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Una giornata da raccontare ai nipoti
Il felice connubio fra scultura, fotografia e critica a Lendinara (Rovigo) con Adolf Vallazza e Gianni Berengo Gardin, due “Maestri” di fama internazionale
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LENDINARA (Rovigo) – Avere insieme Adolf Vallazza e Gianni Berengo Gardin, due “Maestri” di fama internazionale nella scultura lignea e nella fotografia, non è da tutti i giorni.
La circostanza ha dell’incredibile, per l’età, 98 anni l’uno e 92 l’altro, per il fatto che siano giunti da lontano e perché, sia pur “quasi pensionati” (come ha sottolineato Gardin), sono in attività.
Presente in sala c’era anche il nipote del critico d’arte lendinarese Giuseppe Marchiori, amico dei due artisti. Il felice connubio fra scultura, fotografia e critica a conclusione della mostra semestrale delle sculture lignee del Maestro gardenese, domenica 10 aprile, ha reso particolarmente emozionante l’incontro; uno di quelli da raccontare ai nipoti.
Il Sindaco Luigi Viaro, visibilmente elettrizzato, ha fatto gli onori di casa prima di lasciare al direttore della biblioteca Nicola Gasparetto l’onere e l’onore d’intervistare il maestro del bianconero Gianni Berengo Gardin.
Mentre su uno schermo scorrevano le immagini tratte dai due libri Venezia e Polesine, Berengo Gardin con una tempra sorprendente a retto la parte per due ore, raccontando le vicende della sua luminosa carriera, benedetta nientepopodimeno che da Henri Cartier-Bresson che lo arruolò alla mitica Magnum, e ripercorrendo l’amicizia con Adolf e Giuseppe.
Lo stile documentaristico inconfondibile di Berengo Gardin e gli oltre 250 libri pubblicati, l’hanno fatto entrare di diritto fra i "Grandi Autori" e Lui, accompagnato dalla fedele Leica a telemetro, con la semplicità dei “Grandi” ha tenuto una piccola lezione di umiltà per tutti, esordendo: “Non sono un artista, sono un fotografo che documenta la realtà e trovo ridicoli quei fotografi che si atteggiano come tali”. Secondo il Maestro, la fotografia digitale ha contribuito a un decadimento generale della qualità favorendo lo “scatto compulsivo”. “Ormai tutti fotografano e a caso, solo perché hanno un mezzo, ma prima di scattare bisognerebbe pensare, purtroppo molti fotoamatori non amano la fotografia, amano la loro fotografia”. Analogamente si è detto contrario all’uso smodato del fotoritocco e dice “…lo abolirei per legge, perché falsa la comunicazione onesta”. Nessuno meglio di lui lo può dire.
In oltre 60 anni di carriera ha documentato per immagini la storia recente di mezzo mondo. Si è occupato d’impegno civile lavorando 15 anni per Adriano Olivetti, spaziando poi dai manicomi prima della legge Basaglia, ai temi ambientali, a quello degli zingari “…ci sono più ladri tra di noi che fra loro”, al problema delle grandi navi a Venezia.
Di Giuseppe Marchiori ha ricordato l’umanità, dicendo: “È stato come uno dei pochi critici che stimavo, perché contrariamente a molti altri che si credono di essere chissà chi, non aveva la puzza sotto il naso, era aperto e simpatico fino all’amicizia”.
Di Adolf Vallazza invece, fin da quando Marchiori glielo fece scoprire, Gianni ha sempre apprezzato la forza grafica esaltata dai particolari delle sue sculture lignee, cogliendo l’affinità con la sua idea di fotografia “…perché è nel particolare che si coglie la forza dell’opera e non a caso ho voluto inquadrare le sue mani che esprimono tutta la forza creativa dell’artista”.
Adolf, da parte sua si è limitato a ringraziare per i complimenti ricevuti e la città di Lendinara per l’ospitalità.
Ugo Mariano Brasioli
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