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CASA DEL SORRISO

Da Badia Polesine alla prefettura di Rovigo con i sindacati: Casa amara per i lavoratori

I dipendenti della Casa del Sorriso in stato di agitazione, vanno dal prefetto con il Presidente Tommaso Zerbinati ed il Sindaco Giovanni Rossi per tentare una mediazione

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ROVIGO -  Il personale della Casa del Sorriso di Badia Polesine è in stato di agitazione e una delegazione, accompagnata dalle sigle sindacali, è stata ricevuta in Prefettura a Rovigo.
La mattina del 6 ottobre davanti a palazzo Celio si sono dati appuntamento una trentina tra dipendenti e delegati; le rappresentanze, assieme al Presidente della casa di riposo Tommaso Zerbinati e al sindaco di Badia, Giovanni Rossi, si sono incontrati al cospetto del prefetto vicario Rosa Correale.


A far traboccare la goccia del vaso è stata l’indennità di disagio. Disagio dovuto al Covid 19 e a tutto quanto può comportare il lavorare in una comunità sanitaria di questi tempi. I lavoratori avevano chiesto 10 euro al giorno da settembre a dicembre, la direzione ha confermato 6 euro al giorno a partire da ottobre.

Roberta Denani, della Cgil, spiega come la situazione di disagio per chi lavora alla Casa del Sorriso si stia procrastinando da tempo. “Siamo qui perché la casa di riposo di Badia in questo momento versa in una situazione economica disastrosa; l’anno si chiuderà in rosso di 800mila euro, inoltre c’è un appalto in essere appena chiuso e definitivo che vede l’esternalizzazione di tre nuclei della casa del Sorriso, il che significa che i lavoratori a tempo determinato non vedranno confermato il loro contratto con l’ente, ma “slitteranno” nella cooperativa che ha già vinto l’appalto, ma che non fa risparmiare sui costi del servizio. Alla Casa del Sorriso inoltre ci sono le rette più alte rispetto a tutte le altre case di riposo, con una migrazione di ospiti dalla casa di riposo di Badia Polesine per andare in altre strutture.
Le “novità” di gestione del lavoro si sommano al fatto che ad ottobre sono state bloccate le ferie alle Oss, in virtù del fatto che manca personale. “Abbiamo apprezzato il forte intervento forte del sindaco Rossi in consiglio comunale, ma alla fine è andato solo a vantaggio solo dei pazienti con l’Alzheimer”.

Enrica Muraro, dipendente e delegata Uil, racconta più il clima respirato dagli operatori all’interno della struttura. “Stiamo parlando di un ente che doveva diventare una fondazione e ora esternalizzare parte del lavoro. Sono scelte suicide dopo 40 ospiti, su 168 posti, che si sono allontanati per andare in altre strutture. E non è colpa dei dipendenti; proprio i dipendenti sono riusciti attraverso il loro lavoro e rispetto dei protocolli e la propria abnegazione a fare in modo che la struttura fosse Covid free per tutto il tempo della pandemia. I dipendenti hanno coperto turni, malattie, sono arrivati prima al lavoro per  far fare i tamponi a tutti. Non ci stiamo ad essere trattati ora così”.

Siamo qui - incalza Francesco Malin della Cisl - perché abbiamo un mandato dall’assemblea dei lavoratori, il piano industriale per rientrare dal debito non c’è, siamo in attesa di averlo. Deve essere fatto un grandissimo elogio a tutti i lavoratori. Un centinaio sono i dipendenti di cui i precari sono una buona fetta. Continuano ad esserci carenze sia di personale infermieristico che di Oss. Deve essere dato un segnale di stima e fiducia al personale presente. Invece si preferisce si fare un ragionamento al ribasso sui costi di lavoro prima di strutturare il futuro. Il sistema va messo in discussione”.

“Siamo qui per rispetto e per accordo con le organizzazioni sindacali - dice Tommaso Zerbinati, presente nella sala della prefettura - Altri enti hanno esternalizzato non è cosa nuova. Il Covid ha amplificato problematiche. Abbiamo una lista d’attesa di circa 18 persone che vorrebbero entrare ma la casa di riposo non può numericamente accoglierli. I potenziali ospiti non possono entrare per mancanza di infermieri. Se siamo più costosi è anche perché offriamo servizi migliori”.
Articolo di Mercoledì 6 Ottobre 2021

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