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ROTARY

La prospettiva di don Pozza sul riscatto dei carcerati [VIDEO]

Il Cappellano del carcere Due Palazzi di Padova, noto per la sua amicizia col Papa e le numerose apparizioni televisive, ospite del Rotary alla trattoria “Al Ponte” di Lusia (Rovigo)

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LUSIA (Rovigo) – Quello del 30 novembre scorso con don Marco Pozza, era un appuntamento previsto un anno fa ma saltato causa covid-19, come ha ricordato la past president Laura Negri introducendo il personaggio, protagonista di “…una storia d’amore complicatissima con Dio”. La serata, aperta al pubblico, verteva sul tema dell’umanità che cambia ed è stata organizzata alla trattoria “Al Ponte” di Lusia da tre dei Rotary club Polesani con quello di Este.

Il Cappellano del carcere Due Palazzi di Padova, noto per la sua amicizia col Papa e le numerose apparizioni televisive, si è presentato con piglio informale: “Sono un uomo, prete che oggi cerca di essere il miglior prete possibile, non dimenticandosi d’essere un uomo …tutto il resto è letteratura”.

Sostenuto da un eloquio istrionico e inusuale, l’uomo-prete è stato dirompente sull’uditorio, padroneggiando l’arte ciceroniana della comunicazione. Accompagnato nell’occasione da un detenuto quale testimonial, ha proclamato la tesi per cui non esistono persone cattive ma solo persone che nella vita hanno sbagliato e che in ogni caso nessuno è perduto se trova qualcuno disposto a scommettere su di lui.

Consapevole di utilizzare discorsi “urticanti” sulla redenzione dei reclusi, don Marco si è appellato alla carta costituzionale italiana, che dedica alcuni articoli sulla funzione rieducativa delle pene, e alle Sacre scritture: “Dio stendendo la sua protezione su Caino sancì che l’assassino ha diritto al futuro, perché il male non si vince col male e l’uomo vale molto di più del male che ha commesso”. Anteponendo il sostantivo “uomo” all’aggettivo qualificativo che lo segue, anche la grammatica aiuta a capire che non esistono pedofili, assassini, stupratori ma solo persone che hanno sbagliato. In questa logica, persino il pluriergastolano Donato Bilancia, col quale ha intessuto un controverso rapporto, stava tentando un riscatto “…e certamente era sulla traiettoria di Dio”.

“Se poi consideriamo che in natura la condizione di detenuto non esiste, risulterà più facile apprezzare il valore del riscatto sociale, …diversamente il carcere resta un inferno, dove cova la disperazione che può trasformare la rabbia in una polveriera, tanto più in situazioni ambientali di sovraffollamento quasi disumano”. Qui è scattato l’affondo del Cappellano sulle responsabilità della politica, che dovrebbe farsi carico del problema, ma non ne ha un reale interesse. Elencando i molti Politici resisi irreperibili dopo qualche tour elettorale in carcere, don Marco ha salvato solo l’attuale ministra Cartabia, “perché parla di quello che sa e lo fa con competenza”.

Nonostante l’ostruzionismo istituzionale, coinvolgendo tutto l’universo che gravita attorno ai detenuti, (le loro famiglie, i bistrattati agenti di polizia penitenziaria e il meraviglioso mondo del volontariato), al Due Palazzi è stato possibile realizzare un percorso di speranza progettuale concretatisi, per esempio, con la produzione degli apprezzatissimi panettoni prodotti dai reclusi. È un modo che, oltretutto, aiuta il condannato a rimborsare all'erario le spese per il suo mantenimento.

La prospettiva della libertà e del reinserimento sociale, dunque, sono il miglior antidoto alla disperazione e nessuno come chi ha perso la libertà può apprezzarla, “…come ci ha insegnato il lockdown quando tutti siamo stati agli arresti domiciliari”.

In definitiva, se riconoscessimo che in ogni uomo c’è un intreccio di bene e di male, di vizi e di virtù, come sostenevano Tolstoj (in Resurrezione), ma anche Dostoevskij (in Memorie dal sottosuolo) per definire l’ipocrisia delle “persone per bene”, comprenderemmo che il male si annida in ciascuno, evitando i facili pregiudizi.

“Raccontare la storia dal punto di vista di chi ha conosciuto l’errore, non giustifica il male, ma può far capire quanto esso sia imprevedibile e che, in ogni caso, non si combatte con lo stigma sociale”.

L’esternazione finale del decano del Rotary club Altopolesano Paolo Ghiotti riassume perfettamente l’incontro: “Me ne esco con dubbi e interrogativi ma è stata una super serata, con temi assolutamente da riprendere”.

Parafrasando il giudizio di Ignazio Silone su don Orione, qualcun altro potrebbe concludere che anche don Marco Pozza “Nonostante sia prete, è un brav’uomo”.

Ugo Mariano Brasioli

 

 

 

 

Articolo di Venerdì 3 Dicembre 2021

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