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CIA ROVIGO

Premio emergenza stalle, boccata d’ossigeno per i 65 allevamenti polesani

Ai produttori verranno riconosciuti 0,41 centesimi per ogni litro di latte. Cia Rovigo: “Una misura a sostegno del reddito degli allevatori, pesantemente colpiti dal lockdown e dal blocco dell’Horeca”

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ROVIGO - Al via il “Premio emergenza stalle”, un accordo siglato tra il Ministero delle Politiche Agricole, le organizzazioni agricole, l’alleanza delle cooperative del settore agroalimentare, Assolatte e la grande distribuzione. L’intesa prevede un premio “emergenza stalle” fino a 3 centesimi al litro, da trasferire integralmente agli allevatori. Tale premio è garantito con una soglia massima di intervento pari a 0,41 euro/litro. Le associazioni di imprese attive si impegnano a riconoscere un premio aggiuntivo sino a un centesimo al litro di latte nei casi in cui non sia raggiunta la soglia massima di 0,41 euro/litro alla stalla. Risultano interessati, in tutta la provincia, 65 allevamenti di vacche da latte, per 2.809 capi totali (dati ultimo censimento Istat in Agricoltura).

Si tratta di un risultato discreto, sottolinea Cia Rovigo, “se consideriamo che oggi ai produttori vengono riconosciuti circa 0,37 centesimi al litro. In pratica, stanno lavorando in perdita, dato che il pareggio viene raggiunto a 0,39 centesimi al litro”. “Non è la soluzione della crisi, ma è comunque un intervento importante a sostegno della filiera lattiero-casearia”, precisa il presidente di Cia Rovigo, Giordano Aglio. Cia aveva chiesto, sia a livello nazionale che regionale, un aumento di almeno 5 centesimi al litro sul prezzo del latte conferito nella Regione Lombardia, che determina anche quello nel resto del Paese. “Ci siamo battuti, e continueremo a farlo da qui ai prossimi mesi, affinché tale filiera garantisca una quotazione equa agli allevatori, che non vada solo a coprire i costi, ma offra anche la giusta redditività alle aziende agricole, già colpite dagli effetti della pandemia. Questo protocollo risponde solo in parte alle nostre richieste, ma lo consideriamo un passo in avanti a sostegno di un settore che pesa per il 12% sull’intero comparto alimentare”.

Nel 2021, inoltre, “abbiamo registrato un aumento insostenibile dei costi di produzione, con un rincaro delle materie prime e dei foraggi”. Nello specifico, il mais ha raggiunto i 30 euro al quintale; fino a qualche tempo fa la quotazione si attestava, al massimo, a 22 euro al quintale (+27%); la soia viene 45 euro al quintale (ma ha toccato punte di 53 euro al quintale), mentre a luglio del 2020 costava 34,5 euro al quintale (+24%); il cotone, che serve a fornire grasso e olio alla razione (oltre a della fibra), è valutato 40 euro al quintale, a differenza dei 25 euro al quintale (+37,5%) dell’anno scorso. La colza, infine, è passata dai 25-27 euro al quintale agli attuali 37 euro al quintale (+33%). “Eravamo giunti ad un punto di non ritorno – conclude Aglio - bisognava trovare il modo di salvaguardare il settore”.

Articolo di Venerdì 12 Novembre 2021

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