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ALLUVIONE 1951

L’Amministrazione Comunale ha ricordato gli eroici concittadini che salvarono l’Alto Polesine

Come nei film ispirati dalla penna di Guareschi, scattò una gara collettiva di solidarietà contro il tempo e in quei giorni la collaborazione fu trasversale e totale. L’Amministrazione Comunale di Giacciano con Baruchella (Rovigo) ha ricordato gli eroici

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La cerimonia a Baruchella
L'ex sindaco Mario Brasioli

BARUCHELLA (Rovigo) – Nel settimo decennale dell’Alluvione, che ha coinciso con il 10° Anniversario dello spostamento della sede comunale alle ex Scuole Elementari di Baruchella, l’Amministrazione Comunale ha ricordato gli eroici concittadini di Zelo che contribuirono a salvare l’Alto Polesine.

Nel corso della cerimonia, Fabio Ortolan già capogruppo di maggioranza del comune, ha rievocato un episodio poco conosciuto ma fondamentale per la salvezza dell’Alto Polesine nel 1951.

In quel tragico momento l’“ansa di 180°” di Bergantino era il punto più fragile e pericoloso dell’Argine del Po nel suo corso polesano; tutti lo sapevano e per questo più di duemila persone di tutti i ceti sociali accorsero alla chiamata per evitare la rotta dell’allora Sindaco di Castelnovo Bariano, Edoardo Biancardi.

Come nei film ispirati dalla penna di Guareschi, scattò una gara collettiva di solidarietà contro il tempo e in quei giorni la collaborazione fu trasversale e totale. All’appello del sindaco comunista Biancardi, raccolto dal parroco don Giovanni che coinvolse anche le suore dell’asilo di Castelnovo, risposero in molti. Fra questi anche un nutrito gruppo di Zelo, nobilitato dal sindaco democristiano di Baruchella Mario Brasioli, che in seguito ricevette il cavalierato al merito dal Presidente Luigi Einaudi. Il manipolo coordinato dal giovane geometra Gabriello Brighenti, diede un contributo importante al successo dell’operazione.

Con i camion requisiti ai giostrai di Bergantino dal sindaco Biancardi, furono prelevati i sacchi dallo iutificio di Lendinara e dal magazzino idraulico di Badia e in dodici ore messi a dimora 75mila sacchi di sabbia, rinforzando l’argine con pali e fascine. “Al successo di quello sforzo immane contribuirono la competenza e l’abilità di acquaioli e battifango, … gente - come ha ricordato Fabio Ortolan già Vice Presidente del Consorzio di Bonifica Polesana - che va per le campagne a controllare i livelli dei fossati, ma che conosce meglio di un ingegnere come si comporta il grande fiume”. Fra gli eroi di quel momento, si distinse l’escavatorista di Salara Rino Negri che, con il suo Fiorentini FB-35, giocandosi la vita, dragò l’argine per due giorni senza mai fermarsi per impedire che quell’ansa di sei chilometri cedesse.

Quell’intervento, fu provvidenziale e permise di alzare l’argine di un metro e venti centimetri, evitando un cataclisma che sarebbe stato di dimensioni inimmaginabili. Un’azione che contribuì a salvare l’Alto Polesine e la Bassa Veronese fino a Legnago e scongiurare una tragedia ben più grave di quella prodotta nelle tre rotte di Paviole, Bosco e Malcantone, dove il Po ha scaricato il 40% della sua portata. “Se il Po avesse rotto a Bergantino – ha rilevato Ortolan - avrebbe invece scaricato violentemente l’80% della sua portata arrivando al fiume Adige, con conseguenze apocalittiche, forsanche spostandone il corso”.

“A quella gente dimenticata - ha aggiunto il sindaco Natale Pigaiani - il Polesine deve dunque molto”.

Al termine dell’incontro Ortolan ha donato la copia originale della Domenica del Corriere del 2 dicembre 1951, dove il noto disegnatore Walter Molino immortala la tragedia che ha colpito il Polesine e che ha commosso il mondo.

Ugo Mariano Brasioli

Articolo di Martedì 23 Novembre 2021

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