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TEATRO

Leo Gullotta porta il teatro civile degli onesti al Balzan [VIDEO]

Leo Gullotta, con “Minnazza” ha portato in scena all’Eugenio Balzan di Badia Polesine alcune delle pagine più belle della letteratura siciliana

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BADIA POLESINE (Rovigo) – L’altra sera, 20 novembre, uno straordinario Leo Gullotta, con “Minnazza” ha portato in scena all’Eugenio Balzan alcune delle pagine più belle della letteratura siciliana in un racconto sonoro per voce solista che si snoda fra i miti di quella terra e la contemporaneità e il cui filo conduttore è “Il coraggio civile del vivere quotidiano recuperando la memoria storica”.

Avvicinato nel ridotto del teatro, poco prima dello spettacolo, Gullotta ha gentilmente spiegato come l’opera sia nata dall’esigenza di riallacciare i fili della memoria e tornare alle origini. “In un Paese che dimentica con troppa facilità, per cui c’è poca attenzione verso la dignità umana, dovremmo ricordarci chi siamo, per esempio che i primi emigranti siamo stati noi; ecco perché bisogna riprendersi la memoria”. Il titolo, invece, prende spunto dal culto della Madre Terra emblematizzato dal “Grande seno”, declinato in siciliano, della statuetta della Venere di Willendorf, risalente a ventiseimila anni fa. “È un simbolo di fertilità, nutrimento, ritorno alla natura e all’ambiente” spiega Gullotta. “Minnazza” dunque è una celebrazione in chiaroscuro della vita, in cui i miti fanno da controcanto al pessimismo che emana dalle tristi vicende di povertà, emarginazione, sopraffazione e illegalità diffusa ancora presenti, cercando di restituire dignità agli indifesi: “Perché a questo serve il teatro civile”.

Subito dopo, il settantacinquenne attore catanese irrompeva in platea con il suo carico di allegria dando inizio ad una performance di qualità, in cui ha giganteggiato sulla scena accompagnato dalle musiche di Germano Mazzocchetti, scandite dal vivo “…col respiro delle fisarmoniche” di Valerio Russo e Andrea Di Giacomo, arricchito dai video di Mimmo Verdesca.

Protagonista indiscussa del lavoro di Fabio Grossi è la Sicilia, centro nevralgico di antichi saperi e leggende consegnate allo spettatore attraverso la vocalità di Leo Gullotta, in un excursus itinerante tra mitologia e denuncia sociale, anche se non mancano riferimenti ironici e grotteschi, come nell’episodio della signora che legge stridula una lettera al marito, tratto da “La concessione del telefono” di Andrea Camilleri.

Di volta in volta, nella pièce la sua voce diventa il principe di Salina che celebra lo status quo isolano “…il sonno è ciò che i Siciliani vogliono”, Ignazio Buttitta nelle sue struggenti poesie dialettali, Italo Calvino nella leggenda di Colapesce e via via Quasimodo, Giovanni Meli, Paulo Coelho.

Trovano però spazio anche i ricordi personali delle umili e oneste origini in quel quartiere di Catania detto il Fortino, della famiglia “speciale la parmigiana di melanzane di mia madre” e dell’ammirazione per Franco Franchi e Ciccio Ingrassia che si esibivano per le strade della sua città.

Nell’antologia dei personaggi proposti comunque il filo conduttore rimane il compito etico della memoria, grazie alla quale restano vivi gli Eroi moderni che hanno pagato con la vita il loro impegno civile (Giuseppe Fava, Falcone e Borsellino ed altri). Se da un verso “Minnazza” diventa l’apologia dell’onestà e del coraggio, come suggerisce la storia di “Giacomo di cristallo”, dall’altro rievoca l'accorato invito ai giovani contro l’indifferenza politica di Piero Calamandrei, quando sosteneva che la Costituzione è solo carta che cade leggera e pesante a terra se non la si mette in pratica.

Lo spettacolo in definitiva ha consegnato l’immagine di una Sicilia ambigua, gattopardesca, refrattaria al progresso e forsanche matrigna. Una terra dalla quale si può solo scappare, spesso incontrando un destino di morte, come rammenta la rievocazione finale della strage di Marcinelle. L’unica speranza resta che la memoria possa sovvertire gli errori nefasti del passato.

Ugo Mariano Brasioli

Articolo di Lunedì 22 Novembre 2021

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