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CULTURA ADRIA

A Bellombra, Rigoni, Prandi e Tombolato svelano il culto di Sant’Eurosia

Nella chiesa di Bellombra, in comune di Adria (Rovigo) si è parlato di Sant'Eurosia e di San Giacomo, patroni della frazione adriese

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BELLOMBRA (Rovigo) - Nell’ambito delle iniziative culturali, patrocinate dal comune di Adria e proposte dalla biblioteca Comunale con la collaborazione del Circolo Sant’Eurosia e la Parrocchia di Bellombra, si è svolto nella chiesa di  Bellombra, il convegno a tema su Sant’Eurosia. L’incontro sulle origini della santa compatrona, insieme a San Giacomo, della frazione di Bellombra, è stato coordinato dalla consigliera Graziella Bovolenta e relazionato da Paolo Rigoni, Carlo Prandi e Valdino Tombolato.

Dopo il saluto del parroco, don Maurizio Savella, il sindaco, Omar Barbierato, nell’introdurre la serata, ha sottolineato il grande significato dell’incontro organizzato per far conoscere la storia e  i valori che hanno accompagnato la vita della gente dei nostri paesi. Non è infatti un evadere rispetto alla realtà attuale, ma anzi un interrogarsi sulle radici, sul passato per costruire in modo più consapevole il nostro futuro.
 
Rigoni si è soffermato sugli aspetti antropologici ed etnografici del culto della santa.  Un culto  radicato  a Jaca, paese di montagna sul versante spagnolo dei Pirenei ed è diffuso anche in Italia, soprattutto al nord, anche se non è nota al grande pubblico. A Yebra de Basa, nella chiesa parrocchiale, è custodita la reliquia della testa della martire, venerata come Patrona della montagna. Il corpo decapitato della santa è custodito, invece in un'urna sotto l'altar maggiore della cattedrale di Jaca, antica capitale del Regno d'Aragona.

  
Più centrata in generale sul culto dei santi e il suo significato oggi,  l’ampia relazione di Carlo Prandi, già docente universitario di storia delle religioni nella Università di Padova e in altre università. Il prof. Prandi, padre di Elena, scomparsa prematuramente qualche anno fa e autrice del libro sulla santa, ha messo in rilievo il legame tra il culto dei santi e il bisogno di protezione nei diversi ambiti della vita e nelle varie professioni.

 
Prandi ha raccontato brevemente la storia di S. Eurosia. Secondo la tradizione la giovane Dobroslava orfana e adottata dai sovrani della Boemia, venne battezzata assumendo il nome greco di Eurosia. Fu inviata in Spagna per essere sposa per il figlio del conte d'Aragona, a Jaca, invece, fu rapita dal rinnegato saraceno Aben Lupo che voleva rinunciasse alla sua fede per vivere con lui. Di fronte al suo rifiuto fu condannata a un feroce martirio: prima le furono amputate mani e piedi e poi fu decapitata. Allora si scatenò una tempesta e una grandinata che mise in fuga i saraceni. Per questo la santa è invocata contro le tempeste, i fulmini, le grandinate e per la protezione dei frutti della terra. E’ stata canonizzata il 25 giugno, giorno ancora oggi della sua festa annuale.

 
Il prof. Tombolato, infine, ha presentato una sua interpretazione sul sacro oggi, constatando un minore riferimento sia ai Dio, sia allo stare insieme, con un rifiuto delle realtà superiori, rappresentate dal firmamento e la chiusura nella  propria solitudine, nel proprio egoismo. A causa anche di cattivi maestri e di pseudo-intellettuali, assistiamo allo scadere in quella che lui ha chiamato “volgarità”, nel senso di superficialità, di vivere in modo banale, senza il rapportarsi a qualcosa di più grande, di assoluto. Alla fine il referente della Biblioteca comunale,  Antonio Giolo, ha proposto che sulla storia, sia religiosa sia laica dei nostri paesi, si realizzino altri incontri, perché un albero cresce se ha buone radici. Una proposta condivisa dalla consigliera Comunale con delega agli eventi culturali, Oriana Trombin.

 
Articolo di Lunedì 8 Novembre 2021

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