atto politico della amministrazione, redatto da qualcuno e firmato dal dirigente Cavallaro in cui si afferma chiaramente che l’impianto ricade in area ad elevata utilizzazione agricola ed il parere tecnico urbanistico a cui fa riferimento l’assessore, che vieterebbe l’impianto, è solo un allegato alla delibera, negativa, di giunta”.

I lavori della commissione presieduta da Giorgia Businaro si sono conclusi con l’assessore Favaretto che ha ribadito che vi sarà una doverosa verifica con il segretario generale ed il legale del Comune per capire se l’amministrazione possa scrivere alla Regione di prendere tempo per gli approfondimenti necessari.

Presente alla seduta anche la presidente del consiglio comunale Nadia Romeo che si è dichiarata favorevole a chiedere un rinvio dei termini “per un progetto che potrebbe essere un fiore all’occhiello per l’innovazione ed il territorio. Le questioni sollevate sono da approfondire maggiormente”.
Articolo di Lunedì 27 Settembre 2021

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