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MOSTRA ROVIGO

Lina Merlin: un grande esempio durante la grande alluvione del '51

La mostra a Palazzo Roncale di Rovigo, con inizio il 22 ottobre, metterà a fuoco l'azione di questa donna, prima senatrice donna nel '48

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ROVIGO - Nel rievocare la vicenda della Grande Alluvione del ‘51, la mostra che la Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo proporrà dal 22 ottobre al Roncale mette a fuoco l’azione di Lina Merlin, prima donna a venire eletta in Senato (per il Psi), nel 1948.

Come annota Francesco Jori, curatore della mostra, la senatrice raggiunge Adria fin dal 16 novembre, per coordinare i soccorsi e dare una mano in prima persona: compresa la scelta di passare di casa in casa a bordo di un’imbarcazione per distribuire cibo, farmaci e vestiario.

Il giorno 18, dalla sede del municipio, lancia un appello tramite i microfoni della Rai, chiedendo aiuti urgenti. Un primo piano se lo conquista anche il sindaco, Sante Tugnolo, Psi anch’egli, eletto pochi mesi prima ad appena vent’anni d’età: si trasferisce a tempo pieno nella sede comunale fin dal 17, e vi rimane per giorni, dormendo su un pagliericcio sistemato in uno sgabuzzino. Coordina i soccorsi e si impegna in prima persona nel garantire per quanto possibile il funzionamento dell’istituzione.

Quel 17 novembre segna una data-chiave per l’alluvione del Polesine: a Roma, il governo affida al sottosegretario Giuseppe Brusasca l’incarico di commissario straordinario per far fronte alla catastrofe. La sua si rivelerà una scelta felice: l’esemplare impegno del personaggio farà sì che il lavoro di recupero delle terre sommerse, stimato in un tempo di due anni, venga compiuto in soli sei mesi.

Brusasca si trasferisce a Rovigo, fissando il quartier generale in prefettura: vi rimarrà fino al settembre dell’anno successivo, con frequenti puntate a Roma per garantire gli interventi necessari. Non si limita alle azioni concrete legate alla ripartenza, ma le accompagna con gesti simbolici di grande portata: come convincere il vescovo di Adria, Guido Maria Mazzocco, a celebrare la Messa dell’anno nuovo, la notte di san Silvestro, nella cattedrale di una cittadina devastata. La risposta della popolazione è straordinaria. Il suo intervento riguarda la bonifica dei terreni, la ricostruzione dove possibile degli edifici lesionati, l’avvio dell’edificazione di nuove abitazioni, oltre a una serie di azioni specifiche con l’intento di consentire ai profughi il ritorno a casa.

Sabato 12 aprile, vigilia di Pasqua, il commissario può dare l’annuncio via radio che buona parte del territorio polesano è stato recuperato, a partire dalla chiusura delle tre grandi falle iniziali e dalla liberazione dall’acqua della stragrande maggioranza dei terreni allagati. I profughi, che all’1 gennaio erano 189mila, si sono ridotti a 45mila. In segno di riconoscimento, nel ’56 il Comune di Adria conferirà a Brusasca la cittadinanza onoraria.

“E' da azioni come queste- chiosa Jori -che ha preso forza il processo di ricostruzione e trasformazione del Polesine, che la mostra al Roncale racconta”.

 

Articolo di Martedì 19 Ottobre 2021

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