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ECONOMIA CIRCOLARE ED AGRICOLTURA

La Regione Veneto mette in ginocchio le aziende di compostaggio. Ricorso al Tar per scongiurare la chiusura e salvare i posti di lavoro

Interpretando in maniera restrittiva le disposizioni comunitarie in materia di Nitrati in agricoltura, la Regione Veneto vara un Programma d'azione che mina l'economia circolare del recupero dei fanghi dei depuratori delle acque

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ROVIGO - Doppio ricorso al Tar del Veneto da parte delle principali aziende di compostaggio, che rischiano la chiusura, dalle province di Rovigo, Verona, Padova contro l’introduzione, da parte della Regione Veneto, del IV Programma d’azione nitrati che prevede il divieto, dall’1 gennaio 2022, degli ammendanti compostati con fanghi (ACF) e i fanghi derivanti da processi di depurazione delle acque reflue come fertilizzanti in agricoltura.

Di fatto, il Programma varato dalla Regione, interrompe una parte di quel percorso di economia circolare in cui il Veneto è, al momento, leader. “La complessità tecnica e la novità della materia – puntualizza Marco Marcello di Biocalos di Canda che insieme ai produttori di compost come Nimar di Cerea, Valliflor di San Bonifacio, Biogarda di Valeggio sul Mincio, Aprilia Friel di Rovigo, e Sesa di Este, hanno presentato ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale del Veneto – è stata prontamente riconosciuta dai giudici amministrativi che hanno fissato per il 24 febbraio 2022 la trattazione di merito del ricorso, aprendo quindi di fatto ad un confronto tecnico che getta anche le basi per un dialogo costruttivo tra produttori e Regione del Veneto”.         

In Veneto la filiera del compost è a rischio, con il pericolo di far saltare uno straordinario esempio di economia circolare e di valorizzazione e trasformazione dei rifiuti prodotto dalle aziende di compostaggio.
Qualora il Programma nitrati della Regione entrasse in vigore comporterà un grave danno economico sia per le aziende pubbliche che si occupano della depurazione delle acque (le società multiservizi) sia per quelle private che lavorano i fanghi, producendo ammendanti compostati che poi cedono agli agricoltori; ma anche per questi ultimi gli effetti economici rischiano di essere pesanti; dall’anno prossimo, infatti, vi sarà meno disponibilità di compost e di conseguenza un maggior ricorso ai fertilizzanti chimici e ciò provocherà un forte aumento dei costi aziendali.

Ci sono delle ragioni ecologico-ambientali che hanno spinto la Regione Veneto a prendere questa decisione? Sebbene vi sia un regolamento europeo in tema di fertilizzanti che entrerà in vigore a luglio 2022, la Regione ha interpretato questo regolamento in maniera molto restrittiva rispetto all'attuale norma nazionale di produzione di compost osservata dalle aziende ricorrenti. La decisione della Regione è stata fortemente criticata anche dalla stessa agenzia regionale Arpa Veneto che, prima dell’approvazione del programma d’azione, in fase di consultazione pubblica, nelle osservazioni aveva invitato il legislatore regionale a non escludere gli ammendanti compostati con fanghi (ACF) dall’utilizzo in agricoltura.

L’impossibilità di utilizzare questi ammendanti compostati in agricoltura in Veneto, comunque, potrebbe “spingere” questi produttori di compost a cederlo agli imprenditori agricoli di altre regioni. Un’ipotesi che economicamente appare però non praticabile secondo l’Ufficio studi della Cgia che ha stimato un aumento medio di extra costi di trasporto all’anno di 3,8 milioni di euro e un incremento delle emissioni di gas ad effetto serra (responsabili del cambiamento climatico) derivanti dalla movimentazione di almeno 5 mila camion aggiuntivi per un totale di 10 mila viaggi in più l’anno.

Per queste ragioni le imprese produttrici di ammendanti compostati con fanghi (ACF) hanno fatto ricorso al TAR del Veneto contro questo provvedimento regionale, fiduciosi che le loro ragioni saranno riconosciute dalla magistratura amministrativa.

In Veneto le aziende private che producono ammendanti compostati, generano un fatturato annuo di oltre 40 milioni di euro, effettuano investimenti tecnologici innovativi e danno lavoro complessivamente a 100 addetti; lavoratori, molti dei quali, dal prossimo 1° gennaio rischiano il posto di lavoro.

 
Articolo di Giovedì 28 Ottobre 2021

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