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POLITICA

Reddito di cittadinanza, Fratelli d'Italia Veneto chiede di abrogarlo

Il coordinatore regionale Veneto di FdI Luca De Carlo: “Ascoltato il grido di allarme dei veneti. FdI unico partito a non votare mai a favore di questo istituto”

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VENEZIA - “Abbiamo raccolto il grido di allarme dei veneti: è giusto che il Consiglio Regionale si esprima contro questo sistema che ha fallito sia sotto il profilo delle politiche del lavoro che come sussidio agli indigenti. Pagare la gente per non lavorare vuol dire mettere in difficoltà le nostre imprese”: così il senatore Luca De Carlo, coordinatore veneto di Fratelli d’Italia, presenta il progetto di legge statale per l’abrogazione del reddito di cittadinanza sottoscritto dai consiglieri regionali FdI del Veneto. “Anche al Senato abbiamo presentato una proposta per dare un aiuto a chi vive in difficoltà economiche, ma che non affossi le politiche del lavoro, Fratelli d’Italia è l’unico partito a non aver mai votato a favore di questo istituto, né al momento della sua nascita né quando si è trattato di rifinanziarlo”.

“Altro che rifinanziamento e incremento delle risorse: il reddito di cittadinanza è una misura depressiva per la nostra economia che ha favorito disoccupazione e lavoro nero. Per questo va abrogato e le enorme risorse dirottate per permettere alle imprese di assumere con più facilità garantendo stipendi più alti ai lavoratori”, ha poi aggiunto il capogruppo di Fratelli d'Italia in consiglio regionale, Raffaele Speranzon insieme ai colleghi consiglieri regionali Tommaso Razzolini e Joe Formaggio.

“È indubbio che il reddito di cittadinanza è un istituto che non funziona: si susseguono le verifiche su soggetti che lo hanno percepito indebitamente, mentre i posti di lavoro creati sono decisamente meno di quelli previsti e, anzi, in molti hanno rinunciato ai lavori stagionali proprio perché già in possesso del reddito di cittadinanza, causando pesanti danni al sistema economico e turistico. È assurdo procedere con un suo rifinanziamento: l'unico antidoto alla povertà è il lavoro. Le risorse a questo destinato, fatte salve quelle per la pensione di cittadinanza che invece va mantenuta, restino sì in capo al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, ma vengano utilizzate per alleggerire il cuneo fiscale e che si possano così creare nuovo posti di lavoro”.
Articolo di Martedì 9 Novembre 2021

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