IRAS ROVIGO
La Regione e le banche devono fare di più per salvare l'Iras di Rovigo
Numeri alla mano Guglielmo Brusco dimostra come la politica della Regione del Veneto, se non fosse a favore dei soggetti privati, e la disponibinbilità delle banche, potrebbero dare futuro alla principale struttura della provincia
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"E’ uno stupore legato anche al parere positivo espresso a suo tempo, dai Revisori dei Conti, sul Documento Triennale di Programmazione Economica, 2020 – 2021 – 2022, dell’IRAS di Rovigo - afferma Brusco - Previsione di gestione positiva, con costante (piccolo) utile di gestione, che non è bastata a qualche banca per concedere più tempo all’IRAS. Banche che negli anni magari, hanno raccolto dai polesani tanti risparmi, serviti anche per finanziare investimenti in altre province? Viste pertanto le succitate analisi dei Revisori dei Conti, se queste non sono negative, perché qualche banca non dà più tempo agli amministratori pubblici di Rovigo, per cercare di risolvere il problema IRAS, che riguarda centinaia di nostre famiglie?
Io non credo che le nostre banche vogliano favorire ad esempio, i privati di Rovigo e Villadose (220 posti letto accreditati in totale), che dalla chiusura dell’IRAS, avrebbero un grandissimo vantaggio!! Il Polesine è già pieno di strutture private, sanitarie e socio-sanitarie che incassano dalla Regione, oltre 50 milioni di euro ogni anno!! Soldi provenienti dalle nostre tasse!
E la Regione, a mio giudizio, dovrebbe avere più attenzione per l’IRAS e chiedersi ad esempio, del perché ha fatto nascere a Rovigo un Centro Servizi Anziani privato, con 100 posti letto accreditati. Non è forse anche per questo, che negli ultimi anni, è diminuito il numero di anziani non autosufficienti, ospiti dell’IRAS?
Centro Servizi che, secondo l’ULSS Polesana, partito nel 2015 con una presenza annua di 25 ospiti per un totale di 2.262 giornate di assistenza erogate, progressivamente è arrivato nel 2020 ad avere 111 ospiti con un numero di giornate annue di assistenza erogata e adeguatamente compensata dalla Regione Veneto, pari a ben 26.852!Un bel numero, come dimostrano i 3.377.530 euro incassati e riportati nel Bilancio del Centro Privato sanitario e socio-sanitario Rodigino. Ben 9.250 euro circa al giorno, pagati da cittadini e Regione Veneto (sempre con le nostre tasse), che se fossero finiti all’IRAS grazie alla copertura di gran parte dei circa 130 posti letto scoperti (per l’ULSS la dotazione IRAS nel 2020 era di 448 posti letto, nel mentre i Revisori dei Conti prevedevano per il 2020 una presenza media di ospiti non autosufficienti, nel numero di circa 310), penso avrebbero cambiato le cose.
Con oltre 3 milioni di euro in più nelle proprie casse, l’IRAS non avrebbe potuto pagare lo stipendio annuale di circa 100 dei suoi dipendenti?
Insomma, io credo giusto che la Regione debba avere più attenzione per l’IRAS, non solo per la nomina dei Commissari. Anzi, finita questa fase, speriamo positivamente, la Regione dovrebbe ridare al Comune di Rovigo il compito di nominare un suo Consiglio di Amministrazione, come espressione di una comunità con tradizione plurisecolare in tema di assistenza. Un CDA incaricato anche di attivare una Commissione d’Inchiesta per chiarire ogni dubbio su questa triste vicenda. Poi, siccome la Regione, con le sue scelte di fatto rafforzative di soggetti privati socio-sanitari di Rovigo e Villadose, ha indirettamente contribuito alla pesantissima crisi IRAS, ci dovrebbe essere un immediato impegno di Zaia e dei suoi collaboratori (anche quelli polesani se contano qualcosa in Regione), affinchè all’IRAS i posti letto non occupati possano avere:
• 30/40 ospiti non autosufficienti in più che non dovrebbero più trovare in certi centri privati, tale numero di posti letto in convenzione (posti gestibili dal privato, senza la copertura regionale). Il personale eventualmente in esubero dai privati, dovrebbe essere riassorbito nel servizio pubblico;
• Un servizio Hospice, di circa 10 posti letto, simile a quello presente in Casa Albergo di Lendinara;
• 30/40 posti letto utilizzabili come Ospedale di Comunità;
• 40/50 posti letto, per malati psichiatrici, attualmente presenti in altre strutture private polesane.
Per chiudere un invito. Oltre ai tempi più lunghi che le banche dovrebbero concedere per la soluzione dei problemi IRAS, perché la realizzazione di queste o altre migliori proposte, non viene presa proprio come impegno dalle banche polesane? Perché non fare un consorzio di banche per dare un futuro solido ad una storica casa di riposo pubblica, che potrebbe anche diventare il Centro di un’Azienda Unica Pubblica Polesana di Servizi alla Persona? E se non ci fosse il Consorzio delle Banche polesane, perché, meritevolmente, non ci pensa almeno la Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo?".
Articolo di Domenica 20 Febbraio 2022
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