CORONAVIRUS
Area Covid all'ospedale di Rovigo e Adria, la Uil chiede la massima sicurezza
Cristiano Maria Pavarin, segretario generale Uil Fpl Rovigo, chiede dei chiarimenti sulle procedure ed agli spazi che sono stati previsti per la vestizione e la svestizione di medici ed infermieri e operatori
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ROVIGO - “Una rimodulazione che comporta qualche preoccupazione per il modo in cui è stata attuata, anche perché a questo punto bisogna essere chiari e risolvere un dubbio: il Covid resta un problema sanitario ed una patologia altamente contagiosa per la quale prendere le massime precauzioni o, ormai, è stata derubricata a banale scocciatura?”.
Inizia così l’intervento - denuncia di Cristiano Maria Pavarin, segretario generale Uil Fpl Rovigo
“Perché nel primo caso come rappresentanti dei lavoratori non possiamo non chiedere se la realizzazione di una nuova Area Covid all'ospedale di Rovigo, così come quella già attiva all'ospedale di Adria, siano avvenute secondo i criteri della massima sicurezza. Stiamo parlando di un virus che si trasmette per le vie aeree e che ha una tale contagiosità da aver fatto accantonare anche l'uso delle mascherine chirurgiche al chiuso perché ritenute una protezione insufficiente”.
“Eppure l'Area realizzata ad Adria ha un percorso sporco che si divide da quello “pulito” attraverso dei paraventi a metà stanza. La zona filtro - sottolinea Pavarin - se cosi si può chiamare, è realizzata con una parziale separazione con dei teli a terra. Analogamente all'ospedale di Rovigo, dove, da ieri, è stata rimodulata l'Ala Est del 7º piano, presso la Uoc Geriatria, trasformandola in area di isolamento da 13 posti letto, in considerazione, è stato detto, del frequente riscontro di positività in pazienti già ricoverati, ancorché in assenza di sintomatologia Covid-correlata. In tali aree l'assistenza è a carico della Uoc di provenienza del paziente, mentre l'assistenza è prettamente infermieristica è del personale del 7º piano.
Anche in questo caso la zona “filtro”, se così si può chiamare, è stata realizzata con una parziale separazione con paraventi, con dei teli buttati a terra”.
“L’aspetto sul quale siamo a chiedere chiarimenti è, in particolare, quello relativo alle procedure ed agli spazi che sono stati previsti per la vestizione e la svestizione di medici ed infermieri e operatori, nonché quali altri provvedimenti siano stati posti in essere per la massima prevenzione dal rischio biologico e se al personale chiamato ad operare in simili aree sarà riconosciuta specifica indennità giornaliera di malattie infettive”.
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