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CULTURA

Ricostruita la storia degli Ebrei a Lendinara

Domenica è stato possibile ricostruire, almeno in parte, le tracce della presenza ebraica a Lendinara (Rovigo) e recuperare gli echi di una memoria ispirata al tema del dialogo

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LENDINARA (Rovigo) - Domenica 17 ottobre, Lendinara ha aderito alla ventiduesima edizione della Giornata Europea della Cultura Ebraica ideata per fornire opportunità di conoscenza su storia, tradizioni e vita ebraica anche a livello locale, per contrastare antichi e nuovi stereotipi. Il tema scelto per questa edizione, patrocinata dalla Comunità Ebraica di Padova, è “Dialoghi”, declinato nelle realtà delle località che hanno aderito. Nella fattispecie, sono state analizzate le testimonianze della presenza ebraica nelle Terre del Polesine e di Lendinara in particolare.

Passeggiando per il centro storico accompagnati dall’assessore Francesca Zeggio, in un tour guidato dal direttore della Biblioteca Nicola Gasparetto e Chiara dell’associazione culturale TeradaMar (presente la presidente Rossella Ruzza), è stato possibile ricostruire, almeno in parte, le tracce della presenza ebraica in Lendinara e recuperare gli echi di una memoria ispirata al tema del dialogo.

Dalle informazioni acquisite, si è appreso che i primi stanziamenti in questa zona risalgono al XIII secolo. Si trattava di Ebrei provenienti dall’Italia centrale richiamati dagli Estensi per gestire il credito. Le prime “condotte” (i contratti che stabilivano le condizioni per la residenza e per l'esercizio del prestito) di cui sia nota la stipula risalgono al 1386 per Lendinara (atto riguardante tale Musettino Finzi da Padova), al 1391 per Rovigo, al 1401 per Badia Polesine (dove prevaleva la presenza nordica askenazita). L’economia degli Ebrei era dunque principalmente legata all’attività prestatoria dei banchi dei pegni ma, almeno nel caso di Rovigo e Lendinara, anche al commercio tessile favorito dall’Adigetto come via di comunicazione e dalla presenza di un’industria di concia e laniera.

In ogni caso i nuclei presenti erano per lo più familiari e non si arrivò alla formazione di una vera e propria comunità. Solo a Rovigo, nel 1627, fu istituito il ghetto, un quadrilatero di case costituito da edifici che raggiungevano anche i cinque piani e che divenne una sorta di città nella città. Nel 1797 le armate napoleoniche aprirono le porte del ghetto, ma la libertà durò poco, infatti, due anni dopo gli Austriaci, tornando, reintrodussero le norme discriminatorie. Gli Ebrei comunque parteciparono anche alle battaglie risorgimentali fra questi, Emilio Levi un ufficiale dei granatieri, morì nel 1866 durante la rivolta popolare “del sette e mezzo” a Palermo.

Anche a Lendinara, ad alimentare i pregiudizi e frizioni con gli ebrei concorse l’attività svolta dal Monti di pietà (ancorché con finalità diverse rivolte al sostegno dei poveri), ma questo non impedì ai cristiani abbienti d’intrattenere rapporti con loro nel disbrigo degli affari. Complessivamente, con alterne vicende, la convivenza civile fu discreta e senza grossi conflitti.

L’intervento conclusivo di Giorgio Baccaglini nella Cittadella della cultura, attraverso l’esibizione di documenti originali ha permesso di ricostruire la fase più recente della presenza “obbligata” di tredici Ebrei Austriaci e Jugoslavi, smistati nell’ottobre del 1941 a Lendinara dal campo di concentramento di Ferramonti. Alloggiati in due locande, l’Agnello d’oro in via Fossa e Tripoli (poi Bianca Luna), vivevano con un sussidio statale di 4 lire ma con forti limitazioni personali (obbligo di firma tre volte al giorno) e di spostamento. Ciononostante, per loro fu un periodo tutto sommato tranquilli, anche per la bonomia delle autorità fasciste locali. Fu, infatti, il Podestà di Papozze Ivone Pivanti che, dopo l’occupazione tedesca del 1943, procurò loro le carte d’identità falsificate e con la complicità del dr. Guido Consigli ed i soldi procurati dall’Abate della Madonna del Pilastrello poterono riparare a Roma mettendosi in salvo. Uno di loro, dopo il conflitto, tornò a vivere a Lendinara aprendo una pellicceria in centro.

Ugo Mariano Brasioli

Articolo di Martedì 19 Ottobre 2021

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