
EVENTO
L’anteprima del film documentario Po, sull’alluvione del 1951, è stata un successo
Al cinema Politeama di Badia Polesine (Rovigo), mercoledì 6 aprile, grande successo per la pellicola che racconta la drammatica alluvione del 1951
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BADIA POLESINE (Rovigo) – L’iniziativa promossa dalla famiglia Orlandin titolare del cinema Politeama di Badia Polesine, mercoledì 6 aprile, complice la presenza in sala del regista Andrea Segre e del celebre giornalista-scrittore Gian Antonio Stella (ancorché reduce da un infortunio sul ponte Calatrava), è stata un successo.
La pellicola ha il merito di raccontare la tragedia del 1951 con la bellezza di immagini di repertorio in bianconero, accompagnate dalle testimonianze di alcuni protagonisti (nell’occasione due di loro erano presenti in sala).
Senza attardarci sui meriti del Regista e del Giornalista autore del documentario, va rilevato il valore epico del racconto, supportato da sequenze suggestive ed evocative di quel lontano 1951, però scevro dalla retorica della celebrazione.
Il documentario Po di Andrea Segre, scritto da Gian Antonio Stella, non è parso un dejà vu, anzi viaggiando negli archivi e nelle case dei protagonisti colpisce per l’umanità polesana che riemerge sospesa fra memorie incancellabili e voglia di un futuro. Semmai c’è da chiedersi perché un asolano e un padovano abbiano pensato a questa realizzazione e nessun polesano.
Comunque, nel 1951 la RAI era solo radio e perciò le immagini recuperate dall'Archivio Luce con la voce degli operatori della Settimana Incom documentano magistralmente quella tragedia, con un valore rievocativo straordinario. Fra l’altro dal docu-film emerge come in quel tempo, senza le interminabili querelle ideologiche di questi giorni, non ci fossero ai tempi della cortina di ferro e, nella macchina imponente dei soccorsi, perfino gli aiuti sovietici fossero ben accetti.
Sulle conseguenze di quell’alluvione è già stato detto tutto o quasi. Oltre 130.000 polesani furono costretti ad emigrare, profughi in altre regioni del Nord industriale e non solo. Il Polesine restò ai margini dell’euforia della ricostruzione post-bellica e per decenni rimase il sud del nord.
Col materiale perfettamente conservato dell’Archivio luce e con i racconti di quei bambini polesani, ora ottantenni, avvicinati da Segre viene restituita l’epopea popolare di una tragedia fra le memorie derubricate dalla storia ufficiale, in un territorio che resta bellissimo. Fu comunque una devastazione che nessun oblio può cancellare. Tuttavia, come dice uno dei protagonisti, “Gli anni pesano sulle spalle ma il Po è sempre bello da guardare”.
Utili sono parsi i sottotitoli in italiano, per comprendere una lingua mista tra dialetto veneto e ferrarese altrimenti indecifrabile, ma il nostro Polesine è sempre stato terra di confine, un bell'incrocio sociopolitico e culturale.
Per la cronaca, Paolo Aguzzoni accogliendo l’invito di Giorgio Orlandin, ha introdotto la serata accompagnandola con aneddoti personali relativi a quegli eventi.
Ugo Mariano Brasioli
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