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IL RACCONTO

Storia di un decennio

Formidabili quegli anni a Badia Polesine (Rovigo): cronistoria di una stagione politica irripetibile. Un testo di memorie utili in un tempo in cui tutti sembriamo afflitti dall’amnesia collettiva

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BADIA POLESINE (Rovigo) – Il 14 ottobre prossimo, al cinema Politeama di Badia Polesine sarà presentato il libro “scritto a quattro mani” di Edo Boldrin e Giulio Casarotto dal titolo “Storia di un decennio” (1994-2004), con lo scopo di rinverdire la memoria di quella che fu una stagione politico-amministrativa “irripetibile”.

Con la fine della Prima Repubblica, che coincise con le elezioni politiche del 1994, collassarono anche a Badia i Partiti tradizionali e si aprì un “laboratorio” in cui gli orfani della politica e alcuni esponenti della società civile tentarono un nuovo modo di amministrare il Comune, scevro dai vecchi rituali. “In quel laboratorio nacquero e si cementarono anche rapporti di amicizia che hanno sfidato il tempo, com’è successo fra me ed Edo”, ha sottolineato Casarotto.  L’idea del libro, maturata durante il lockdown, è nata dagli appunti dell’allora sindaco Boldrin che ha coinvolto nel progetto il suo Vice.

L’altra sera, all’emporio Borsari nel corso di un aperitivo fra alcuni reduci di quella stagione, Giulio Casarotto ha lanciato l’anteprima del libro, che sarà presentato ufficialmente al pubblico giovedì 14 ottobre e il cui ricavato sarà devoluto in beneficienza.

È stato Alberto Ferrari, estensore della prefazione, a riassumerne il contenuto partendo dal titolo di una vecchia canzone di Roberto Vecchioni che, a Suo dire, fotografa quella stagione che segnò il passaggio fra la Prima e la seconda Repubblica: “Formidabili quegli anni”.

Anni in cui, ricorda Alberto che “per ben sette di quei nove anni” ha ricoperto il ruolo di capogruppo di maggioranza, si sono aperte nuove prospettive e si pensò …almeno nel primo mandato del sindaco Boldrin, che “l'immaginazione fosse finalmente andata al potere”. Si respirava una certa aria nuova che pareva far contare di più la gente e stabilire un rapporto diretto tra amministratori e comunità civile… ed anche chi continuava a mantenere una tessera di partito sentiva che doveva aprirsi al nuovo modo di fare politica. Quell’aria nuova, che coincise con la prima elezione diretta del Sindaco, incontrò il consenso della cittadinanza.

Tuttavia, se era vero che alcuni partiti avevano ammainato bandiera, è altrettanto vero che i politici di “professione", dopo un primo smarrimento, avevano cominciato a riorganizzarsi e questo emerse già nel secondo mandato Boldrin (1999-2004) che vide la fine delle esperienze civiche e il ritorno della politica. “Ma furono, almeno a Badia, anni ugualmente formidabili - racconta Ferrari - perché si riuscì a far saltare alcune divisioni ataviche, creando un equilibrio che porto la città ad essere amministrata sulle cose concrete da fare, in nome di programmi condivisi che hanno influito anche sulle amministrazioni successive, come nel caso della realizzazione del parco dell’Abbazia (oggi parco Munari)”.

Quello presentato giovedì prossimo, come sottolinea lo stesso Ferrari, non è forse propriamente un testo di storia (troppo breve il tempo passato per poterlo giudicare senza passioni) e neppure un testo di cronaca (troppo coinvolti nella vicenda gli autori per averne una visione imparziale). È piuttosto un testo di memorie utili in un tempo in cui tutti sembriamo afflitti dall’amnesia collettiva, nella rincorsa dell’immagine e della comunicazione veloce sui social per cui siamo informati su tutto e tutti, ma non abbiamo poi il tempo di sedimentare le informazioni.

Ugo Mariano Brasioli

Articolo di Sabato 9 Ottobre 2021

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