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ARTE E SPETTACOLI

Il corpo nudo dell'artista rodigina in scena a Venezia

La coreografa e danzatrice Romina Zangirolami alla International Art Exhibition 2022 in occasione dell'evento curato da Luca Curci "The body language"

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ROVIGO - Lo spettacolo di ricerca "Il corpo, un luogo", della coreografa e danzatrice rodigina Romina Zangirolami, approda a Venezia nella suggestiva cornice di Palazzo Bembo, sul Canal Grande, già sede della Biennale veneziana e rinnovata location espositiva, in occasione dell'evento promosso da ItsLiquid e curato da Luca Curci "The body language" International Art Exhibition 2022.

Lo spettacolo selezionato da Curci è un esempio di teatro danza del nuovo millennio, sia per intenti che per sviluppo. Nato nel 2021, a seguito di una residenza teatrale e in collaborazione con il regista e fotografo Davide Pedriali, lo spettacolo incarna pienamente lo spirito della contemporaneità; in esso diverse arti performative confluiscono per ottenere un risultato coeso e intenso dove il corpo nudo dell'artista diviene il protagonista assoluto.
Un nudo mai così necessario e funzionale al risultato ottenuto; un atto di maturità per un'artista giunta al culmine di un lungo percorso di lavoro che proprio sul corpo ha il focus principale.


Zangirolami propone al pubblico una performance inaspettata, diretta e consapevole, mai pruriginosa; volontariamente priva di connotazioni sessuali disturbanti o accattivanti.
La Zangirolami, già autrice del progetto, nonché danzatrice in scena, imbastisce a priori una performance che si sviluppa partendo da un concetto molto complesso da tradurre in danza, ovvero il corpo come luogo. Un "luogo" dove abitare a tempo pieno, consapevolmente; un corpo non come semplice involucro da curare o come abito comodo da indossare, ma un ambito spaziale idealmente e materialmente determinato; molto personale, molto privato e plasmato inevitabilmente dal proprio vissuto personale, e per questo unico.

Una ricerca formale che Zangirolami inizia scegliendo la fotografia e la scrittura, curate da Pedriali, per poi tradurre le immagini di nudo e i testi creati ad hoc per il progetto nel punto di partenza per una ricerca performativa sul movimento, col fermo intento di eliminare a priori ogni tentativo di ricerca del bello fine a se stesso.

Lo spettacolo si sviluppa, in un tempo relativamente breve, attraverso un percorso di "stazioni" (luoghi) di conoscenza del sé; dalla nascita alla conquista della verticalità, dalla scoperta del corpo a quella dell'altro da sé e, in fine, alla conquista del proprio corpo inteso come luogo.
Un percorso emotivo, organico e diretto - a volte doloroso - nel quale il corpo della danzatrice tende a perdere il genere connotante, quello femminile, per aprirsi ad un significato più ampio ed inclusivo di genderless.

Romina Zangirolami afferma: "La danza oggi sta vivendo un lungo periodo di transizione, con un principio di rinascita che tarda sempre ad arrivare, per cause note e per un tentativo complesso di ripresa che il paese, l'Italia, e il mondo intero, sta tentando di attuare". Aggiunge inoltre la danzatrice rodigina: "Percorsi come quelli curati da Curci creano realmente un movimento di ampio respiro internazionale; un modo dinamico per proporre l'arte a 360° e per mostrarla ad un pubblico ampio e variegato. L'interazione - e non quella virtuale alla quale siamo ormai assuefatti - è la chiave di volta per conquistare una ritrovata "normalità" quotidiana, nonché artistica e lavorativa".
Articolo di Domenica 23 Gennaio 2022

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