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GRANDI MOSTRE ROVIGO

70 anni dopo la grande alluvione, il riscatto del Polesine in mostra

A Palazzo Roncale le testimonianze storiche della catastrofe del 1951 in provincia di Rovigo, curata fa Francesco Jori con un taglio positivo, per una terra che si è rialzata ed è ritornata attiva

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ROVIGO - Inaugurata il 22 ottobre 2021 la mostra di palazzo Roncale a Rovigo sul tema della grande alluvione del 1951 (LEGGI ARTICOLO). Un appuntamento al quale Fondazione Cariparo non voleva mancare, come ha ricordato il presidente Gilberto Muraro. Un taglio storico e cronachistico, il curatore è infatti il giornalista Francesco Jori, con il finale che guarda alla ricostruzione avvenuta negli anni a seguire fino ad oggi.
Jori spiega come il Polesine abbia vissuto centinaia di alluvioni dall'epoca romana, ma "con l’alluvione del ’51 si è deciso di cambiare, è stata fatta una scelta intelligente: si è diversificata l’economia polesana, non solo carriole e vanghe per spalare il fango, ma industria, ambiente, cultura e università”.


In mostra ci sono le immagini dell’epoca, i giornali e i libri usciti sul fatto di cronaca che non lasciò indifferente il mondo intero. Il Polesine era la terra più povera del nord quando il Po tracimò nella notte tra il 14 e il 15 novembre 1951, prima ruppe l’argine a Canaro, poi ad Occhiobello, poi ad Arquà e ancora a Sant’Apollinare. I due terzi del Polesine va sotto acqua. 8 miliardi di metri cubi di acqua invasero 100mila ettari. 20mila le case crollate. Un danno economico da 300 miliardi di vecchie lire. Poco più di un centinaio i morti, a Frassinelle il fatto più tragico del camion della morte con 84 fuggiaschi dalla piena che furono travolti e annegarono. Gli altri corpi furono restituiti dalle acque poco a poco. 190mila i profughi che se ne andarono dal Polesine cercando riparo tra amici, parenti e conoscenti nella gara della solidarietà che investì l’intera Italia e non solo. Solo che 80mila di loro non tornarono più nella terra d’origine.

La cronaca di allora fu sviluppata dal vivo, ovvero i maggiori quotidiani e settimanali e periodici mandarono i loro inviati nelle strade infangate e piene di profughi: i giovanissimi Enzo Biagi e Sergio Zavoli furono tra coloro che firmarono gli articoli per le maggiori testate. “Una citazione è d’obbligo - dice Jori - il giovane Gian Antonio Cibotto era impegnato come volontario e tenne una sorta di diario per pubblicarlo poi alla fiera letteraria, l’editori Neri Pozza gli chiese il libro, da questo uscì il magistrale "Cronache dell’alluvione””. La mostra riporta un video dell’Istituto Luce, “le prime immagini diffuse lo furono dai cinegiornali che riepilogavano i fatti salienti di cronaca, la Tv non c’era” spiega Jori.


Nel momento inaugurale Cristiano Corazzari, assessore polesano della Regione del Veneto, al fianco di Ilaria Paparella in rappresentanza della Provincia di Rovigo, ha ricordato come “dopo la grande alluvione il Polesine sia diventano una delle terre più sicure dal punto di vista idrogeologico in virtù di investimenti e lavori di rafforzamento e manutenzione costante e sistematica del fragile ecosistema idrico”. “Eventi calamitosi di questo tipo - ha aggiunto - ci devono ricordare e riportare a vivere la nostra terra con un occhio di estremo riguardo all’ambiente, alla sua salvaguardia e alla sua sostenibilità per il futuro”.

Dopo l’alluvione del ’51 il Polesine ha diversificato la sua economia: si è sganciato dalla monocoltura per specializzazioni di nicchia come l’insalata di Lusia, l’aglio polesano, il rido del Delta del Po. Una coltivazione sostenibile. Oggi inoltre si è allargato su economie di settore come la giostra, la calzatura, ha sviluppato una forte cultura dell’ambiente e valorizzazione del Delta del Po, e dal punto di vista culturale ha accolto l’università.
Articolo di Venerdì 22 Ottobre 2021

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