CALCIO
Il giusto tributo a Clelio Mazzo
Giovedì sera a San Martino di Venezze (Rovigo) si giocherà la finale della Coppa Polesine di Terza categoria a lui intitolata
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POLESELLA (Rovigo) - Sono passati due anni dalla scomparsa del presidentissimo Clelio Mazzo, una persona che ha dato tantissimo al calcio polesano come dirigente prima e delegato provinciale poi della Federazione Italiana Gioco Calcio. Giovedì sera a San Martino di Venezze si giocherà la finale della Coppa Polesine di Terza categoria a lui intitolata (LEGGI ARTICOLO), un bellissimo gesto che sottolinea la sensibilità dell’attuale delegato Luca Pastorello e dei suoi collaboratori, capaci di legare alla figura di un grande uomo un torneo che ha appassionato, con la sua formula, tantissimi sostenitori in provincia.
Personalmente, sono davvero felice che Clelio venga ricordato in questo modo, proprio sui campi che frequentava con grande regolarità. Profondo conoscitore delle tante società polesane e delle loro esigenze, Mazzo era solito, sabato dopo sabato e domenica dopo domenica, presenziare a diversi incontri che spaziavano dalle giovanili fino alle più importanti serie dilettantistiche. Sempre sorridente, cortese, mai fuori posto, amava il calcio e aveva un profondo rispetto per il mondo che lo circondava, dagli atleti ai dirigenti, dalle amministrazioni cui si rivolgeva per propugnare interventi strutturali e sostegni, fino ai volontari che considerava motore inesauribile di passione e di salvaguardia dello sport.
Negli anni in cui fui assessore provinciale allo sport cementammo un rapporto di amicizia e stima reciproca che superava le barriere istituzionali. Lui mi leggeva sempre, quando usciva un mio intervento e un mio commento sulla stampa mi telefonava per commentare, valutare, confrontarsi. Era sospinto da una curiosità enorme per tutto quello che era umano e politico, oltre che sportivo e la sua cultura, la sua bontà ma anche il suo carattere fiero emergevano quando si trattava di difendere il mondo del calcio che stava cambiando, ma che lui vedeva sempre ancorato ai valori e agli sforzi di un tempo.
Anche quando finii la mia esperienza provinciale, ci sentivamo periodicamente e non mancava mai di una parola gentile nei miei confronti o di un consiglio, come un maestro premuroso nei confronti di un allievo che andava indirizzato a superare rischi e pericoli di un percorso.
La coppa Polesine, che porterà il suo nome, sarà il giusto tributo all’impegno di una vita spesa per uno sport che mai, come nel suo pensiero, rappresentava un’autentica scuola di vita. Grazie.
Leonardo Raito
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