
TEATRO
L’impertinenza e la spregiudicatezza dell'universo femminile contro la violenza
Monologhi basati su storie vere al Balzan di Badia Polesine (Rovigo), con l’intento di dare voce all'universo femminile con un briciolo, contro il pregiudizio e la violenza alle donne
0
































BADIA POLESINE (Rovigo) - Sabato 26 marzo, al teatro sociale Eugenio Balzan, nell’ambito del progetto “scarpette rosse”, l'Associazione “Smile Africa” ha portato in scena “I monologhi della vagina”. Patrocinata dal Comune di Badia Polesine, l’opera porta all’attenzione del pubblico un insieme di monologhi basati su storie vere, con l’intento di dare voce all'universo femminile con un briciolo d’impertinenza e spregiudicatezza, contro il pregiudizio e la violenza alle donne. Si tratta di un libero adattamento e tratto dall’opera teatrale di Eve Ensler, nell’occasione proposto con ingresso a libera offerta destinata a sostegno del progetto di accoglienza del popolo Ucraino.
Nell’introduzione della serata, l’assessore alla cultura Valeria Targa, ha sottolineato come l’evento sia stato fortemente sostenuto dall’amministrazione comunale in quanto utile per sensibilizzare su una tematica “purtroppo attuale” ed anche per far conoscere questa associazione impegnata nell’inclusione sociale.
Elisabella Emiliani di Smile Africa ha brevemente ricordato come l’associazione, nata nel 2007 con progetti per la cooperazione internazionale, via via si sia dedicata dal 2010 alle fragilità italiane fra le quali quelle della condizione femminile, i bambini con bisogni educativi speciali e i bisogni della terza età. “Il nostro segreto - ha dichiarato Elisabetta - è aver capito che tutti siamo fragili o possiamo esserlo e partendo da questo ci adoperiamo per gli altri”.
Sul palco Martina Masiero, Moira Marinello, Lyudmyla Romanko, Tania Gazzi, Valentina Bove, Letizia Ferro, Enrico Buoso e Chiara Piredda hanno dato voce ad alcuni brani dell’omonimo libro di Eve Ensler, invitando preliminarmente il pubblico a non fermarsi alla durezza dei testi ma a capire il significato del messaggio antiviolenza.
La pièce che parte con l’elencazione dei vari modi geolinguistici italiani di definire l’organo sessuale femminile, esprime con severa ironia la preoccupazione per la condizione femminile irrisolta che la drammaturga americana confezionò sulla testimonianza del vissuto di 200 donne.
Rompendo un tabù, dandole voce, chiamandola per il suo vero nome, si supera o almeno si prova a superare l’ansia, l’imbarazzo, talvolta il disprezzo e il disgusto che culturalmente accompagna l’organo femminile riconoscendolo per quello che è e togliendolo dall’invisibile.
Con forza, passione e crudeltà la pièce esprime la consapevolezza di ciascuna donna che si racconta portando in scena la cognizione di se. Prendono così voce storie di mutilazioni, dolore, di stupri, di corpi-oggetto. E’ bene aggiungere che Eve Ensler ha alle spalle una storia di soprusi paterni, pertanto anche lei sa di questo sentire, solo che capisce che i problemi personali sono problemi politici non risolvibili individualmente. La Ensler portò in scena i monologhi nel 1996 e, da quel momento, rappresentano una bandiera contro la violenza alle donne e, per volere dell’autrice, vengono letti per permettere a tutti di salire sul palco e di portare messaggi di speranza.
È un artificio della tecnica narrativa che riproduce il succedersi, talvolta illogico e tumultuoso, dei pensieri e degli stati d’animo di un personaggio. Gli applausi finali inducono a pensare che il messaggio sia stato colto.
Ugo Mariano Brasioli
Crea un profilo personale e accedi a una serie di servizi esclusivi su RovigoOggi.it





