ENERGIA
L’aumento del costo dell’energia non è un fulmine a ciel sereno
L’aumento dei costi energetici con il parallelo aumento dell’inflazione che ora viaggia attorno al 4% è la tempesta perfetta per lavoratori ed aziende, Giampietro Gregnanin, Uiltec Veneto: “Avremo dovuto saper gestire il passaggio”
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ROVIGO - In merito al dibattito apertosi sull’aumento previsto sul costo dell’energia e del gas in questo Paese è bene precisare che non è un fulmine a ciel sereno e tali aumenti non sono riferibili solo alla ripercussione del Covid sull’economia, ma sono frutto dell’incapacità del sistema Italia nel non avere saputo programmare la transizione energica di cui da sempre si discute come scelta necessaria per arginare i drammatici cambiamenti climatici dovuti al riscaldamento della terra.
“Avremo dovuto saper gestire il passaggio - commenta il segretario Generale Uiltec Veneto e Venezia Centro Orientale Giampietro Gregnanin - attraverso un mix energetico centrato sui combustibili fossili a uno a basse o zero emissioni di carbonio basato sulle fonti rinnovabili.
Invece, ci troviamo a metà del guado in balia delle fibrillazioni geopolitiche dovute alla Russia da cui dipende una parte importante della fornitura del gas e con proposte come quelle di riaprire al nucleare che, ammesso si superasse il problema delle scorie, appare nei tempi una proposta non idonea alla criticità della situazione che necessita di risposte immediate.
Con un pizzico di amarezza e senza volere cadere in dietrologia, spiace che su questa partita il Polesine abbia perso un’opportunità enorme, poiché avevamo la possibilità agli inizi del 2000 di convertire la centrale Enel di Polesine Camerini da “olio” a gas che è uno dei combustibili indicati dalla Comunità Europea idonei alla transizione energetica; infatti avevamo a pochi passi dall’insediamento di uno dei più grandi rigassificatori del mondo che è Adriatic Lng”.
“Risultato finale l’Enel non c’è più (nascerà un villaggio turistico), Adriatic Lng fa utili importanti senza nessuna ricaduta di vantaggio per il territorio Veneto per ciò che riguarda il costo del gas.
L’aumento dei costi energetici con il parallelo aumento dell’inflazione che ora viaggia attorno al 4% è la tempesta perfetta per lavoratori ed aziende.
Il reddito medio dei lavoratori è già fra i più bassi d’Europa (il Polesine ha il reddito pro capite fra i più’ bassi del Veneto) molti lavoratori sono ancora in cassa integrazione o hanno visto eroso il loro potere d’acquisto nei mesi della cassa covid; molte persone non lavorano o altre sono precarie e se a questo ci aggiungiamo l’aumento del 55% di luce e del 44% gas c’è il rischio che le disuguaglianze si accentuano portando alle soglie della povertà fasce importanti della società.
Inoltre, l’effetto trascinamento dell’aumento dei costi energetici, se non gestito, metterà in crisi settori importanti del tessuto economico polesano fatta di molte eccellenti realtà con forte consumo energetico.
La competitività di queste aziende si gioca sempre più dentro i mercati globalizzati, già queste aziende partivano svantaggiate con un 35% in più del costo energetico rispetto agli altri paesi europei ed ora devono concorrere con il fardello dell’ulteriore aumento. Si tratta di aziende strategiche per il Polesine, ne cito Alcune Bormioli , Zemark ,Novamond, Bd, Cargill, Profine, Geberit, Wawin, Star, Deriplast, Adriatica che assieme ad altre rappresentano realtà produttive che complessivamente occupano miglia di lavoratori del territorio.
Non basterà lo sforzo fatto dal Governo di mettere a disposizione 3.8 miliardi di euro per calmierare i prezzi dell’energia, si dovranno utilizzare al meglio i fondi previsti per la transizione energetica dal PNRR nei tempi più rapidi possibili accanto a politiche sociali, non solo nazionali, ma anche locali per arginare questa tempesta”.
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