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Fascicolo sanitario elettronico: tutela la salute, ma la nostra privacy? Il Garante interviene e chiarisce
L'avvocato del Foro di Rovigo Fulvia Fois affronta un tema doppiamente sensibile, da una parte la salute, dall'altra la riservatezza. Tenere tutti i dati insieme, sempre disponibili, è davvero utile e sicuro?
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questa settimana voglio parlare con voi del Fascicolo Sanitario Elettronico, che negli ultimi tempi ha suscitato diversi dubbi e perplessità soprattutto in riferimento alla sicurezza dei dati in esso contenuti.
Il Fascicolo Sanitario Elettronico, abbreviato Fse, è una sorta di registro contenente la nostra storia clinica: in esso, infatti, sono riportate tutte le informazioni relative al nostro stato di salute passato e presente.
Accedendo al nostro fascicolo sanitario elettronico possiamo prendere visione delle prescrizioni mediche e farmaceutiche, le prenotazioni, le cartelle cliniche, i referti anche di pronto soccorso, le schede di dimissioni ospedaliere, i certificati medici e le esenzioni.
L’intento del Fascicolo Sanitario Elettronico è chiaro: rendere più agevole e rapido l’accesso alle informazioni sanitarie del soggetto, al fine di accelerare pure l’erogazione delle cure per lo stesso necessarie.
Nonostante questo nuovo strumento miri a tutelare la salute della persona, ci si è chiesti quale sia, invece, la tutela dei dati personali contenuti nel Fse, domanda alla quale non è stato facile dare risposta.
In particolare, l’allarme è scattato a seguito dell’espandersi della notizia relativa ad un ipotetico, tanto temuto, termine ultimo, individuato erroneamente nell’11 gennaio, entro il quale gli utenti avrebbero potuto opporsi all’inserimento automatico dei propri dati sanitari.
Le teorie complottiste, ovviamente, non hanno tardato a manifestarsi.
In particolare, qualcuno ha ritenuto che l’imposizione del predetto termine altro non fosse che un tentativo dello Stato di “schedare” la popolazione, così aggirando il diritto alla privacy dei cittadini relativamente al proprio stato di salute.
Gli animi si sono scaldati al punto tale da rendere necessario l’intervento chiarificatore del Garante della Privacy, che ha evidenziato come i dati delle prestazioni sanitarie fruite dopo maggio 2020 vanno a confluire automaticamente nel Fascicolo sanitario elettronico ma, nonostante ciò, il personale sanitario può avere accesso ai suddetti dati soltanto previo specifico consenso del singolo cittadino.
Per quanto concerne le prestazioni eseguite prima del maggio 2020, invece, non essendosi verificati i requisiti necessari per il loro inserimento nel Fse, è evidente che non si rende necessario nemmeno manifestare la propria opposizione a che i suddetti dati siano inseriti nel proprio fascicolo.
Insomma, il Garante parla chiaro: i nostri dati sanitari sono al sicuro.
COSA NE PENSO IO?
Ritengo che rendere maggiormente accessibili le informazioni sanitarie dei cittadini italiani da parte del personale sanitario che ci deve curare sia una cosa giusta soprattutto perché ormai tutto viene digitalizzato e reso maggiormente fruibile.
La cosa importante è il concreto rispetto della privacy che, come chiarito dal Garante, ci sarà, atteso che l’accesso al Fascicolo Sanitario potrà e dovrà essere autorizzato dal paziente.
Il progresso tecnologico non può essere fermato purché ci siano, come nel caso di specie, regole precise da rispettare a tutela dei diritti delle persone.
Se avete delle domande o volete propormi un argomento di cui parlare, potete farlo scrivendomi all’indirizzo e-mail dirittoetutela3.0@gmail.com o compilando il form che trovate sul sito www.dirittoetutelafois.com.
AVV. FULVIA FOIS
Articolo di Domenica 23 Gennaio 2022
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