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LAVORO

Polesine: quasi il 12% dei lavoratori arriva da fuori regione

Indagine dell’Osservatorio Mercato del Lavoro sulla mobilità geografica dei lavoratori assunti in Veneto e sul tasso di copertura con manodopera locale della domanda di lavoro espressa dal sistema produttivo regionale. Rovigo all'11,9%

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ROVIGO - Oltre il 10% delle assunzioni effettuate ogni anno in Veneto riguarda lavoratori domiciliati fuori regione, prevalentemente nei territori confinanti (Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna e Lombardia), ma anche dal Sud Italia. Circa il 77% della domanda di lavoro espressa dalle imprese di un determinato territorio è invece coperta da lavoratori domiciliati all’interno della stessa provincia, mentre un altro 12% proviene da altre province del Veneto, molto spesso da quelle confinanti.

È quanto emerge dall’indagine dell’Osservatorio Mercato del Lavoro di Veneto Lavoro sulla domanda di lavoro coperta dalla manodopera locale e sulla mobilità geografica dei lavoratori assunti, con riferimento ai tre principali contratti di lavoro dipendente (tempo indeterminato, tempo determinato e apprendistato).

La mobilità dei lavoratori è condizionata dal volume complessivo delle assunzioni, risultando più elevata nelle fasi di maggior dinamismo del mercato del lavoro, e varia in funzione di specificità settoriali quali la domanda di lavoro stagionale, turistica o agricola, quella legata a figure professionali particolarmente specializzate e i reclutamenti del sistema scolastico.

Il flusso di lavoratori provenienti da fuori regione ha infatti toccato il minimo storico nel 2013 (47 mila) quando si è registrato il numero di assunzioni complessivamente più basso (503 mila in tutto il Veneto), mentre il massimo si è registrato nel 2019 con quasi 84 mila assunzioni di lavoratori domiciliati fuori regione su un totale di 675 mila assunzioni.

Nella media 2008-2019, a livello territoriale il maggior numero di lavoratori non veneti si registra nei territori di confine e in particolare a Belluno (13,8% sul totale), Verona (12,4%), Rovigo (11,9%) e Venezia (11,1%).

I settori maggiormente attrattivi per i lavoratori provenienti da altre regioni italiane sono le costruzioni, dove la quota raggiunge il 24% del totale, l’industria dei mezzi di trasporto (19%) e da alcuni gruppi di servizi “evoluti” quali servizi finanziari (18%), ricerca&sviluppo (18%) e servizi informatici (16%). Spicca inoltre il settore dell’istruzione (13%), con un flusso esterno che nell’80% dei casi è di domiciliati nel Sud Italia e che riguarda, soprattutto negli ultimi anni, il personale non docente.

Un caso a parte è rappresentato dal settore dell’editoria e cultura (47%), nel quale confluiscono le assunzioni di attori e comparse da parte delle aziende cinematografiche e teatrali.

Agricoltura e industrie della moda sono invece i settori che attingono maggiormente alla manodopera regionale, con il 94% di assunzioni riguardante lavoratori domiciliati in Veneto.

Guardando invece alla prospettiva dell’offerta di lavoro, ovvero dove i domiciliati in un certo territorio vanno a lavorare, emerge che sono assunti nella stessa provincia di domicilio il 95% dei veronesi, il 90% dei bellunesi, l’88% dei veneziani, l’86% dei vicentini, il 78% dei trevigiani e dei rodigini, e il 78% dei padovani.

La pubblicazione dell’Osservatorio Mercato del Lavoro “Domanda di lavoro e mobilità geografica dell’offerta” è disponibile nella pagina dedicata del sito di Veneto Lavoro www.venetolavoro.it/misure.

Articolo di Mercoledì 20 Ottobre 2021

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