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EDILIZIA RESIDENZIALE

Il futuro dell'Ater preoccupa i sindacati

L'azienda territoriale che si occupa delle cosiddette "case popolari" sarebbe in ritardo per progettazione, investimenti, programmazione oltre che sprovvista di una strategia futura per la pianta organica dei lavoratori

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ROVIGO - Dal confronto con i lavoratori dell’Ater di Rovigo con i sindacati sarebbero emerse importanti preoccupazioni degli stessi per il futuro dell'azienda. "Preoccupazioni che, purtroppo, durano da troppo tempo e che nascono, in particolare, dal non vedere chiarezza e prospettiva nelle scelte, o non scelte, attuate da parte della governance in questi ultimi anni" affermano unitariamente Davide Benazzo per FP Cgil Rovigo, Oscar Dalla Rosa per FIT Cisl e Claudio Scapin per Uil Trasporti.

"Si è vista una progressiva riduzione della progettazione e programmazione negli investimenti. Basti pensare che il numero di appartamenti sfitti ha ha quasi raggiunto le 800 unità tra alloggi pronti per assegnazione circa 180 e alloggi da riattare circa 600, passando in pochi anni dal 12% del patrimonio al 20%, secondi in Veneto solo alla provincia di Venezia, situazione che certo non va a pari passo con una diminuzione del bisogno, anzi, vista la grave situazione economica delle famiglie, sicuramente la necessità di un supporto nell’alloggio è ancora centrale, soprattutto in una provincia che stenta a ripartire come la nostra.

Si investono pochi soldi sulla manutenzione con difficoltà a dare la giusta dignità abitativa a chi fruisce dell’Ater, mentre, a maggiormente confermare la preoccupazione dei lavoratori, si continuano ad avere milioni di euro fermi nelle casse che non vengono investiti" affermano i sindacati.

"Anche la stessa concezione del Presidente che il principale obbiettivo di performance per i lavoratori sia fare utili, mentre dovrebbe essere il pareggio a dimostrare che non è il guadagno, ma il corretto e completo utilizzo delle risorse per i cittadini la principale finalità dell’Ater, ben sottolinea che la strategia gestionale è ancora distante dall’idea del servizio sociale che rappresenta. A tutto questo si aggiunge la grave inerzia nella gestione del personale.

Da anni si chiede una riorganizzazione dei ruoli e degli incarichi. Ancora oggi non è chiara la strategia alla base della futura organizzazione. L’unica cosa certa è che, ad un organico ottimale di 43 unità, ora ne abbiamo solo 32 con una riduzione del 25% del personale necessario, e tra questi ruoli importanti di dirigenza. Da anni i lavoratori chiedono sia riconosciuto il ruolo svolto, in una situazione che tende a rendere fumosa la visione d’insieme e che continua ad essere senza risposte, determinando il fiorire di vertenze con costi agguiuntivi ed inutili anche per la scelta della Presidenza di non voler riconoscere il diritto sancito anche dal giudice, facendo ricorso nei gradi successivi e il moltiplicarsi di risorse spese per finalità che certo non sono quelle che dovrebbe avere Ater.

Abbiamo più volte chiesto che ci venga presentata l’idea di pianta organica e funzionigramma annesso, senza però ricevere reale risposta. Se non si decidonono le strategie, come attivarle, quali ruoli servono, chi li ricopre e come questi si intersecano e collaborano insieme, diventa difficile pensare che l’obiettivo sia chiaro e lo si possa raggiungere.

Lo scorso mese di dicembre abbiamo fatto l’ennesimo incontro senza reali risposte, salvo un semplice e generico “state tranquilli e sereni” del Presidente... che certo non ci lascia nè tranquilli e tanto meno sereni.
In assemblea con i lavoratori, stante anche la valenza sociale che rappresenta Ater, si è deciso di rendere pubblica la situazione affichè, vista la difficoltà a trovare soluzione alle richieste dei lavoratori, tale situazione diventi patrimonio del territorio e possa essere finalmente affrontata in profondità" conclude la nota unitaria delle sigle sindacali.
Articolo di Sabato 15 Gennaio 2022

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