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POLITICA PROVINCIA DI ROVIGO

Raito: "Gli amministratori delle partecipate rimettano il mandato subito perchè non rappresentano più la maggioranza"

Secondo il sindaco di Polesella dopo l'exploit della lista Uniti per il Polesine in Provincia di Rovigo bisognerebbe cambiare subito la governance nelle partecipate

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ROVIGO - Leonardo Raito, sindaco di Polesella e candidato presidente "papabile" per il centrosinistra, poi ritiratosi dalla competizione per palazzo Celio aderendo alla lista di maggioranza Uniti per il Polesine (Lega e sindaci civici), interviene sul tema delle società partecipate dai singoli comuni della provincia di Rovigo ricordando il clima di ostilità che venne gerato sul tema dei rifiuti dal cosiddetto gruppo dei 35.

"Le elezioni provinciali dello scorso dicembre hanno segnato un passo, oltre che amministrativo, anche politico" afferma Leonardo Raito.

"Laddove, fino a poche settimane fa, era legittimo che il peso della Provincia nelle scelte che riguardavano le governance di alcune partecipate, avesse un chiaro indirizzo politico (Ivan Dall’Ara era rappresentante del centrodestra, eletto in contrapposizione al candidato di centrosinistra Francesco Siviero), dall’elezione di Enrico Ferrarese alla presidenza, con la larghissima maggioranza consigliare del gruppo “Uniti per il Polesine” che mette insieme la maggioranza dei sindaci polesani, è cambiato complessivamente il quadro politico.

La Provincia e gli amministratori locali, per esercitare la propria azione di governo, hanno anche bisogno di esercitare il proprio diritto decisionale nelle sedi operative delle partecipate. Per questo ritengo imprescindibile, e come me diversi colleghi sindaci, una ridefinizione della governance delle società di servizio pubblico che erano state decise, pochi mesi orsono, dal peso determinante del governo provinciale scaduto a fine 2021. Sarà bene, pertanto, che i soci delle suddette società si trovino rapidamente per un confronto e portino al tavolo proposte concrete di rivisitazione gestionale e di indirizzo e che le persone consapevoli di non rappresentare più le maggioranze politiche che le hanno elette in una logica di mandato fiduciario, rimettano a disposizione i propri incarichi, pena grosse problematiche per le aziende e le società che amministrano.

Una politica e partiti intelligenti dovrebbero aver capito l’inefficacia di trincerarsi a difesa di qualche posto o qualche poltrona legata solo all’appartenenza di scuderia, sacrificando obiettivi aziendali e governabilità dei servizi pubblici.
Diversamente, resterebbe la carta poco ortodossa (ma spesso efficace) della sfiducia nelle assemblee dei sindaci, con i primi cittadini sempre più decisi a mettere in gioco la propria rappresentatività derivante dal mandato popolare e dagli interessi dei territori che amministrano. Che facciano sul serio, tutti dovrebbero averlo capito dalla decisione (che nessuno credeva i soci avrebbero avuto il coraggio di prendere) di liquidare il Consvipo, un ente decotto e che ormai trascinava stancamente la sua quotidianità impalpabile. Un piccolo capolavoro di realpolitik. Cui se ne potrebbero sommare altri, a breve.
Se chi di dovere non farà i passi attesi. Doverosi e dovuti. Non per uno o l’altro partito, ma per la sopravvivenza di società in cui ormai non rappresentano altro che se stessi. Cittadini e amministrazioni che guardano ai servizi erogati dalle partecipate chiedono solo efficienza e competenza gestionale. Poco si interessano della fedeltà alle segreterie dei partiti".
Articolo di Domenica 23 Gennaio 2022

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